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Bisogna riformare il sistema sanitario

Drg: la formula del disastro

Sanità: occorre ridare potere a chi paga, salvando il vecchio mutualismo

di Davide Giacalone - 31 marzo 2008

Di sanità si parla quando qualcuno muore in sala d’attesa, o quando ci piace ricordare che se ne dice male, ma le cose poi funzionano. Raramente si affronta in modo serio il tema della spesa, che rischia di fare un buco da far sembrare un forellino quello delle pensioni. E si omette di ricordare che è alla sanità che si legano i più recenti scandali (un omicidio compreso), segno che da quelle parti gli affari non sono poi così limpidi. In quanto ai programmi elettorali, lasciamo perdere. In tutti e due i principali c’è scritto che si vogliono diminuire le liste d’attesa, salvo non intrattenerci sul come. In quello democratico si chiede di adottare sistemi per la valutazione dei diversi ospedali, ma poi non si dice cosa farsene.

Nel frattempo suggeriscono la telemedicina, nel senso, immagino, di guardare la televisione e scordarsi gli acciacchi. In quello del pdl si chiede più trasparenza nella scelta dei manager. Che è un giusto auspicio, ma così detto è fin troppo trasparente, nel senso di sottile e privo di spessore. I dirigenti di nomina politica, i presunti amministratori, mano lunga degli assessori, forse converrebbe cancellarli, che a selezionarli troppo non sai mai cosa si premia.

In una sigla, Drg, è racchiusa la formula del disastro. Sta per Diagnosis Related Groups, ed a dispetto della lingua si trova in un decreto ministeriale emanato, nel 1994, da Ciampi e Garavaglia. Stabilisce che le strutture sanitarie sono rimborsate a prestazione: tot interventi, tot soldi. Per contenere la spesa ora si pone un tetto al Drg, così se arrivate con il cuore in mano quando si è toccato quello delle valvole dovrebbero rimandarvi indietro. O in cielo, più precisamente. Il Drg, ha giustamente osservato Cesare Greco, professore e responsabile di emodinamica al policlinico romano, funziona se la spesa è in mano ad assicurazioni che valutano chi e come fa le cose, ma se il sistema sanitario paga a piè di lista va a finire che la spesa la controllano i politici e la qualità nessuno.

Occorre ridare potere a chi paga, salvando il vecchio mutualismo, ma inserendo l’interesse privato a che il sistema funzioni senza sperperi. Meglio se si tratta della stessa mano che paga gli assicurati sulla vita, che avrà più interesse a che non muoiano nel mentre attendono un intervento.

Pubblicato su Libero del 30 marzo 2008

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