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Partire da cinque impianti di rigassificazione

Energia, serve un accordo bipartisan

I problemi sui fronti di gas e petrolio possono essere risolti con un piano in sette mosse

di Enrico Cisnetto - 25 gennaio 2006

In Italia solo i drammi aiutano a decidere. Per questo, forse, la “crisi del gas” – non sembri cinica la valutazione – potrebbe rivelarsi utile per affrontare un’emergenza energetica che è ormai diventata strutturale e rappresenta il segno più tangibile del declino di questo benedetto Paese. In questo senso, il decreto del governo che impone restrizioni nei consumi delle famiglie – ancorché fragile nelle modalità di esecuzione ed evanescente nelle sanzioni per chi non lo rispettasse – e preannuncia aumenti tariffari, piuttosto che l’annuncio che a metà febbraio saremo costretti ad intaccare la scorte strategiche, hanno una funzione molto importante dal punto di vista dell’acquisizione della necessaria consapevolezza da parte dell’opinione pubblica. Forse gli italiani in queste ore stanno cominciando a capire che il tema del nostro sistema energetico – del suo costo, della sua sostenibilità, della sua autonomia rispetto agli interessi dei paesi fornitori di materia prima – è assolutamente fondamentale e che occorre guardare con meno sufficienza ai tanti aspetti della questione. E sarebbe bene che il ceto politico, magari facilitato dalla paura di rimanere al freddo e al buio che sta circolando, si assumesse la responsabilità sia di parlare chiaro ai cittadini sia, conseguentemente, di assumere decisioni che finora, per ignoranza e per populismo, ha rinviato. Infatti, non avrebbe senso – lo dico al governo – decidere misure di austerità sicuramente impopolari, e prenderle in piena campagna elettorale è titolo di merito ancorché mitigato dal ritardo, e poi non inquadrarle in un piano energetico nazionale di medio-lungo periodo. Né ha senso – lo dico all’opposizione – speculare sui limiti dell’azione del governo, sapendo che essi si saldano con quelli della scorsa legislatura e con una retorica ambientalista che alberga prevalentemente a sinistra, e soprattutto sapendo che se l’Unione vincerà le elezioni poi starà ad essa cavare le castagne dal fuoco.

So bene, purtroppo, che né il clima elettorale del tutto sopra le righe, né il meccanismo di reciproca delegittimazione su cui è stato costruito il bipolarismo all’italiana, facilitano la traduzione degli auspici in realtà. Tuttavia, provo a lanciare una proposta, almeno a quelle forze e ai quei leader politici moderati e riformisti che più soffrono questa “guerra istituzionale” (la definizione è di Follini, che non a caso ieri ha chiesto di “sotterrare l’ascia”). Anche sulla base di alcune cose assai sagge che in queste ore hanno detto l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, e il presidente della Edison, Umberto Quadrino, alcuni esponenti delle due coalizioni facciano una pubblica, comune assunzione di impegno a perseguire alcuni obiettivi. Primo: elencare alcuni rigassificatori da far partire subito (ieri Enrico Letta ha parlato di cinque impianti), chiedendo agli amministratori locali del proprio schieramento di non fare opposizione. Secondo: impegnarsi se si andrà al governo di coinvolgere formalmente l’altra parte alla stesura di un piano almeno decennale di riequilibrio delle fonti energetiche, oggi tutte sbilanciate su petrolio e gas. Terzo: solenne impegno ad evitare pregiudizi nei confronti di qualunque forma di produzione di energia, carbone e nucleari compresi. Quarto: mantenere il controllo pubblico dell’Eni e rivedere il piano di cessione di Snam Rete Gas, considerandoli entrambi strategici per il Paese. Quinto: evitare che qualunque produttore estero di gas possa avere accesso al consumatore italiano (e se questo dovesse comportare la rottura della trattativa in essere con Gazprom, pazienza). Sesto: imporre una diversificazione di approvvigionamento del gas, anche facendo nuovi gasdotti, per evitare la “politica del ricatto” della Russia di Putin come di qualunque altro paese. Settimo: riportare in sede europea la politica delle liberalizzazioni, in modo che le asimmetrie che si sono manifestate non ci danneggino, come già sta succedendo.

E’ possibile un simile accordo bipartisan? Certo, questo è il momento giusto, con la legislatura ormai finita e l’emergenza che crea spazi politici e aspettative nei cittadini. Ora o mai più.

Pubblicato sul Messaggero del 25 gennaio 2006

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