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Public Policy

La cronaca dell’evento Società Aperta-Ande

E' nato il benaltrismo

Bianco, Alemanno e Miriam Mafai d’accordo: riportiamo la Politica fra i cittadini

di Eva Giovannini - 22 marzo 2007

L’atmosfera è informale, eppure c’è un non so che di solenne. Sarà per il Campidoglio, o per i mezzibusti di Bernini e Carracci che osservano altèri. Sarà per il tema dell’incontro, che non è il futuro di un’associazione e le sue dinamiche interne, ma il futuro dell’intero Paese. Riuniti a dibattere su una necessaria riforma del rapporto tra cittadino e politica, sul superamento dell’attuale legge elettorale e del nostro bipolarismo non rappresentativo, ospiti come Gianni Alemanno, Enzo Bianco, Miriam Mafai, Bruno Tabacci e domenico Fisichella. “Ci vuol altro” è il titolo dell’incontro promosso da Società Aperta e Ande.

La parola va subito a Adele Sorrentino, neo-presidentessa dell’Associazione Nazionale Donne Elettrici, che nel presentare il carattere a-ideologico dell’Ande “non sempre facile da sostenere in una società sempre più emozionale”, ne dichiara il ruolo di “corpo sociale intermedio” che spinge per una riforma elettorale condivisa e “teme” l’avvicinarsi del referendum, strumento che il nostro Paese ha dimostrato di “non riconoscere” come soluzione a problemi di questa natura. “Ci vuole ben altro, perché la politica non si può più ridurre a una croce su un simbolo elettorale”.

Rilancia il presidente di Società Aperta Enrico Cisnetto, precisando che il “benaltrismo” non è un neologismo da salotti o un modo per rimandare sempre ad altro le responsabilità di una situazione critica, ma è l’unico modo per venire fuori dai problemi in cui ci siamo arenati. Dalla politica estera che rivela lo “sfarinamento” del tessuto politico, alla giustizia ridotta spesso a un “giustizialismo da Vallettopoli”, fino alla sfera economica, dove si applaude una crescita del Pil dell’1,9% senza renderci conto che il resto del mondo, Asia in testa, cresce a ritmi molto più veloci e che le nostre esportazioni si stanno marginalizzando. Consola poco guardare ai nostri piccoli miglioramenti, dice, in un’economia globale quello che conta è il confronto. “Il problema, però, è solo e sempre di natura politica”: il nostro bipolarismo, ostaggio di massimalisti da un lato e di populisti dall’altro, paralizza il Paese e ne impedisce le vere riforme, provocando una lenta regressione anche in termini di mentalità collettiva. “Almeno - dice sorridendo Cisnetto - una volta per vincere soldi in tv si doveva rispondere alle domande di Mike Buongiorno, oggi basta solo aprire un pacco”. Metafora catodica di una società dei diritti senza responsabilità. “Quanto alla legge elettorale, Società Aperta auspica una riforma sul modello tedesco o francese, purchè non vengano italianizzati”.

A moderare il dibattito il direttore de L’Indipendente Antonio Galdo, che condivide con Cisnetto l’idea di ridare alla politica “il primato che le spetta” e, prima di lasciare la parola a Miriam Mafai, cita la Merkel, Camerun e Sarkozy come modelli “moderati” di riferimento. “Nel mio piccolo ho cercato di affossare la prima repubblica – esordisce la Mafai – almeno quella corrotta e impotente degli ultimi anni. Eppure non posso far a meno di ricordare che allora la politica era al primo posto, nel bene e nel male”. La giornalista di Repubblica descrive i partiti di oggi come “caricature”, ricorda il suo impegno per il referendum del 1993 e spiega che “senza una riforma della legge elettorale il Paese non potrà mai esprimere le sue energie”, ma potrà solo “continuare a ballare sul Titanic”.

Galdo lascia la parola a Gianni Alemanno e dice che, così a naso, la Mafai dovrebbe far parte del futuro (?) Partito democratico. Lei scuote la testa e Alemanno inizia il suo intervento. A scanso di equivoci anche lui precisa di non essere affatto entusiasta di un possibile partito unico del centrodestra e in linea con Società Aperta individua nella “mancanza di un atto fondativo” una delle cause di debolezza di questa seconda repubblica “nata improvvisando un sistema elettorale e un bipolarismo che non funziona”. Il deputato di An ricorda l’ingiustificata accusa di “profanazione” mossa ogni volta che si prospetta una nuova Assemblea Costituente e ribadisce l’importanza di una riforma della legge elettorale che non rompa, però, il meccanismo bipolare. Su quest’ultimo aspetto è d’accordo anche il senatore Enzo Bianco, ma ammette che questo bipolarismo sottopone l’attività politica al ricatto delle ali estreme e pertanto c’è bisogno di una legge elettorale condivisa sul modello europeo. “Il nostro Paese – conclude – non è spacciato, ha soltanto bisogno di trovare la giusta cura per il suo rilancio, a partire da singoli importanti aggiustamenti come l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, che darebbe una spinta democratica alla vita interna dei partiti”.

Fermamente contrario alla retorica del bipolarismo e convinto che “certo benaltrismo sia solo una sottospecie della riflessione politica”, Bruno Tabacci si inserisce perfettamente nel dibattito sulla necessità di cambiare approccio alla politica e, con il suo stile sobrio e asciutto, propone “di non guardare più a destra o a sinistra, ma di iniziare a collocarci in alto, allontanandoci dagli interessi particolari”. Galdo lascia infine la parola al professor Domenico Fisichella, che richiama in causa la validità del bipolarismo – come già sostenne a un convegno dell’Ande dei primi anni ’70 presentando un suo libro sull’argomento – e imputa la sconfitta del centrodestra alla sua progressiva disarticolazione, male che, precisa, già affligge l’attuale maggioranza. “La soglia di autocorrezione del sistema politico sta scomparendo, i partiti stanno diventando delle fazioni e l’attuale legge elettorale va riformata al più presto, altrimenti le uniche convergenze saranno su riforme totalmente ininfluenti”.

In tre punti Enrico Cisnetto tira le somme del dibattito: ricorda che non c’è alcuna inclinazione alla nostalgia o al disfattismo, ma solo la precisa volontà di aprirsi a una nuova fase, una Terza Repubblica con un suo preciso atto fondativo. Spiega, sintetizzando il dibattito sulla necessità di una nuova legge elettorale, che il valore del bipolarismo è l’alternanza, ma se l’alternanza è tra coalizioni ingestibili, il valore viene meno. Conclude sottolineando che nel sistema politico italiano manca oggi il “partito della borghesia produttiva e laica, unica vera alternativa ai conservatori. Un vuoto da colmare al più presto”. Un ringraziamento ai presenti, le eleganti signore sedute si alzano, applaudono, vanno a salutare. Sono le otto e nel frattempo il buio è calato sugli antichi fasti del Foro.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario