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Il verdetto delle presidenziali francesi

Ecco perché ha vinto monsieur Sarkozy

La novità Segolène non ha retto. Ma per il sarkozysmo aspettiamo almeno giugno

di Antonio Gesualdi - 07 maggio 2007

Quando al primo turno, in Francia, la destra stacca la sinistra per una percentuale superiore a 10 si annuncia la vittoria schiacciante del ballottaggio. E" successo sempre con i precedenti presidenti ed è successo anche con Sarkozy. La destra francese, al contrario della sinistra, ha bisogno di più margine per vincere perché è più divisa. Quando quello scarto è più basso allora il candidato socialista ha qualche probabilità di successo. Il voto a Bayrou, dunque, era evidentemente più vicino a Sarkozy ed è stato un voto che ha trainato la svolta verso un gollismo meno annacquato di quello degli ultimi anni.

I francesi non hanno fatto la pseudo rivoluzione della donna al potere. Cosa che in Europa non ha senso data la storica parità sostanziale tra i generi nelle relazioni quotidiane. Nel privato la coppia maschio-femmina dell"Europa occidentale ha scambi di potere molto equilibrati e quindi nessuna necessità stringente di forzarla nella politica. A noi europei non fa né caldo né freddo essere amministrati da un uomo o da una donna.

Dunque non ha funzionato l"idea mediatica della sinistra, non ha funzionato il discorso sui principi dell"egualitarismo ovunque e in ogni luogo e non ha funzionato l"associazione della solidarietà al povero che più che di azione di governo appare come un"azione di carità cristiana. La vittoria del sarkozysmo coinciderà con la vera rivoluzione possibile: la trasformazione della sinistra francese in senso socialdemocratico. Chi ha votato Sarkozy vive nella Francia che ha fatto la vera rivoluzione dell"età moderna, che ha sostenuto il bonapartismo, che ha combattuto il nazismo, che ha costruito il gollismo e che ospita la massa più importante di immigrati. Perché dovrebbe essere, oggi, allora, quella stessa Francia impresentabile?

Certo è una Francia giacobina, repubblicana, liberal-egualitaria, ma anche portatrice di ordine, di misura, di democrazia. Sarkozy ha proposto straordinari non tassati: significa che prima di redistribuirla, la ricchezza va creata. Vuole tagliare gli impiegati statali che, in tutta Europa, sono diventati una classe "di fannulloni e fannullone". Vuole il rispetto delle regole ed essere padrone a casa sua. E nel primo discorso da Presidente ha anche detto ai colleghi degli altri Paesi europei: "Bisogna ascoltare la voce dei popoli che vogliono essere protetti. Basta all"idea di un"Unione Europea cavallo di Troia dei mali che vengono da altre parti del Mondo". Per chi vuole capire l"antifona il messaggio è chiaro.

Del resto l"avevamo scritto più volte: chi comincerà a mettere in dubbio la politica di una Banca Centrale Europea sadomonetarista e avvinghiata al controllo dell"inflazione in modo paranoico, vincerà. Chi comincerà a chiedere un"Europa dei popoli, meno carrozzone e più politica - anche più protezionista - vincerà. Chi si preoccuperà dei lavoratori, della lotta alla delocalizzazione, lotta alla cooptazione, vincerà. E Sarkozy ha vinto in modo netto scardinando il lepenismo attraverso Bayrou. Non solo: ma è andato al voto l"86% dei francesi, mandando a monte tutte le teorie fasulle di coloro che - dall"alto delle proprie sciocchezze e del consapevole o inconsapevole attacco al suffragio universale - vogliono continuare a farci credere che il cittadino è imbelle, inconsapevole, indeciso a tutto o sprovveduto. Non è così, evidentemente. E lo vedremo anche nelle prossime elezioni di giugno, molto importanti proprio per capire dove potrà finire il sarkozysmo.

Non male, dunque, per una cosa che non è certo una rivoluzione, ma sicuramente una svolta positiva per la Francia e per l"Europa: un voto che ci aveva fatto temere per l"affermazione del lepenismo e di altri estremismi. Se poi Sarkozy saprà moderare le intemperanze iperindividualiste e saper ascoltare l"indole storica liberal egualitaria del popolo che lo ha votato, allora si potrà dire che il sarkozysmo altro non è che una moderna forma di gollismo. E solo allora si potrà parlare di ritorno alla vera "grandeur". Per ora è stato eletto - con grande convinzione popolare - un nuovo Presidente.

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