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Le mosse di Unicredit nel risiko bancario

E Profumo si scopre re di denari

Il banchiere è su tutti i tavoli che contano. In Italia e all’estero. E con Capitalia..

di Alessandro D'Amato - 10 aprile 2007

Ha concluso il consolidamento in Hvb delle attività di Ubm. Aspetta l’aumento di capitale. E nel frattempo tiene un piede in tutte le partite che contano, sia in Italia che in Europa. L’Unicredit di Alessandro Profumo nel risiko bancario italiano gioca un ruolo di primo piano. Alternativo ad Intesa-Sanpaolo, con tutto quel che ne consegue dal punto di vista politico. Ma pronto a fare una mossa per tornare sul podio delle grandi banche nostrane, scalzando Bazoli. Magari per bissare quel successo del 2006, anno in cui ha conquistato la City con i risultati di Unicredit: un utile record di quasi 5,5 miliardi di euro, in crescita del 61,3% sul 2005 (+57,1% a cambi e perimetro costanti). E’ per questo che sul tavolo di Profumo ci sono molti dossier aperti.

Sulla questione Telecom, è rimasto defilato fin dall’inizio, mandando avanti in esplorazione Mediobanca e Generali insieme a Capitalia. E se ne capisce bene il perché: nella veste internazionale che Unicredit si è data, sarebbe complesso giustificare un esborso più alto dei prezzi di mercato, come quello che voleva Tronchetti. “Primo: creare valore per l’azionista” è il motto sacro, a Londra come a New York. Certo, se adesso Mediobanca e Generali mettessero in atto il piano di salvataggio, di sicuro non si opporrebbe, pur essendo azionista rilevante sia del Leone di Trieste che di Piazzetta Cuccia. Ma un coinvolgimento in prima persona sarebbe possibile soltanto se si formasse la famosa “cordata per l’italianità”, anzi: se entrasse anche qualche socio “europeo”, sarebbe ancora meglio. E’ per questo che si è sussurrato di un tentativo di coinvolgere Deutsche Telekom nel dossier dell’ex monopolista delle tlc: un alleato industriale ad alta credibilità che permetterebbe di presentarsi alla trattativa per l’ex monopolista non soltanto con il denaro, ma anche con le prospettive. Questa e altre soluzioni di tale portata sarebbero ben più che gradite, quindi.

Per quanto riguarda Alitalia, la cordata di con Aeroflot pare oggi avere le carte in regola per aggiudicarsi la compagnia di bandiera. Tutti e tre i concorrenti dovranno presentare entro il prossimo 16 aprile la loro offerta non vincolante. Anche in questo caso però a Piazza Cordusio le cose non sono state affidate al caso: la scelta di un partner russo avrà anche sollevato le facili ironie, ma ad ogni modo permetterà di intessere relazioni con il paese di Putin, dove Profumo aveva da tempo indicato di voler mettere piede.

Nel risiko bancario le opportunità sono due: la via dell’estero, che porterebbe a Société Genérale in un’aggregazione-fusione “alla pari” di cui si parla già da molto tempo. Oppure l’ipotesi Capitalia. Gradita, pare, moltissimo anche in Banca d’Italia e persino a Palazzo Chigi. L’ipotesi avrebbe molti punti positivi: in primo luogo, la complementarietà territoriale tra le due banche, che hanno raccolte ben diversificate in tutta Italia e lontane tra di loro.

In secondo luogo, il grande know-how “politico” (nel senso lato del termine) che porterebbe un matrimonio con Geronzi. Il quale ha una visione “strategica” delle relazioni con il mondo industriale e quello istituzionale. Tanto da rappresentare il giusto e perfetto complemento ai manager di Piazza Cordusio, più attenti al mercato e alle sue caratteristiche. Senza contare che una reunion delle due banche porterebbe a determinare in maniera ancora più netta gli equilibri in Mediobanca, il vecchio “sogno” di Geronzi che potrebbe finalmente avverarsi. Proprio grazie a Profumo.

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