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Il gioco dei partiti di lotta e di governo

Dopo Grillo ci mancava Bossi

Ora tocca alla guerra di liberazione dei popoli padani

di Elio Di Caprio - 01 ottobre 2007

Meno male che qualcuno ha spento la luce o ha interrotto la corrente (forse si sarà trattato di un elettricista d"origine meridionale) per interrompere l"ultimo sproloquio di Umberto Bossi al “parlamento padano” riunitosi a Vicenza l"altro giorno in occasione del settantunesimo compleanno di Silvio Berlusconi. Non è bastata la straordinaria capacità affabulatrice del presidente di Forza Italia a tenere tutto insieme, Lega, Forza Italia, AN, cattolici dell"UDC e a scansare l"ennesima bordata di Bossi contro il sud che da decenni succhia il sangue al nord e che rende improcrastinabile una nuova guerra di liberazione del lombardo-veneto dal giogo di Roma. Tutti parlano di elezioni anticipate -un vezzo che ritorna come ai tempi della “Prima Repubblica”- per rimettere le cose a posto e ripartire attraverso una riverifica dei consensi elettorali che questa volta dovrebbero premiare il centro-destra se non altro per mandare a casa Prodi ed il suo governo.

Speriamo, se mai si arriverà in tempi brevi ad un nuovo appuntamento elettorale, che questa volta i partiti di coalizione ci risparmieranno programmi lungimiranti e a futura memoria che immancabilmente si scontrano con la realtà delle scelte e delle decisioni. Sarebbe comunque interessante scoprire la piattaforma finale del centro destra quando al dunque dovrà scegliere un biglietto di presentazione all"elettorato e dire chiaramente (forse) in quale direzione vorrà andare. Siamo sicuri che al di là della contrapposizione al “governo delle tasse” di Prodi pochi chiarimenti verranno dal centro destra sui temi spinosi del federalismo fiscale e della ripartizione dei poteri tra Stato e regioni che il centrosinistra ha ingarbugliato come non mai con la riforma del titolo V della costituzione. Gli equivoci continueranno come prima e più di prima.

A confronto della trombonite di alcuni esponenti della Lega anti sistema e anti Italia che serve a tenere unita e sul piede di guerra una base sempre più protestataria persino le uscite alla Beppe Grillo sembrano sagge e, tutto sommato, innocue. In fin dei conti sono bordate che sparano sul mucchio evidenziando un senso di frustrazione collettivo che si rivolge contro una classe politica che, dopo quindici anni, si contende il consenso dei cittadini sulle fittizie contrapposizioni personali Berlusconi contro Prodi e domani forse Berlusconi contro Veltroni e non sui problemi reali.

E" proprio questo clima sovraeccitato di tutti contro tutti che rende retoriche le pretese di riformismo avanzate dal Partito Democratico di Walter Veltroni o sull"altro fronte le velleità di un centro destra rinnovato che, chissà perchè solo ora , sarebbe in grado di dar corso a quella politica riformatrice e liberalizzatrice che rientrerebbe nel suo dna prevalente e non ha avuto modo di manifestarsi nella precedente esperienza di governo. Se dovessimo prendere alla lettera le esternazioni di Bossi e dei suoi – ma nessuno lo fa più, certe sfuriate di facciata impensieriscono meno di quelle di Grillo – dovremmo prepararci tutti alla prossima guerra civile. Ma evidentemente non è così. E" un gioco che continua, cosi" poco convincente da generare indifferenza. Sembra che tutti i partiti ( ora sono 30), non solo la Lega e i vari gruppi di estrema sinistra, abbiano preso gusto ad essere insieme di lotta e di governo e poi si preparano a dare battaglia all"interno delle rispettive coalizioni per far prevalere i loro orientamenti. E" il risultato di questo bipolarismo artefatto che ha già presentato il conto del proprio fallimento. Non ci aiuteranno ad uscirne né le invettive grillesche e tanto meno le chiamate a raccolta dei padani di Umberto Bossi.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario