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Public Policy

Dipendiamo interamente da Russia e Libia

Ecco il nucleo del decadimento

Nell’energia abbiamo il record mondiale in termini percentuali sul fabbisogno e assoluti.

di Davide Giacalone - 31 maggio 2007

Cerco di descrivere le tappe del decadimento italiano, magari attirandomi l’accusa d’essere malmostoso e negativo. Parliamo d’energia, e cerchiamo di capire perché le cose andranno sempre peggio, quando potrebbero, invece, migliorare. Sarà vero o no che Eni e compagnia gassosa ci fregavano con contatori taroccati? Su tale vicenda collezioneremo opinioni d’autorità superflue ed assisteremo a processi decennali. Non risolveremo nulla, ma questo è il meno. Nel frattempo il gas mal misurato continueremo a comprarlo da una Russia smaniosa di trasformare in dominio politico la forza energetica, da una Libia dove il non ammirevole dominio di Gheddafi s’appresta a terminare, da un’Algeria a rischio di febbre islamista. Dipendiamo interamente da questi signori. E abbiamo anche il record mondiale quali importatori d’energia elettrica, sia in termini percentuali sul fabbisogno che in termini assoluti. C’impoveriamo e perdiamo autonomia politica ogni volta che accendiamo la luce ed i fornelli.

Intanto in Inghilterra il governo laburista vuole realizzare 23 nuove centrali nucleari nei prossimi dieci anni, in Francia ne funzionano già 58 ed in Germania 17. Questi stessi Paesi c’inducono a firmare un impegno per la diminuzione dei gas serra che non saremo in grado di rispettare, e quando lo violeremo dovremo pagare una multa pari a 40 miliardi di euro. Se costruissimo 10 centrali nucleari ne spenderemmo 35, rendendo più facile il rispetto dei limiti imposti e meno dipendente dall’estero la nostra economia. Ma in un Paese dove si pensa di mandare in Romania la spazzatura di Napoli, chi le dice queste cose? Talora qualche libero pensatore (Umberto Veronesi ha parlato a favore del nucleare), ma non chi anima la scena politica. Trovano questa scusa: per fare quelle centrali ci vogliono anni. Vero, da noi come ovunque. Ma fra dieci anni gli italiani ci saranno ancora, solo più poveri e più marginali, perché gli altri saranno più capaci di produrre energia. Poi dicono: c’è stato un referendum contro il nucleare. Falso, si riferiva alle norme per l’allocazione. Infine: è pericoloso. Loro, sono pericolosi.

Detesto il disfattismo ed il pessimismo, ma un così alto tasso d’incoscienza ed insipienza politica possono far ben sperare solo gli stupidi, o chi cerca scampo nei santuari. Pubblicato da Libero del 31 maggio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario