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Settimana Calda

E Fassino ha un alleato. Il fondo F2i di Gamberale

Il modello di Torino potrebbe avere nel 2013 più di un epigono, se solo gli amministratori smettessero di lamentarsi. La case history di F2i è li a rincuorarli.

di Enrico Cisnetto - 25 gennaio 2013

“Sappiamo di avere fatto una buona scelta, acquisendo partner che hanno una politica industriale”. Così Piero Fassino ha commentato le privatizzazioni che ha appena attuate. Il sindaco di Torino sta amministrando bene il Comune che gli è stato affidato quasi plebiscitariamente, e non era affatto detto che ci riuscisse, viste le condizioni finanziarie gravissime in cui lo ha trovato. Ma usando la leva delle dismissioni è riuscito a incassare, nel 2012, ben 230 milioni di euro – record italiano – riequilibrando le sorti dei conti cittadini. E restando socio – di minoranza, ma in grado di esercitare moral suasion – di tutte e tre le aziende cedute: Amiat (igiene ambientale), Trm (inceneritore), Sagat (aeroporto).

Il partner industriale scelto da Fassino per le ultime due è stato F2i, il fondo per gli investimenti infrastrutturali guidato da Vito Gamberale. Ed è un partner industriale unico nel suo genere, in Italia, perché F2i ha elaborato e sta sviluppando una formula di “partnership sostenibile” con gli enti locali, che affianca con competenza (e cassa) rilevando quote di controllo totale o parziale nelle loro attività migliori, purché caratterizzate da una forte natura infrastrutturale. Aeroporti, energia, reti, eventualmente infrastrutture autostradali: sono i settori in cui più si avverte la mancanza di investimenti di lungo termine, non speculativi, che una volta facevano gli Stati ma che oggi non riescono più a fare. E dentro gli Stati impoveriti, come l’Italia, gli enti locali lo sono particolarmente: il patto di stabilità interna è una specie di gabbia inviolabile in cui sindaci e governatori non trovano alcuna risorsa all’attivo.

Ed è per questo che F2i appare un soggetto unico nel suo genere: non è pubblico (la quota del fondo che fa capo a Cdp è appena dell’8%), ma agisce anche come erede di quello spirito pubblico nell’approccio industriale – ma non nel malcostume gestionale – che ha distinto negli anni del “miracolo” la migliore iniziativa imprenditoriale pubblica, dall"Iri di Beneduce all"Eni di Mattei. Decisamente un’altra epoca, in cui si costruiva molto, si guardava lontano, e si credeva ancora nel ruolo dinamico, non solo per l’economia, che nel nostro Paese svolgeva l’industrializzazione. F2i, in effetti, sta surrogando consapevolmente alla forzata (e talvolta colpevole) latitanza di altri soggetti pubblici che o non hanno cassa o non hanno progettualità. E nel seguire la sua linea di politica industriale, anche in questo caso sostituendosi alle altrui carenze, offre ai boccheggianti una straordinaria via d’uscita dalle loro difficoltà. Il modello di Torino, già sperimentato da altri comuni, potrebbe avere nel 2013 più di un epigono, se solo gli amministratori smettono di lamentarsi e guardano con fiducia al mercato. La case history di F2i è li a rincuorarli.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario