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Il successo della logica del voto utile

Dolori elettorali

Dopo batoste post-elettorali sono indicati il silenzio e la riflessione

di Livio Ghersi - 16 aprile 2008

E’ andata peggio delle mie, già molto pessimistiche, previsioni. La destra berlusconiana e leghista ha vinto, come sapevano tutti, incluso Veltroni che recitava diligentemente la sua parte. Di seguito faccio riferimento ai risultati delle elezioni della Camera dei Deputati che costituiscono il dato più importante, comprendendo anche il voto degli elettori delle fasce d’età dai 18 ai 24 anni, i quali non votano per il Senato.

La lista del Popolo della Libertà (PdL) e le altre due liste collegate hanno totalizzato 17.063.874 voti (46,811 %). La lista del Partito Democratico e l’altra lista collegata hanno totalizzato 13.686.673 voti (37,546 %). C’è una differenza di 3.377.201 voti a favore della coalizione guidata da Silvio Berlusconi. Di fronte ad una vittoria numericamente così netta, non c’è bisogno di raffinate analisi. Sono i dati a parlare. Dal mio punto di vista, ad aggravare il danno è intervenuto il successo, in proporzioni inaspettate, della logica del "voto utile". Così il Partito Democratico, che comunque avrebbe perso, è riuscito a limitare i danni e ad attestarsi su una percentuale del 33 % dei voti validi espressi, raccogliendo molti consensi di quanti lo hanno votato esclusivamente come argine contro Berlusconi. Ribadisco che nutro il massimo di sfiducia nei confronti dell’attuale gruppo dirigente del PD, la cui politica per me si riassume in due parole: ipocrisia ed inganno.

Lo stesso prof. Giovanni Guzzetta, lontanissimo dalle mie posizioni, così si è espresso nell’articolo "Restano aperte tre emergenze" (pubblicato nel "Corriere della Sera" del 16 aprile 2008, pag. 52): «La terza emergenza è nella scarsa o nulla democrazia interna ai partiti. In uno scenario bipartitico e con un voto che si concentra sempre più su due soli soggetti, diviene ancor più importante assicurare trasparenza e controllo democratico al loro interno. E’ necessario che i partiti siano sempre più delle case di vetro, secondo il dettato della Costituzione. Non delle caste opache».

Il problema fondamentale è proprio questo: il voto degli italiani si è concentrato su due aggregazioni politiche (PdL e PD) che rispondono l’una ad un "Capo" e l’altra ad una "casta opaca", senza effettiva democrazia interna. PdL e PD hanno nominato il Parlamento, selezionando fedeli "Yes-men" che saranno valutati sulla base di un unico criterio: la puntualità e lo scrupolo con cui premeranno il pulsante giusto al momento delle votazioni. Quando si tratterà di fare le prime riforme, a partire dal federalismo fiscale, si paleserà l’inconsistenza culturale e l’assoluta mancanza di senso dello Stato dell’oligarchia che dirige il PD.

Noto che molti commentatori, forse esaltati dalla netta vittoria berlusconiana, sostengono che la legge elettorale non sia poi così male. Io considero uno sconcio che la lista del Movimento per l’Autonomia, che ha conseguito 410.487 voti (1,26 %), si veda attribuiti 8 seggi perché era coalizzata con il Popolo della Libertà, mentre non ottiene rappresentanza la Sinistra Arcobaleno che ha ottenuto 1.124.418 voti (3,084 %). Ribadisco per l’ennesima volta: l’unica condizione perché una soglia di sbarramento sia costituzionalmente legittima e politicamente accettabile è che funzioni in modo uguale per tutte le liste. Invece la legge 21 dicembre 2005, n. 270 prevede soglie di sbarramento diversificate, cosicché le liste non sono poste tutte sullo stesso piano e la partita, in partenza, è falsata. Ci sono altri possibili vizi di legittimità costituzionale, ma, sotto il particolare profilo ora considerato, la legge n. 270/2005 sicuramente viola il principio stabilito dall’articolo 48, secondo comma, della Costituzione, secondo cui tutti i voti sono uguali, cioè devono avere peso eguale. Auspico che la Sinistra Arcobaleno, in un qualunque giudizio attinente ai risultati elettorali, induca i propri legali a sollevare, in via incidentale, la questione di legittimità costituzionale della normativa della legge n. 270/2005 per palese contrasto con l’articolo 48 Cost.. E’ l’unico modo affinché, con la giurisprudenza della Corte Costituzionale, emergano limiti e freni alle scelte di un Legislatore, ormai incapace di vedere altro che il proprio tornaconto immediato.

Vengo ora alla quota di dolori elettorali che, direttamente, assumo sulle mie spalle. Per la Camera dei Deputati, ho votato la lista del Partito Liberale italiano (PLI). Sono onorato di fare parte dei 103.760 cittadini che, in tutta Italia, hanno fatto lo stesso. Ci siamo contati e raccogliamo un consenso pari allo 0,284 % dei voti validi espressi. Il miglior risultato si è ottenuto nella Circoscrizione Toscana, dove i voti alla lista del PLI sono stati 11.919 (0,502 %).

