ultimora
Public Policy

Una sinistra comunista non serve a nulla

E’ ora di cambiare volto

La democrazia italiana ha bisogno di una buona sinistra, interprete delle vere esigenze del Paese

di Davide Giacalone - 17 aprile 2008

Ora, dopo la sconfitta, tocca alla sinistra cambiare. Rompere con la conservazione e guardare al futuro. L’occasione si presentò già nel 2001, ma la sprecarono. Allora si compattarono nell’antiberlusconismo ed imboccarono la via berlusconiana della coalizione “contro”. Poi si sono messi nelle mani di Veltroni, uomo che ha assorbito il linguaggio ed i canoni di Berlusconi e, forse, proprio per questo in grado di spianare il terreno, liberarlo dalle macerie ed immaginare una storia diversa.

I passi da compiersi sono netti, e devono succedersi uno dopo l’altro, senza interruzioni. Il comunismo va archiviato fra gli orrori della storia, come una malattia politica e morale, e si deve aggiungere che ne fu partecipe quello italiano: non solo Togliatti e Longo, ma anche Berlinguer e Napolitano, come D’Alema e Veltroni. La nuova identità non può essere socialista, né quella che odiarono, la socialdemocratica, perché non esistono più. Il socialismo era finito già prima di Craxi, che seppe anticipare il moderno laburismo.

La sinistra d’oggi deve porsi il problema dei non garantiti, di quanti sono esposti, da soli, alle intemperie di un mercato che deve essere governato, non adorato. Deve abbandonare il sindacato reazionario e riflettere sulla solidarietà sociale nell’era del nuovo lavoro, non stabile ed a vita. Deve vedere nella spesa pubblica non il rimedio alla disuguaglianza, ma il malanno che punisce il merito, la forza, la voglia di rischiare ed innovare. Deve combattere rendite e privilegi, opponendosi all’immobilismo sociale, premiando i più bravi. Impari che la disuguaglianza per merito è un valore positivo.

Si ponga il tema della libertà, che significa lotta contro le dittature, non appoggio ad ogni criminale che si proclami anti-americano. Si prepari a festeggiare la morte di Castro come la fine tardiva di un despota, affamatore ed assassino. Sarà solo un simbolo, ma il segno che comincia a capire di aver simpatizzato per un mostro, ed i suoi simili. La democrazia italiana ha bisogno di una buona sinistra, che stia dentro l’occidente e sia contrappeso al liberismo scolastico. Di una sinistra metà comunista e metà affarista, ruffiana con salotti ed arrivisti d’ogni colore, bugiarda per orrore di sé, non sappiamo che farcene. Merita di perdere, decomporsi e sparire.

Pubblicato su Libero di giovedì 17 aprile

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario