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Ieri l’insediamento del nuovo Governatore

Draghi, una sfida piena di attese

Dovrà delineare la strategia per il riassetto del nostro sistema bancario e capitalistico

di Enrico Cisnetto - 17 gennaio 2006

Accompagnato da grandi aspettative e sospinto da un consenso bipartisan assolutamente inedito, ma in un clima reso plumbeo da Bancopoli e dintorni, ieri si è insediato il nuovo Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Lo aspetta un compito da far tremare le vene ai polsi. E non solo per la generale richiesta che gli viene rivolta di riconquista della perduta credibilità della nostra banca centrale – recupero che la sua stessa nomina ha già contribuito significativamente ad innescare, vista l’accoglienza di cui ha goduto anche sul piano internazionale – ma anche e soprattutto per la necessità di traghettare il sistema bancario, e con esso l’intero nostro capitalismo, verso assetti più definiti. Impegno reso difficile – o forse, paradossalmente, più facile – dalla totale mancanza di indirizzi forniti dalla politica. Causa e vittima allo stesso tempo di una guerra senza confini, in cui le vicende che hanno toccato Bankitalia sono un’arma micidiale, la politica è infatti troppo impegnata nel suo gioco al massacro per aver tempo e testa per discutere di come deve evolvere il sistema economico, e dunque a quale indirizzo dovrà essere informato il ruolo della banca centrale e del suo nuovo timoniere. D’altra parte, quando si è trattato di decidere sia la sorte di Antonio Fazio che la figura del successore, di tutto si è parlato meno che di quale mandato dare al nuovo Governatore. Nella stessa legge sul risparmio, che ha visto la luce con due anni di ritardo proprio nei giorni in cui si sceglieva Draghi, si sono cambiate alcune regole d’ingaggio del Governatore – prima fra tutte la durata del mandato – e si sono tolti alcuni poteri alla Banca d’Italia – in particolare il controllo sulla concorrenza è in una certa misura passato all’Antitrust – ma non si è deciso verso quale sistema bancario si vuole andare. E tutto ciò appare paradossale, se si pensa che uno dei capisaldi delle accuse che sono state rivolte a Fazio era proprio relativo al suo ruolo di giocatore, anziché di arbitro, capace di espropriare le prerogative e le responsabilità di governo e parlamento.

Eppure le questioni da dirimere sono tante, e tutte strategicamente decisive. Intanto, fino a che punto dovrà essere difesa l’italianità delle banche? Di quale discrezionalità godrà, o meno, il Governatore nell’impedire che ci sia un processo di colonizzazione del credito? E, di conseguenza, sarà preservata la presenza delle Fondazioni nel capitale delle banche – che ha assicurato una preziosa stabilità in un quadro che altrimenti avrebbe visto passare sotto altre bandiere la gran parte degli istituti – oppure le si vorrà costringere ad uscire totalmente, o ancora si cercherà una ragionevole mediazione che eviti casi macroscopici di totale asservimento ad enti locali e interessi particolari delle proprietà? E gli industriali, da un lato accusati di disinteresse all’investimento nel capitale delle banche e dall’altro bloccati entro soglie ridicole quando si sono mostrati disponibili a farlo, saranno i benvenuti o dovranno soffrire della mancata regolazione dei loro eventuali conflitti d’interesse?

Come si vede, per Draghi i problemi non mancano. Non è facile dire come si comporterà, ma essendo un uomo saggiamente pragmatico, è probabile che cercherà di trovare un punto di equilibrio tra l’esigenza di salvaguardare il profilo nazionale del sistema bancario e quella di rispettare le regole del libero mercato. Un po’ arbitro e un po’ regista, insomma, come è giusto che sia. Speriamo solo che la politica non voglia recuperare un po’ surrettiziamente ciò che gli ha fatto mancare pubblicamente (l’indirizzo strategico). Le polemiche che già circolano sull’eventuale convocazione del Cicr – il comitato per il credito e il risparmio che da sempre è lo strumento del governo per tenere sotto schiaffo la banca centrale – fanno presagire che potrebbe essere quella la sede dove potrebbe giocarsi la delicata partita dell’autonomia della “nuova” Banca d’Italia. In bocca al lupo, Governatore Draghi.

Pubblicato sul Messaggero del 17 gennaio 2006

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