E’ stato un danno che la lista non fosse presente nella Circoscrizione Lombardia-1 (Milano), perché le tre reti Mediaset e l’informazione fornita da Sky ne hanno approfittato, anche laddove si trattava di spiegare le modalità dell’espressione del voto, mostrando sempre fac-simili della scheda di votazione in cui il simbolo del PLI non figurava. Lo stesso è avvenuto nel caso del "Corriere della Sera". Tutto può sembrare perduto. Invece, per chi non abbia la fregola di andare ad occupare una poltrona subito, si può soltanto fare meglio. Le convinzioni non ci mancano, la determinazione nemmeno.

Fermo restando che mi definisco liberale e mi interessa lavorare per la riunificazione dei liberali, al Senato ho votato la lista del Partito socialista, come attestato di stima nei confronti del capolista. Quindi, pro-quota, mi faccio carico pure dell’insuccesso socialista. Per la carica di Presidente della Regione siciliana, ho votato Anna Finocchiaro (persona capace e penso abbastanza integra, nonostante un’attività politica di lungo corso). Per l’Assemblea regionale siciliana ho votato la lista denominata "Anna Finocchiaro presidente per la Sicilia". Questa è stata esclusa dalla rappresentanza, perché non è riuscita a superare la soglia di sbarramento regionale, fissata al 5 %. La stessa candidata Finocchiaro, nella conferenza stampa tenuta il 15 aprile 2008, ha rilevato che le liste che portavano il suo nome erano debolissime.

Concentro l’attenzione sulle sei province siciliane più popolose. Nel collegio di Palermo le cinque liste che sostenevano il candidato presidente Raffaele Lombardo hanno ottenuto insieme oltre il 68,4 % dei voti validi. Le quattro liste che appoggiavano la candidata presidente Finocchiaro si sono dovute accontentare insieme del 28,7 %. Tra queste, la lista per "Anna Finocchiaro presidente" ha raccolto appena il 2,9 % dei voti.

Nel collegio di Catania le cinque liste che sostenevano il candidato presidente Lombardo hanno ottenuto insieme oltre il 72 % dei voti validi. Le quattro liste che appoggiavano la candidata presidente Finocchiaro insieme hanno preso il 22,7 %. Tra queste, la lista per "Anna Finocchiaro presidente" ha raccolto appena il 3,2 % dei voti. Nel collegio di Messina le cinque liste che sostenevano il candidato presidente Lombardo hanno ottenuto insieme oltre il 69 % dei voti validi. Le quattro liste che appoggiavano la candidata presidente Finocchiaro insieme hanno preso il 26 %. Tra queste, la lista per "Anna Finocchiaro presidente" ha raccolto appena il 1,6 % dei voti.

Nel collegio di Agrigento le cinque liste che sostenevano il candidato presidente Lombardo hanno ottenuto insieme oltre il 67,5 % dei voti validi. Le quattro liste che appoggiavano la candidata presidente Finocchiaro insieme hanno preso il 30,6 %. Tra queste, la lista per "Anna Finocchiaro presidente" ha raccolto il 6,4 % dei voti. Nel collegio di Trapani le cinque liste che sostenevano il candidato presidente Lombardo hanno ottenuto insieme oltre il 67,6 % dei voti validi. Le quattro liste che appoggiavano la candidata presidente Finocchiaro insieme hanno preso il 30,2 %. Tra queste, la lista per "Anna Finocchiaro presidente" ha raccolto il 4,04 % dei voti.

Nel collegio di Siracusa le cinque liste che sostenevano il candidato presidente Lombardo hanno ottenuto insieme oltre il 63,9 % dei voti validi. Le quattro liste che appoggiavano la candidata presidente Finocchiaro insieme hanno preso il 33,2 %. Tra queste, la lista per "Anna Finocchiaro presidente" ha raccolto appena il 1,54 % dei voti. A cosa dovevano servire le liste "Anna Finocchiaro presidente per la Sicilia"? A fare convergere settori di opinione pubblica disposti ad allearsi con il PD, ma non a votarlo direttamente; inoltre, a consentire la presentazione di candidati espressi da altri partiti, ad esempio dal Partito socialista. Per una questione di mera tecnica elettorale, conviene che più liste di una medesima coalizione superino la soglia di sbarramento regionale. Infatti la legge elettorale regionale prevede che in ciascuna provincia vengano assegnati alle liste con i resti più alti, i seggi che non si sono potuti attribuire per insufficienza di quoziente. Più liste ammesse al riparto si traducono, quindi, in più resti, cioè in maggiori chances di ottenere seggi.

Il gruppo dirigente del PD siciliano (in particolare, proprio quello di provenienza DS) non ha ritenuto di assecondare neppure le convenienze elettorali. Ha consapevolmente operato affinché le liste "Anna Finocchiaro presidente per la Sicilia" restassero al di sotto della soglia di sbarramento. Secondo la consueta logica — che ormai noi siciliani conosciamo fin troppo bene — secondo cui è meglio "straperdere", piuttosto che aprirsi alla società e mettere in discussione gli equilibri di potere interno consolidati. La regola non scritta, ma sempre osservata, è che non bisogna consentire l’elezione di deputati dell’area del centro-sinistra fuori dal controllo dell’apparato del vertice del partito (ieri DS, oggi PD). Così va il mondo, anche nel nuovissimo partito di Walter Veltroni. Ora bisogna aspettare che ferite ed ammaccature si sanino. Dopo batoste di questo tipo sono particolarmente indicati il silenzio e la riflessione. Palermo, 16 aprile 2008

Pubblicato su www.livioghersi.it

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