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Al via l’annuale spettacolo indecoroso

Ed è quasi Fianziaria 2006

Vedremo di qui a venerdì cosa rimarrà dell’originario progetto di Padoa-Schioppa

di Enrico Cisnetto - 27 settembre 2006

Uno spettacolo indecoroso. Come sempre. Quali che siano i governi e le maggioranze, ogni anno l’appuntamento con la nuova Finanziaria è sempre un happening avvilente, e anche questa volta non ce lo siamo risparmiati. Ieri è circolata una bozza della legge di bilancio – con tanto di dettagli: 40 articoli, i capitoli su fisco e sanità ancora in bianco, ipotesi duplici per taluni provvedimenti – che per alcune ore ha scatenato una ridda di ipotesi e un putiferio di reazioni, a dire il vero più da esponenti della maggioranza che dell’opposizione, fino a che il ministero dell’Economia l’ha definita “superata e inattendibile” e Prodi ha dovuto ammettere che “ci sono dei problemi”, naturalmente “superabili”. Così, oltre alla solita delusione per il brusco passaggio da quel meraviglioso “libro dei sogni” che si chiama Dpef alla più prosaica Finanziaria, si è aggiunta la solita battaglia preventiva sulla manovra, cui non mancherà un seguito nel corso dell’iter parlamentare. Certo, lo scontro tra Padoa-Schioppa e i riformisti-rigoristi da una parte e la sinistra-sinistra dall’altra è particolarmente forte e rende incerto il cammino del governo, ma non bisogna dimenticare che non meno infuocate sono state le verifiche dentro il centro-destra quando erano Tremonti e Siniscalco a preparare le Finanziarie.
In questo quadro, è difficile giudicare ciò che non c’è o che è già stato “bruciato” prima ancora di essere reso pubblico. Anche perchè, persino l’unico dato che pareva certo, ovvero il maggior deficit derivato dalla sentenza della Corte di Giustizia europea sulla detraibilità dell’Iva per le auto aziendali, è stato clamorosamente messo in discussione dallo stesso premier. Infatti, è stato stimato che il costo complessivo sia di 15 miliardi, e che di conseguenza il rapporto deficit-pil 2006 salga dal 4,1% al 4,8%. Con ciò dimostrando che il gioco al ribasso sull’entità complessiva della manovra – partita da 35 e rapidamente arrivata a 30 miliardi, con continue richieste di scendere ancora – a cui si era dovuto prestare per ragioni di tenuta della maggioranza una persona seria come Padoa-Schioppa, era immotivato. E che quell’esultare scomposto alla notizia di maggiori entrate fiscali altro non serviva che a procrastinare scelte comunque necessarie. Ma Prodi ieri si è mostrato scettico (“4,8%? non credo”) e persino sgradevole con il ministro dell’Economia (“domandatelo a Padoa-Schioppa”) dimostrando la sua già ben nota propensione a mediare fino in fondo con i massimalisti del gioco al ribasso. Ecco perché una manovra che poteva e doveva essere quella del risanamento e dello sviluppo – vista anche la congiuntura economica positiva che il Paese sta attraversando – rischia di trasformarsi, prima ancora che si sia entrati nel merito, in un florilegio di scelte populiste e di “non scelte”. Come sulla scuola: la bozza “smentita” prevedeva il riallineamento del rapporto numerico insegnanti-alunni alla media europea, attraverso il blocco delle assunzioni, ma le tante reazioni hanno già indotto Prodi a dire che quel dossier sarà riesaminato. In nome di cosa, poi? Perchè si può avere l’opinione che si vuole sul tema, ma non si può certo sostenere – come ha fatto Folena – che le priorità dell’istruzione siano l’edilizia scolastica e il precariato degli insegnanti. Anche il progetto di fare dell’Inps e altri quattro istituti un solo ente di previdenza – che, se ben attuato, potrebbe far risparmiare non poco sui costi di gestione – è stato rinviato dal ministro Damiano, al pari della riforma delle pensioni.
Non a caso, l’unica ipotesi che sembra confermata è quella di una rimodulazione delle aliquote intermedie Irpef, che alleggerirà il peso fiscale sui contribuenti che guadagnano meno di 35-40 mila euro e porterà dal 43% al 45% l’aliquota sui redditi oltre 70 mila euro (e non i 100 mila ora previsti). Misura che andrà sotto il capitolo equità (?) al pari dell’assegnazione del 40% di riduzione del cuneo fiscale ai lavoratori. Scelte “popolari”, sicuramente, ma che ridurrebbero l’effetto sperato sul sistema produttivo, a questo punto tutto lasciato ai progetti di Bersani.
Vedremo di qui a venerdì, quando la Finanziaria andrà in consiglio dei ministri, cosa rimarrà dell’originario progetto di Padoa-Schioppa. Solo allora sarà possibile esprimere un giudizio ponderato. Ma già fin d’ora una cosa deve essere chiara: i nemici della crescita e della modernizzazione del Paese sono quelli che definiscono “lacrime e sangue” le riforme strutturali. Chiunque siano.

Pubblicato sul Gazzettino del 27 settembre 2006

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