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Public Policy

Va ridotta la spesa

Dna patrimoniale

Ok alla patrimoniale, purché non sia data in pasto ai mercati

di Davide Giacalone - 15 novembre 2011

Per comprendere il dna del governo Monti si dovrà prenderne una singola tessera, rivelatrice: la patrimoniale. Al netto della crisi nervosa dei francesi, il cui presidente straparla sugli altri nel mentre l’attacco speculativo s’avvicina alle sue frontiere; al netto della spocchia tedesca e della pretesa di stabilire loro chi è e chi non è credibile, nel mentre dimenticano d’essere la causa di quel che accade, occultando il fatto che quando violarono il patto di stabilità chiesero e ottennero di non essere puniti; al netto di un Obama che si complimenta per un governo che non c’è ancora, dimostrando a Perry che la cosa peggiore non è dimenticare quel che si vuole dire; al netto di tutto ciò e dei coriandoli in cui si sta riducendo la Costituzione, resta la sostanza, che si concentra nella patrimoniale.

Non è una questione ideologica e meno ancora una guerra di religione. Ho sempre pensato che quel tipo di tassazione sarebbe stata utile per abbattere il debito pubblico (e quando Giuliano Amato fece la proposta della “botta secca” criticai i suoi conti, che mi parevano sbagliati, non la necessità). Quelli che, a sinistra, vogliono la patrimoniale a ogni costo e quelli che, a destra, rispondono che la patrimoniale mai, sono soci del club dei perditempo. Potrebbero andare a Siena e una volta l’anno sfidarsi di corsa, vestiti a strisce e a scacchi. Ma dire “patrimoniale” non significa nulla, ed è al tempo, al modo e alla finalità che si deve guardare. Imporre una patrimoniale per dare i soldi in pasto agli spread sarebbe una follia recessiva. Ove mai il governo Monti avesse in mente una cosa simile (voglio escluderlo) andrebbe avversato in ogni modo. Già l’idea di dare oro alla patria non è né allettante né promettente, ma il darlo per le patrie altrui è demenziale. La guerra in corso è post-armata, ma resta il principio che non si finanziano le truppe che ti sparano. Il programma del governo Monti non può che essere quello già tracciato negli scambi epistolari con le autorità europee, perché quella è l’emergenza, vera e drammatica, che giustifica la sospensione delle regole costituzionali e apre la via a un governo che può essere utilissimo, proprio perché in grado di fare quel che altri hanno fallito. In tal senso il governo Monti non sarebbe “tecnico” e avrebbe un senso perché più dotato di forza politica nel far pesare le nostre ragioni e difendere i nostri interessi. Ricordando che le autorità dell’Unione, in particolare la Bce, si sono spinte fino a dirci che fare delle farmacie comunali, ma non ci hanno mai detto d’imporre una patrimoniale. C’è di più. A parte il fatto che se si caricassero le famiglie italiane di una patrimoniale, nel mentre il risparmio decresce o diventa negativo e con le banche che non scuciono più un quattrino e praticano l’usura per lo scoperto, automaticamente ci scaveremmo la fossa recessiva, resta la questione più importante: il nostro debito è prima di tutto figlio di una spesa pubblica corrente che è cresciuta più del prodotto interno. E’ la spesa che va bloccata, mentre una patrimoniale durissima indurrebbe l’impressione di poterla mantenere com’è.

La grande e imperdonabile colpa del governo Berlusconi, e della sua maggioranza politica, consiste nell’avere sprecato il tempo delle riforme. Paga e pagherà, per questo. Ma ciò non toglie che quelle riforme, liberalizzazioni, liberazioni del mercato e vendite, che non sono sacrifici o frustate, ma benefici e incoraggiamenti, vengono prima di ogni patrimoniale. Non si deve escluderla per principio, ma va collocata dopo la ripresa e finalizzata a tagliare l’onere del debito a accantonare ricchezza per il rilancio. Tassare gli italiani per tenere a galla le banche francesi e tedesche no, non è ammissibile. Tassarli mentre boccheggiano no, serve solo a sprofondare.

Una parte della sinistra, quella ideologica, arretrata, reazionaria e giustizialista, reclama la scudisciata contro i “ricchi”, subordinando a quella l’appoggio a Monti. Posto che gli unici “ricchi” sono loro, ovvero gli eletti mantenuti nel lusso, che in vita loro non hanno lavorato un solo giorno, se nel dna del futuro governo si troverà traccia di questa tara genetica sarà bene che gli si sbarri il cammino. Non perché il governo tecnico offenderebbe l’onore della politica, che a guardar in faccia questa classe politica non si sa dove diavolo sia, ma perché danneggerebbe gli interessi nazionali a vantaggio di chi ci è ostile. Conto che non ci sia nulla di simile, ma sappiamo dove guardare.

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