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Il report Baldassarri? Sì e no

Economia, serve uno choc positivo

Solo con interventi massicci e straordinari si può sperare in una reale ripresa

di Enrico Cisnetto - 25 settembre 2009

Viva la Finanziaria che c’è, abbasso quella che non c’è. Ho già detto più volte che la triennalizzazione della manovra di bilancio, che in un colpo solo ha mandato in pensione l’inutile Dpef e ha seppellito la Finanziaria d’antan, è stata la miglior riforma strutturale di cui questo governo può fregiarsi. Dunque, non si può che prendere atto con favore della legge di bilancio iper-minimale che è stata licenziata l’altro giorno e che potremmo definire stile Mourinho: “zeru soldi, zeru tasse”. Guai se si fosse aperto il mercato della spesa pubblica aggiuntiva, considerato che i margini di manovra per spendere di più non ci sono, da qualunque lato si vogliano girare i nostri conti pubblici. Niente cedimenti alle parti sociali, dunque, ma neppure niente cedimenti alle suggestioni giavazziste, pur se ben argomentate. Anzi, io sono per stabilire fin d’ora che gli introiti prodotti dallo scudo fiscale – quale che ne sia l’entità, anche se è difficile immaginare si vada oltre i 5 miliardi – siano destinati a ridurre il debito, così evitiamo di usare denaro di provenienza straordinaria per iniziative di politica economica che, giuste o sbagliate che fossero, sarebbero inevitabilmente di natura ordinaria.

Tutto bene, dunque? Andiamo avanti così, di fatto riponendo tutte le nostre speranze nell’effetto di trascinamento che la ripresa internazionale dovesse produrre per la nostra economia? Niente affatto. Perché Giavazzi ha ragione quando dice che occorre uno “choc positivo” per supportare e accelerare la ripresa. Anzi, senza interventi massicci e straordinari, la ripresa che già si è manifestata in Asia e che si manifesterà negli Usa e, seppure con più lentezza e affanno, in Europa, da noi non si vedrà affatto. A dirlo non sono i soliti disfattisti e catastrofisti che ogni giorno il premier indica al pubblico disprezzo, ma un centro studi del centro-destra – “Economia Reale” di Mario Baldassarri, parlamentare Pdl, presidente della Commissione Finanze del Senato ed ex viceministro dell’Economia nel precedente governo Berlusconi – in un disincantato report che smonta le previsioni rosee circolate ultimamente. In queste condizioni, cioè senza far nulla, secondo Baldassarri – ed io condivido pienamente – l’economia italiana avrebbe una lenta e modesta ripresa nei prossimi anni, fatto in sé positivo, ma troppo lento e troppo lungo sarebbe il percorso di recupero almeno delle condizioni esistenti nel 2007 prima della crisi, che peraltro ci vedevano già in clamoroso svantaggio sia nei confronti della media Ue (tra il 1992 e il 2006 15 punti di pil in meno, uno all’anno) che nei confronti degli Usa (nello stesso periodo 35 punti di pil).

Infatti, il pil in valore reale tornerebbe al livello pre-crisi soltanto nel 2014, così come il livello di occupazione e il tasso di disoccupazione, mentre i consumi recupererebbero tra il 2012 e il 2013. E questo senza beneficio per i conti pubblici, anzi: il deficit scenderebbe sotto il 3% del pil soltanto nel 2015 e si riporterebbe a quell’1,5% registrato nel 2007 solo dopo il 2016, mentre il rapporto debito-pil continuerebbe a crescere fino al 2015 e tornerebbe sotto il 105% registrato nel 2007 non prima del 2020. Insomma: stagnazione o al massimo bassa crescita, elevata disoccupazione e perdurante fragilità della finanza pubblica. Da queste previsioni – che definirei realistiche, e che comunque non possono essere bollate come politicamente strumentali – Baldassarri ne fa derivare la necessità di un intervento massiccio, perché “subire supinamente questo profilo tendenziale non sarebbe accettabile”.

Poi la “ricetta” di Baldassarri – una manovra da 35 miliardi, da concentrare sulle voci “acquisti di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni” e “trasferimenti pubblici a fondo perduto” – non sembra altrettanto convincente: vuoi perché di generici risparmi di spesa è lastricato il cammino di tutti i governi, vuoi perché l’entità della manovra appare sproporzionata (al ribasso) all’entità del problema, vuoi infine perché le risorse sarebbero destinate a famiglie (introduzione di uno schema di coefficiente familiare) e imprese (via dalla base imponibile dell’Irap il monte salari) in modo non risolutivo dei problemi strutturali del nostro sistema produttivo. Tuttavia la “provocazione” di Baldassarri è utile per riaprire nella maggioranza, se non nel governo, il dibattito sulla politica economica. Sintetizzabile così: se si parte dal principio – sbagliato – che le cose vanno meglio a noi che ad altri e che basta aspettare la ripresa internazionale perchè il capitalismo aveva già fatto il grosso del suo turnaround prima della crisi, allora è giusto farne conseguire una Finanziaria “zeru”. Ma se così non è, allora bisogna mettere mano alle riforme “pesanti” – altro che risparmi, caro Baldassarri: pensioni, sanità, semplificazione istituzionale, intervento una-tantum sul debito – recuperare un centinaio di miliardi subito e altrettanti a regime, e rivoltare come un calzino il nostro modello di sviluppo.

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