ultimora
Public Policy

Poniamo fine al masochismo energetico

Energia e opportunità

Abbiamo le carte in regola per eccellere in innovazione, qualità, sicurezza

di Davide Giacalone - 01 luglio 2011

Il dibattito italiano sull’energia sconta una non ragionevole inclinazione al fondamentalismo. Meriterebbe freddezza e non poca attenzione ai numeri. Sarebbe bene, inoltre, tenere conto non solo delle problematicità, ma anche delle opportunità. Entro la fine dell’anno dovrebbe essere presentato il nuovo piano energetico nazionale. Lo si attende da venti anni e non è da escludersi che gli estensori restino fulminati, ma c’è da sperare che veda la luce, anche per aiutare a parlare di questioni concrete e non di fantasmi.

Il contributo delle fonti rinnovabili era il 5,7% dell’energia consumata, nel 1999, ed è del 9,5, nel 2009. La media europea (a 27) è, rispettivamente, di 5,4 e 9%. Siamo leggermente sopra la media, dunque, ma la cosa non deve consolarci, visto è considerato che quasi tutti gli altri Paesi integrano le loro produzioni con fonti che da noi sono state dismesse (non ne pronuncio il nome, per evitare effetti radioattivi).

Nel mentre si discute del nuovo il vecchio avanza. Il costo del petrolio importato, calcolato sul Pil, è dell’1,8% nel 2010 ed era dell’1,3 l’anno precedente. C’è da tenere conto, naturalmente, sia del prezzo che dell’andamento del Pil, così come non si deve dimenticare che era del 4,6 all’inizio degli anni ottanta. Sta di fatto, comunque, che il petrolio resta il primo costo energetico, coprendone il 52% nel 2010, mentre arrivava al 48 una anno prima. La spesa complessiva per l’acquisto d’energia dall’estero ammonta a 54 miliardi, contro i 42,4 del 2009. Con una crescita del 27%.

La nostra, comunque la si voglia girare, è una condizione di debolezza. Ciò che salvaguardia la nostra sicurezza, economica e politica, è la diversificazione. Vale per le tecnologie come anche per i Paesi da cui importiamo. Senza diversificazione diventeremmo un Paese a sovranità limitata. Non basta, dunque, avere fatto crescere la quota d’energia prodotta con il gas, occorre non dipendere esclusivamente da quello importato con i tubi. Realizzare rigasificantori serve ad aumentare il numero dei potenziali fornitori, diminuendo il peso politico di ciascuno.

La quota di produzione da fonti rinnovabili può crescere, significativamente. Il fronte su cui dovremmo impegnarci, però, non è solo quello della produzione, bensì anche quello della tecnologia che la rende possibile. Ci sono opinioni diverse sul peso che tali fonti avranno nel futuro energetico, ma quel che è certo è che sono un mercato interessante e in crescita, nel quale non possiamo limitarci ad essere spettatori e consumatori. Dobbiamo produrla, certo, ma dobbiamo produrre quel che serve a produrla. Il mercato globale ci ha penalizzato nella corsa al contenimento dei costi di produzione, ma solo noi possiamo penalizzare noi stessi nel rinunciare a gareggiare sul terreno in cui dovremmo eccellere: innovazione, qualità, sicurezza. Per avere un posto da protagonisti, dal lato dell’offerta e non solo della domanda.

In quanto ai contributi per la produzione da fonti rinnovabili si deve stare attenti a che non divengano disincentivi per gli investitori più seri. Fin qui sono stati commessi due errori: a. sovvenzionamento troppo alto; b. non stabile nel tempo. In questo modo si avvantaggiano gli speculatori.

C’è poi un capitolo trascurato, o letto solo in modo penitenziale: quello del risparmio energetico, che sarebbe meglio intitolare all’efficienza. Non riguarda (solo) i buoni consigli delle nostre madri, indirizzati ad evitare sprechi, ma il modo stesso in cui concepiamo e investiamo nel consumo d’energia. Riguarda non solo il modo in cui costruiamo le nostre città, ma anche quello in cui viviamo dentro alle nostre case. La spinta di chi vende energia, oggi, è indirizzata a modulare il contratto privato sulla base dei picchi di consumo. La casalinga di Voghera e l’avvocato di Crotone vedono che il contatore salta e ne deducono di avere troppo poca energia in dotazione. Se si modulasse il consumo d’energia in modo da evitare i picchi dovuti al cumularsi di bisogni differibili nel tempo quelle stesse persone avrebbero contratti più bassi e prezzi proporzionati.

Se le prese di corrente non fossero stupide, talché frigorifero e lavatrice s’ignorano e si cumulano, ma intelligenti, in modo che se uno parte l’altro aspetta, avremmo realizzato un risparmio, ma intitolandolo all’efficienza, non al pauperismo. La cosa più importante è che ci saremmo messi a calcare un terreno ricchissimo, assetato di tecnologia e innovazione.

Dall’home automation alla sanità digitale ci sono interi mondi che viaggiano alla ricerca di nuovi modi per conciliare sicurezza, efficienza e abbondanza. Per noi italiani queste sono opportunità. Abbiamo le carte in regola per giocare un ruolo importante, quando non trainante. La qualità della vita e il rispetto dell’ambiente, a dispetto di non poche nostre dabbenaggini, sono omologhi e coerenti con il made in Italy.

Tutto questo può essere fatto mettendo in armonia gli obiettivi di un piano energetico con gli incentivi a quanto può essere prodotto ed esportato, ponendo fine al masochismo energetico.

Pubblicato da Libero

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario