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Russia: partner strategico per l’Ue

Diritti umani: i nodi del pettine

Quando l’economia da sola non riesce e non può risolvere alcuni problemi politici

di Antonio Gesualdi - 16 novembre 2006

Negli ultimi cinque anni l"Unione europea ha visto rivoluzionarsi l"import-export con la Russia. La Comunità è passata da 16.645 milioni a 56.397 milioni di euro di esportazioni e da 34.272 milioni a 106.729 milioni di euro di importazione. Il saldo commerciale è passato da meno 17.627 milioni di euro del 1999 a meno 50.331 milioni di euro del 2005. Oggi dopo Stati Uniti e Cina la Russia è il maggior partner commerciale dell"Unione europea.
Tradotto politicamente significa che i Paesi ex comunisti o comunisti - di struttura comunitaria - attualmente sono i partner più importanti dell"Europa.
Domanda: a queste condizioni è pensabile una politica di avanzamento dei diritti umani o di democratizzazione in quei grandi Paesi?
Di più: la Russia compra dall"Unione macchine e veicoli e prodotti manufatti. L"Europa compra energia e materie prime. In sostanza i Paesi dell"Unione sono in deficit commerciale con la Russia sostanzialmente solo per l"energia che consumano. L"energia rappresenta i due terzi delle importazioni dell"Unione europea dalla Russia. I più dipendenti sono l"Olanda, l"Italia, la Gran Bretagna, la Francia e la Spagna. I meno dipendenti dalla Russia sono la Germania, la Polonia, la Svezia eccetera. L"Olanda ha una sovraesposizione statistica perché è uno snodo commerciale - il cosiddetto "effetto Rotterdam" - dove le materie prime destinate all"Europa arrivano e vengono smistate. Di fatto il primo paese deficitario rispetto alla Russia è l"Italia con un saldo negativo di 5.725 milioni di euro. L"Italia è anche il secondo partner commerciale della Russia dopo la Germania; esporta per poco più di 6.000 milioni di euro e importa per oltre 11.700 milioni. Il tasso di deterioramento import-export con la Russia dal 1999 ad oggi vede al primo posto la Grecia (11,9), ultima la Germania (1,1) e l"Italia a poco più di 2.
Germania e Slovenia sembrano andare di pari passo e sono riuscite a contenere la dipendenza energetica dalla Russia. Mentre l"Italia mostra una dipendenza di lungo termine, strutturale, e in peggioramento.
Durante il Consiglio europeo di Lahti, in Finlandia (dove Putin sbottò dandoci a tutti dei mafiosi e dando a tutti gli spagnoli dei corrotti) quello del leader russo non fu né uno sfogo né una gaffe, ma una vera e propria considerazione politica. Il Presidente russo stava rispondendo - politicamente - alle critiche dei leader europei sulle violazioni dei diritti umani nel suo Paese. A quel tavolo i sottostanti temi all"ordine del giorno erano ben più consistenti della banale fornitura di gas ai paesi europei. Si discuteva, implicitamente, delle reciproche dipendenze tra l"Occidente e l"Oriente europeo.
L"influenza geopolitica della Russia, è vero, dopo la fine formale del comunismo, riparte dalla dotazione naturale di materie prime sulle quali i sistemi occidentali hanno fondato le loro recenti democrazie. E come se l"equilibrio del mondo - tra mentalità e disponibilità - cercasse un qualche senso. Tutto si deve tenere; così le democrazie occidentali per prosperare ricorrono all"autoritarismo dei Paesi ricchi o di materie prime (Russia) o di popolazione (Cina) e questi ultimi ricorrono all"Occidente per i beni e i servizi.
Intanto noi continueremo a domandarci perché i paesi compratori non realizzino un cartello: un monopsonio politico-economico che risponda al monopolio di dotazioni naturali. La risposta potrebbe essere proprio in quelle reali dipendenze verso la Russia dei singoli Paesi europei - e non delle medie statistiche dell"Unione che, di fatto, non esiste politicamente -. Le dipendenze verso la Russia sono, realmente, molto diverse tra loro e, soprattutto, la Germania lo è in modo molto limitato rispetto a tutti gli altri Paesi. Anzi la questione energetica - se le classi dirigenti europee non avranno un sussulto di lucidità - potrebbe diventare uno strumento utile per dividere ancora di più l"Europa occidentale: Italia, Gran Bretagna, Francia e Spagna fortemente dipendenti dall"energia russa e Germania (e suoi diretti satelliti) fortemente in equilibrio. Il futuro dell"Unione europea, insomma, passa anche dall"approvvigionamento energetico, ma passa soprattutto dalla Politica.
Domanda di rincalzo: questi Paesi autoritari - Cina e Russia - hanno bisogno, a loro volta, veramente, dei sistemi Occidentali per vivere? Le bilance commerciali sembrerebbero rispondere con un secco "no". Ma l"economicismo, come sempre, ci porta sistematicamente fuori strada.
Esistono ancora grandi possibilità di riequilibrio non nelle bilance commerciali, ma nelle bilance politiche; dei diritti umani, delle questioni ambientali, delle democrazie liberali. In questo l"Europa, prima di tutto, ha le potenzialità per contribuire a mantenere un equilibrio mondiale tra sfruttamento delle risorse naturali e sfruttamento delle risorse umane. Ma deve essere un"Europa dei popoli - federata - e non delle classi dirigenti che pensano solo a come far funzionare i propri termosifoni.
Putin, che bravo com"è a governare quel grande Paese che è la Russia, non ha fatto né una gaffe, nè una provocazione, ma ci ha posto una reale questione politica - strettamente politica - alla quale dobbiamo una risposta. Non replicare, o peggio, tacere sui diritti umani, sull"ambiente, sui processi liberali e democratici e assecondare solo gli interessi economici e di utilità immediata significherà ammettere - sostanzialmente - di non avere più... risorse umane. Significherà aver abdicato alla storia delle rivoluzioni costituzionali e liberal-egualitarie dell"Europa occidentale. Significherà anche che è in atto il declino strutturale dell"Unione europea e delle sue vaghe idee di unificazione concretizzate, finora, soltanto in una sado-moneta unica priva di qualsiasi politica economica e quindi, anche, energetica.

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