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La nuova gestione a Palazzo Koch

E’ il sindacato l’incubo di Draghi

La Falbi si oppone alla ristrutturazione e al vertice. Come con Ciampi e Fazio

di Alessandro D'Amato - 22 marzo 2007

E’ la spina nel fianco di Draghi. Ha bocciato il piano di chiusura di 59 filiali, presentando un progetto di riorganizzazione alternativo. E contemporaneamente ha fatto partire una mobilitazione generale arrivato fino gli enti locali per tutelare gli “oltre 1.600 dipendenti coinvolti in un progetto immotivato e irrazionale”. La Falbi, il sindacato di maggioranza relativa in Banca d’Italia, insieme alle altre unioni dei lavoratori, sta rendendo sempre più difficili i piani di riorganizzazione dell’istituto centrale, tanto che a Palazzo Koch si parla anche della possibilità di un “ripensamento” per venire incontro alle richieste del “fronte del no”.

Oggi la rappresentanza della Falbi ha raggiunto proporzioni ragguardevoli a via Nazionale: tra pensionati e dipendenti raccoglie 3512 iscritti, alle elezioni ha portato a casa il 46%, ed è maggioranza relativa anche alla Consob e all’Authority delle telecomunicazioni, e addirittura assoluto al Cnipa, alla Siae e all’Uic. Niente male per un sindacato nato in cinque giorni soltanto 13 anni fa da una costola della Fabi nazionale, dopo un rinnovo del contratto che la rappresentanza interna non voleva assolutamente firmare. E che è cresciuto, dicono i maligni, anche grazie alla linea durissima mantenuta in tutte le trattative, che ha aiutato a fare proseliti tra tutti i delusi dai risultati conseguiti dai confederali. Un sindacalismo “militante” che ha portato a una crescita esponenziale degli iscritti, soprattutto dopo le trattative sui contratti.

Il segretario generale, Luigi Leone, è forse il quadro sindacale più longevo d’Italia: nell’organico è assistente superiore, ricopre cariche di rappresentanza da ormai 32 anni, e vive in un appartamento di proprietà della Banca (regolarmente concessogli in affitto dopo essere stato per anni in graduatoria). Salernitano, soprannominato ironicamente Kim Il Sung per la sua intransigenza, Leone ha trattato con tutti i banchieri centrali che si sono succeduti in carica negli ultimi anni. “Quello di cui conservo il giudizio più alto – ricorda oggi – è Ciampi: i rapporti all’inizio erano pessimi, poi sono migliorati negli anni, sempre nel rispetto dei ruoli distinti tra di loro.

Gli scontri più duri li abbiamo invece avuti con Fazio, soprattutto negli ultimi tre quattro anni in cui è stato in carica. Andiamo ancora fieri dello sciopero indetto contro di lui durante la saga dei furbetti del quartierino, e della condanna per condotta antisindacale arrivata dopo una nostra denuncia”. E Draghi? “E’ ancora presto per giudicarlo, ma credo che la dirigenza debba tutelare di più le persone che lavorano in questa istituzione da anni”. E lei ha mai ricevuto richiami per i suoi modi di condurre le trattative? “Richiami veri e propri no, però ricordo che una volta mi presentai a una riunione con Ciampi fumando un sigaro. Lui lì per lì non disse nulla, ma dopo si lamentò con i suoi collaboratori. Da quel giorno, ho preferito evitare..”

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario