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Public Policy

Dio ci salvi dallo spread

Diventiamo tutti tedeschi

O è meglio che Angela Merkel si convinca che degli italiani non si può fare a meno?

di Elio Di Caprio - 13 gennaio 2012

Chi l’avrebbe mai immaginato che Mario Monti avrebbe “confessato” che la sua segreta aspirazione negli ultimi anni sarebbe stata quella di far diventare gli italiani più tedeschi? Magari per cancellare la brutta immagine dell’arciitaliano Berlusconi - ma ce ne sono tanti di “arci” senza essere il Cavaliere- che ci ha democraticamente rappresentato anche nei difetti nazionali negli ultimi anni offrendo l’immagine di un popolo gaudente, disordinato, irresponsabile pronto a preoccuparsi solo del proprio interesse personale o di categoria? I mass media tedeschi almeno avranno così qualche soddisfazione in più per questa indiretta conferma dei loro pregiudizi o giudizi storici che hanno un certo fondamento per fatti passati e recenti. In qualche modo riconosciamo così una nostra posizione subalterna, l’aspirazione ad un modello irraggiungibile che può solo diventare un termine di paragone e null’altro, ma poi Monti- anch’egli italianissimo- bilancia la sua autocritica con l’esortazione alla Germania a coniugare nel suo stesso interesse rigore e solidarietà con gli altri Paesi europei. L’Italia di Monti alla fine può almeno dare qualche consiglio…

Certo il nostro Capo del governo può dare tante lezioni ma non quella dello sviluppo ai tedeschi che vengono accusati di essersi già super sviluppati alle spalle degli altri Paesi grazie all’euro e pur tuttavia siamo realisticamente coscienti che se la Germania non dovesse più fungere da locomotiva economica europea non ci rimarrebbe più nulla, sarebbero guai per tutti i Paesi del Continente, sia per quelli dell’eurozona che per coloro che ne sono fuori. Facile ricordarsi e ricordare che ben prima di Monti Benito Mussolini si era esercitato senza risultato a creare a tappe forzate l’italiano nuovo in soli 20 anni illudendosi che ne venisse fuori un popolo se non guerriero, almeno laborioso, unito, disciplinato e organizzato come quello tedesco. Meno che mai potrà riuscire nell’intento Mario Monti con un governo che durerà, se va bene, solo 15 mesi. Lo sa perfettamente il Presidente del Consiglio che è diventato tale quasi per caso, costretto dalle circostanze a giocare la parte del tecnico ben sapendo che dovrà affrontare scelte politiche scomode con l’appoggio di quegli stessi partiti che, come dice impietosamente, gli fanno pena per il discredito crescente che riscuotono nell’opinione pubblica. Ci sarà un altro miracolo italiano nell’emergenza che sorprenderà i nostri vicini che evidentemente non ci conoscono mai abbastanza?

C’è da augurarselo anche se neppure noi italiani riusciamo a fare bene i conti in casa nostra sul punto in cui siamo e sui sacrifici ancora da compiere. Se l’evasione fiscale fosse sconfitta o ridotta ci assicurano che avremmo una crescita del PIL del 3-4% all’anno e forse più, se liberalizzassimo otterremmo un’ulteriore crescita dell’1 o 2 per cento, se ci fosse meno corruzione almeno un altro 1%, se poi sconfiggessimo la mafia o le mafie che ci dicono ( con quali dati?) avere un fatturato annuo di 160 miliardi di euro e 100 miliardi di profitti saremmo ancora più avanti. Se fossimo in grado di turare tulle le falle potremmo quasi dare lezioni di sviluppo alla Germania e all’Europa e dimezzare il debito pubblico in pochi anni. Cosa ci manca per portare avanti un programma così vasto, l’essere tedeschi o diventare colonia economica della Germania di Angela Merkel ? La realtà che il povero Monti si trova ad affrontare non riguarda però solo la sfiducia dei mercati e il nostro spread con la Germania, quella interna è ben più insidiosa e non si può pretendere che d’incanto vengano meno i lasciti delle stagioni precedenti e dell’ultima berlusconiana ancora incarnata da tanti personaggi che fanno da ponte tra due epoche che ostentatamente si vogliono rappresentare come incomparabilmente differenti. Uno di questi è senza dubbio Antonio Catricalà, attuale sottosegretario alla Presidnza del Consiglio, un tecnico doc o un gran commis di Stato cooptato da Monti, sempre presente ai vertici dell’amministrazione pubblica da almeno un ventennio, Presidente dell’Antitrust dal 2005 al 2011 con i governi Prodi e Berlusconi. In quest’ultima veste aveva partecipato fino a ieri ai tanti talk show televisivi inconcludenti che servono più da passerella mediatica che a far capire i problemi e come le forze politiche sarebbero stati in grado di risolverli e mai lo abbiamo sentito esprimersi in maniera così dura e ultimativa, come fa ora, sull’esigenza di liberalizzare tutto il possibile e di aggredire l’evasione fiscale. Nessuna pietà per l’evasione fiscale, bisogna sparare alzo zero contro chi non paga le tasse sono le ultime espressioni verbali del sottosegretario. E prima? Possibile che il governo Monti abbia fatto il miracolo ed abbia spinto Catricalà a dire apertamente quello che pensa e forse ha sempre pensato e non poteva dire perché da “tecnico” non poteva opporsi al governo Berlusconi? Sono tanti i messaggi distorti e confusi- in Germania non succederebbe- che ancora continuano a giungerci dall’alto come se nulla fosse cambiato, contando sulla nostra assuefazione a non vedere rispettati gli impegni presi. Voler fare troppe cose in poco tempo rischia ancora una volta di perpetuare l’effetto annuncio del precedente governo, partire lancia in resta e poi ampiamente annacquare le misure annunciate. Non siamo ancora fuori da questa logica tipicamente italiana che i tedeschi mai capirebbero. C’è il Pil che non aumenta e potrebbe aumentare, basta volerlo, con ricette a portata di mano che nessuno ha il coraggio di portare avanti, c’è Catricalà che assicura di riuscire a “liberalizzare in 10 giorni ( ma anche il sindaco De Magistris a Napoli aveva promesso di rimuovere i rifiuti in 10 giorni… ) e noi tutti siamo in attesa di improbabili miracoli da un governo a cui sembrano delegati tutti i poteri e nessun potere. Sappiamo bene che non diventeremo mai tedeschi neppure con Monti e neppure per paura dello spread : l’attuale parentesi commissariale può terminare da un momento all’altro, i mestieranti della politica possono sempre ritornare e alcuni sono ancora tra noi pronti a riprendere gli stessi giochi. Il dito medio di Bossi è sempre in agguato. L’unico modo per contenerli o renderli innocui per il futuro è pur sempre quello di dotarci di un sistema di regole chiare ( più chiare ad esempio di quelle che hanno consentito il defatigante referendum sulla legge elettorale impietosamente bocciato dalla Consulta), di responsabilità precise, di decenti meccanismi di ricambio della classe politica. Non tanto per avvicinarci ai tedeschi quanto per la nostra stessa sopravvivenza di nazione civile.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario