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Visita di Ciampi, valori e interessi in gioco

Due domande sulla Turchia

Oltre a costruire una partnership economica, Ankara e Bruxelles dialoghino sulle diversità

di Antonio Picasso - 23 novembre 2005

La due giorni di visita di Stato del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ad Ankara e Istanbul riapre il discorso avviato all’inizio di ottobre, cioè quando sono cominciate ufficialmente le consultazioni per l’ingresso della Turchia nell’Unione europea.

La Turchia è un partner strategico? La Turchia è Europa? Per definire l’orientamento che Bruxelles deve assumere nei confronti di Ankara basta cercare di rispondere a queste due domande.

Per la prima, senza ombra di dubbio, la risposta è positiva. La seconda, invece, lascia spazio a qualche perplessità. Strategicamente parlando, infatti – in senso economico, militare e geopolitico – la Turchia occupa una posizione fondamentale per tutto l’Occidente. Non è un caso che sia un membro della Nato ormai dal 1952. Perché, insieme all’Italia, ha costituito la prima barriera alle potenziali mire espansionistiche dell’Unione sovietica. Verso la Russia, inoltre, il governo anatolico ha sempre nutrito diffidenze e tenuto aperti contenziosi diplomatici di ogni tipo. Non fu difficile, quindi, per il blocco occidentale, trovare in Ankara un fido alleato contro Mosca. Oggi, a Guerra fredda terminata, la Turchia continua a fare da gendarme del Mar Nero e da osservatore del Medio oriente. Entrambe zone di precipuo interesse per Stati Uniti ed Europa. Sia per le enormi risorse petrolifere del Caucaso, che per il terrorismo islamico.

Tuttavia, pur accettando la Turchia – pragmaticamente e con spirito di realpolitik – nel novero dei candidati a entrare nell’Ue, non si può tralasciare un dubbio che richiama, a sua volta, la dottrina, l’idea “filosofico-esistenziale” di appartenenza e la storia. La Turchia è Europa? Francamente no. Però può diventarlo. Nella Commedia Dante ci parla del Bosforo come dello “stremo” del Vecchio continente. Le guerre, che Venezia, Austria e Spagna combatterono contro gli ottomani, sono la conferma storica di un differenziazione ideologica.

Di conseguenza, l’accettazione dei turchi oltre che come nostri partner commerciali anche come concittadini comunitari, richiede un reciproco esame introspettivo-collettivo e una crisi di coscienza. Bisogna rendersi conto che i turchi sono stati nostri nemici per più di quattro secoli (faccio riferimento alla caduta di Costantinopoli nel 1453). È importante sapere, poi, che sono musulmani, ben diversi dagli arabi, d’accordo, ma comunque con usi, costumi, tradizioni e soprattutto mentalità differenti da quella cristiana europea. Tuttavia, è proprio su questo che Bruxelles e Ankara dovrebbero impostare il dialogo.

Giustamente il presidente Ciampi ha appoggiato la partnership tra Italia e Turchia. Ma ha anche sottolineato che questa non si può limitare alla creazione di uno spazio economico comune. È obbligatoria la consapevole condivisione di valori, principi e destino. Crociano è stato il suo messaggio.

Il progetto del mercato comune europeo è già stato raggiunto. E in questo l’ingresso della Turchia non stonerebbe affatto. Adesso l’Europa aspira a diventare una società multirazziale, sul modello di quella statunitense. La Turchia, in questo ulteriore progresso, potrebbe dare il proprio contributo di ricchezza. Con consapevolezza, però, e sincera intenzione di far parte di un’entità politica e sociale nuova.

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