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Fascisti immaginari o comunisti immaginari?

Ecco quel che resta

Il confronto di Fausto Bertinotti con i “fascisti libertari” di Luciano Lanna

di Elio Di Caprio - 07 luglio 2011

Si può essere assieme fascisti e libertari? Si può, non è un ossimoro o una contraddizione in termini come non lo è neppure per i comunisti che stando all’opposizione sono stati libertari o addirittura anarchici, ma giammai liberali e liberisti. Non si tratta di un capzioso gioco di parole e tanto meno di una pretenziosa distinzione ma poi auto qualificarsi libertari oggi non spiega la prassi reale dei vecchi regimi diventati autoritari e talvolta polizieschi pur partendo all’inizio dal consenso di ambienti anarchici o protestatari. Basta pensare alle correnti anarco-futuriste del primo fascismo o alla carriera rivoluzionaria dell’ ex anarchico Stalin in Russia.

Se tutto bene o male si riannoda e si riconosce nella continuità storica – l’anniversario dell’unità d’ Italia può servire anche a questo- non suscita scandalo che Fausto Bertinotti abbia accettato di mettere a confronto in un dibattito le sue esperienze comuniste con il “nemico”, in questo caso l’ex direttore del Secolo d’Italia, il più giovane Luciano Lanna autore del saggio sui “fascisti libertari”, che considera se stesso come appartenente appunto ad una generazione di (ex) fascisti libertari. Del resto si può ben capire che in quel che rimane della vecchia destra e della vecchia sinistra permangano interrogativi irrisolti sul significato odierno di tali espressioni nell’eccentrica Italia che ha dato il potere a Berlusconi per un lungo periodo dopo essere stata nel secolo scorso la culla irradiante del fascismo in Europa per poi farsi perdonare il peccato originale con un’adesione altrettanto cieca agli ideali comunisti, prima e dopo il ’68. La verità è che nonostante le lezioni semplificatrici di Norberto Bobbio su destra e sinistra i concetti di libertà e uguaglianza non sono però sufficienti, né completi a dare sostanza alle divaricazioni che si sono concretamente prodotte con tutte le loro contraddizioni nell’esperienza storica italiana.

D’altronde lo stesso Bobbio criticando a più riprese e negativamente l’assenza di un’ideologia fascista neanche si era posto il dubbio se potesse mai esistere e prosperare una cultura svincolata dalle ideologie, né tanto meno si era interrogato se proprio tale assenza avesse conferito al regime mussoliniano la duttilità necessaria per adattarsi meglio ai tempi fino alla svolta economica socialista prodottasi dopo la famosa crisi del ‘29. Lo storico israeliano del fascismo Zeev Sternhell non a caso ha parlato di un nuovo soggetto politico del novecento, il fascismo, da considerare né di destra e né di sinistra. I compromessi non certamente libertari del fascismo prima con la Monarchia, poi con la Chiesa e infine con l’emergente classe “padronale” di un Paese che muoveva i primi nel processo di industrializzazione non possono essere ricondotti ad alcuna ideologia. Evidentemente c’è stato dietro dell’altro a quanto successo in Italia, in Europa e nel mondo durante il novecento con lasciti che si trascinano nel nuovo secolo, qualcosa che lo stesso Fausto Bertinotti stenta a riconoscere : ci sono state le illusioni di lunga durata che la chiave ideologica potesse tutto spiegare in un processo che è andato fino al regime comunista di Mao, proprio in quella Cina che ora diventata capitalista stenta appunto a prendere le distanze dal regime chiuso e repressivo precedente. Ma non c’è solo questo. Difficilmente ad esempio potrebbero riprodursi nel nuovo secolo le stesse condizioni che hanno reso possibile l’emergere e l’ affermarsi di capi carismatici su base ideologica come una delle caratteristiche peculiari del novecento.

Cosa dovremmo dunque pensare noi eredi involontari dei passati estremismi che sembra abbiano fatto il loro tempo ( ma anche la nostra storia) e si riaffacciano a tratti in forme più di rivolta anarchica e libertaria che di cosciente progetto alternativo, neppure a parole rivoluzionario? Le auto definizioni di libertari per noi epigoni delle stagioni pre internet, passate attraverso guerre calde e fredde fino alla grande cesura storica della caduta del muro di Berlino, possono pure avere il loro credito e significato – ad esempio si può pure domandarsi con qualche forzatura chi è più libertario oggi tra chi combatte o chi sostiene il berlusconismo-_ma è cosa diversa dal coraggio del dissenso in regimi autoritari e chiusi che ancora esistono e a cui pochi osano ribellarsi.

Non è dunque una provocazione parlare di “fascisti libertari” da una parte e comunisti anch’essi libertari dall’altra, ammesso che questa etichetta possa applicarsi coerentemente alle tante disordinate pulsioni che caratterizzano una variegata sinistra che trova oggi in Niki Vendola l’espressione immaginifica di un’ideologia, quella marxista che, si dice, avrebbe ancora tanto da dire e da fare. Del resto Bertinotti non è solo nella nostalgia delle ideologie. Proprio al “marxismo ancora vivo che sopravvive al comunismo” ha dedicato il suo ultimo saggio che campeggia in tutte le librerie lo storico inglese del “Secolo breve”, il novantenne Hobswbam, lo stesso che è stato scelto per ispirare le recenti tracce dei temi di storia alla maturità nelle scuole italiane. Anch’egli, Hobswbam, un caparbio comunista libertario e incompreso che intravvede il futuro oltre le sconfitte del secolo breve e ci ripropone le antiche ricette?

Che resta dunque, nell’autocoscienza di chi ci ha creduto, non solo dei contemporanei, di comunismo e fascismo al di là di rispettabilissimi richiami emozionali, quasi che si possa qualificarsi libertari anche avendo assorbito miti ed ideologie di sistemi chiusi ( come nel comunismo) o carismatici ( come nel fascismo)? E’ questo un terreno minato e scivoloso che non può non richiamare, almeno per quanto ci riguarda, le specificità della storia italiana che ha visto innumerevoli cambi di fronte. Senza scomodare la stessa parabola del libertario-opportunista Curzio Malaparte - prima fascistissimo e poi comunistissimo prediletto da Palmiro Togliatti, sono ancora più emblematiche le vicende personali di personaggi meno noti dei cui dati politico-biografici nulla si sapeva o si voleva far sapere fino a qualche anno fa.

Tra essi Saverio Vertone, l’intellettuale appena deceduto proveniente da una famiglia convintamente fascista – sembra che ce ne fossero tante in Italia - diventato comunista nel primo dopoguerra, libertario e libero poi di transitare negli ultimi anni dal comunismo al berlusconismo e ritorno, a Ludovico Terzi, raffinato intellettuale di sinistra, prediletto da Goffredo Fofi, che solo ora racconta della sua adesione giovanile alla Repubblica di Salò come naturale conseguenza dell’educazione familiare ricevuta, più nazionalista che fascista, prima ostracizzato e poi accolto dalla grande famiglia comunista. Libertario senza saperlo anche Ludovico Terzi nelle sue scelte di fondo?

Per restare nell’ambito della sinistra non era meglio che l’ansia libertaria di Bertinotti, di cui nessuno dubita, si manifestasse prima della caduta del muro di Berlino? E la stessa ansia libertaria e di verità che un noto giornalista come Giampaolo Pansa ha dimostrato negli ultimi anni fino a rivendicare le ragioni dei vinti della guerra civile del ’43-45, perché non si è manifestata prima, magari a ridosso della pubblicazione della sua tesi di laurea sull’epopea partigiana? Giampaolo Pansa più libertario doc rispetto al fascista Giorgio Pisanò che le stesse cose le aveva raccontate 20 anni prima?

Giuseppe Prezzolini, da intellettuale sempre fieramente anticonformista è forse uno dei pochi che può darci ancora qualche lezione su cosa significhi essere veramente libertari in Italia, prima e dopo, nella vita e nel pensiero. Pochi anni fa ha pubblicato un volumetto disincantato e corrosivo sulle ipocrisie di fondo e i falsi miti che hanno contraddistinto la storia del nostro Paese fino agli anni recenti, intitolandolo a “l’Italia finisce, ecco quel che resta”. Prezzolini era andato oltre le comode retoriche dell’antifascismo e dell’ anticomunismo che dividevano superficialmente l’Italia sempre uguale a se stessa, compresa quella nascosta e sottotraccia attenta più alla propria che all’altrui libertà. Sicuramente se fosse ancora vivo non si meraviglierebbe delle tante faziosità di ritorno della storia italiana, ma difficilmente avrebbe potuto immaginare a quale punto di degrado sarebbero arrivate le contrapposizioni civili e incivili di oggi che fanno apparire le contese tra guelfi e ghibellini un esempio di cavalleresco contrasto.

Dove andremo mai a trovare nel magma ( o pantano) attuale i nuovi libertari, veri o nascosti? Forse nei giornalisti d’assalto o nei seguaci di Bossi ( i libertari della Padania) o di Berlusconi ( meno male che Silvio c’è..) oppure in coloro che sono convinti di condurre una battaglia campale di libertà contro il berlusconismo? Ecco quel che resta dell’Italia, possiamo dire venti anni dopo Giuseppe Prezzolini e ancora non è finita.

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