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Esiste ancora la maggioranza?

Elezioni sì o elezioni no?

Una partita sempre più complicata, tutta giocata sulla pelle del Paese

di Enrico Cisnetto - 19 novembre 2009

Non c’è bisogno di ricorrere alla pur proverbiale abitudine, così si dice, di Silvio Berlusconi a dire le bugie per giudicare la sua smentita di volere le elezioni anticipate, anzi di non averci mai neppure pensato. Certo, so bene che nei giorni scorsi sono state molte le indiscrezioni, cui il premier non ha ritenuto di rispondere, che gli attribuivano quantomeno degli “sfoghi” che evocavano il ricorso alle urne, e io stesso su Liberal di sabato scorso gli ho apertamente attribuito questa intenzione. Ma poco importa. Perché, verità o balla che sia, la dichiarazione del Cavaliere è prima di tutto un clamoroso errore politico a suo danno. E in entrambi i casi.

Supponiamo che Berlusconi per davvero non sia interessato alle elezioni anticipate: ebbene, gli sarà difficile spiegare il motivo per cui molti autorevoli esponenti del suo partito – last but not least nientemeno che il presidente del Senato, Schifani, seconda carica dello Stato – così come i due quotidiani che più lo appoggiano, Giornale e Libero, abbiano reiteratamente e, col passare dei giorni, sempre più chiaramente evocato il ricorso alle urne come risposta a quei distinguo e a quelle prese di posizioni in seno alla maggioranza di governo – in particolare di Gianfranco Fini – che il comunicato di palazzo Chigi di ieri finalmente rubrica, come è corretto dire, quale “dialettica interna che accentua le capacità ideative”.

Tutti sprovveduti? Se così fosse, il premier farebbe bene a far seguire alla sua smentita di ieri un sonoro richiamo – stavo per dire licenziamento, ma mi sono ricordato che la politica non è (non dovrebbe essere) un’azienda – a coloro che quelle parole hanno speso. Sono però pronto a scommettere che non succederà.

Supponiamo, invece, che il premier abbia detto una bugia “necessaria”, come spesso capita in politica (e non c’è da strapparsi le vesti). Cioè che abbia davvero intenzione di rimandare gli italiani a votare dopo soli 19 mesi (tre mesi meno del disastroso governo Prodi!), ma che per ragioni di opportunità voglia lasciare agli atti che lui questa scelta poco comprensibile, non fosse altro per la maggioranza parlamentare di cui Pdl-Lega dispongono, non la voleva, ma semmai che ad essa sarà costretto per colpa dei “disfattisti” che lo vogliono eliminare dalla scena politica.

Ebbene, proprio perché le elezioni anticipate sarebbero spiegabili agli italiani con non poche difficoltà – tanto più in una fase dell’economia in cui potrebbe essere finita la recessione (?) ma certo non è partita la ripresa, né partirà facilmente – e ottenibili con molti affanni politici e istituzionali, averle escluse poco prima di quando dovrebbe decidersi a chiederle certo non aiuterebbe nell’intento. E che ci sia poco tempo per ottenerle lo dice il fatto che esse hanno senso, se mai ne hanno uno, se sono abbinate con le regionali di fine marzo.

Insomma, comunque la si giri, l’uscita di ieri del presidente del consiglio assomiglia molto ad un autogol. La verità è che il tema “torniamo alle urne” è andato troppo avanti per poterne uscire indenni, sia che effettivamente si vada a votare sia in caso contrario. Perché se si voterà a marzo anche per le politiche – immagino trasformando il voto in un vero e proprio referendum pro o contro Berlusconi, della serie “o vita o morte” – quelle elezioni Berlusconi dovrà pur vincerle.

Sapendo che il rischio è quello, preventivo, di mettere in conto non solo la diaspora di Fini – che lui stesso ha cercato, come motivo che giustifica le elezioni – ma anche il rifiuto di Casini alle sue profferte, sulle quali sono pronto a scommettere, e perfino un distacco della Lega, che non ha nessun interesse al voto anticipato, salvo che il Cavaliere non le ponga il ricatto sui suoi candidati alle regionali.

Insomma, è proprio sicuro il Cavaliere di poterle vincere anche se dovesse rimanere da solo, quelle elezioni? Non sarebbe comunque una sconfitta certificare che, essendo stato a palazzo Chigi 79 degli ultimi 101 mesi, non è riuscito a cambiare il paese ed è costretto, per salvarsi, a ricorrere ancora una volta al mestiere che sa fare meglio di qualunque altro e di chiunque altro, prendere i voti?

D’altra parte, se alle elezioni anticipate non si andrà – vuoi perché Berlusconi non oserà rischiare, vuoi perché non riuscirà ad ottenerle pur volendole – è certo che le lacerazioni politiche e istituzionali che si sono prodotte in questa fase, renderanno il premier (e il suo governo) ancora più debole di quanto non sia apparso fin qui, esponendolo maggiormente ai colpi di quella magistratura che, come lui dice, lo “vuole morto”, e facendo esplodere dentro e intorno al Pdl tutte le contraddizioni e le pulsioni sul “dopo” che peraltro sono già abbondantemente emerse negli ultimi tempi, in cui negli ambienti politici la parola più usata era “successione”. Come si vede, la partita è complicata. E, quel che è peggio, è tutta giocata sulla pelle del Paese.

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