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Ricordiamoci che esiste anche la politica

Diplomazia parallela

Attenzione. Il ruolo di “supplenza” è sinonimo di un deragliamento costituzionale

di Davide Giacalone - 30 maggio 2011

Il segnale arriva forte e chiaro, da Varsavia: una diplomazia parallela è al lavoro e miete successi che quella ufficiale neanche si sogna. Il Presidente della Repubblica aveva deciso di non partecipare alla cena polacca, fin quando ha saputo che sarebbe stato presente il Presidente statunitense, che con lui avrebbe potuto avere un breve (ma significativo) colloqui privato e che il tutto sarebbe avvenuto dopo il tentativo, tardivo e scomposto, messo in atto da Silvio Berlusconi per spiegare ai colleghi che è con lui che devono parlare, non con altri.

La politica estera è fatta anche di cerimonie e simbologie. Dalle cerimonie il capo del governo italiano è stato progressivamente emarginato. La sua tecnica delle relazioni personali s’è logorata, anche a causa di una straordinaria campagna di denigrazione, originata e alimentata dall’Italia. Dagli stessi che fanno la boccuccia a cul di gallina quando è lui (sbagliando) a sottoporre i guai nazionali agli altri capi di governo. Giorgio Napolitano ha visto lo spazio che l’indebolimento di Berlusconi lascia libero ed è corso ad occuparlo, complice un ministro degli esteri che non ha spessore proprio.

La forma è sempre stata salvata, perché le iniziative pubbliche del Presidente sono costantemente accompagnate dal governo, con la presenza del ministro o di un sottosegretario. Che, però, non contano un bel niente, perché privi di legami e forza propria. La sostanza è diversa: il ruolo di “supplenza”, tanto apprezzato dai costituzionalisti omologati, è un deragliamento costituzionale.

In quanto alle simbologie, non se ne poteva immaginare una più forte: nella città in cui fu firmato il Patto di Varsavia (magia delle date: era maggio, 1955), concepito per contrastare la Nato (ovvero il nostro mondo libero e democratico) e per protestare contro l’ingresso della Germania Ovest in quell’alleanza difensiva, nella capitale in cui il dominio comunista s’impose con la violenza, nell’ambito di una fratellanza internazionalista di cui Napolitano era paladino e componente, ora è lui, lo stesso Napolitano, senza avere nulla e in nessun modo rinnegato, a divenire garante della coerenza italiana con gli interessi della Nato. Ci si può complimentare con il collaudato professionista, capace di prepararsi per anni a questo ruolo, o ci si può rivolgere dall’altra parte, ai tanti pressappochisti governativi, domandando: come ci siete riusciti? Si possono anche fare entrambe le cose. A quei tavoli internazionali l’Italia conta per due temi: il contributo alle missioni militari e il rigore dei conti pubblici, che non metta nei guai le banche di quelli che danno lezioni di stabilità.

La prima cosa è garantita da Napolitano, la seconda è stata assegnata a Giulio Tremonti. La solitudine di Berlusconi è dovuta (oltre all’essersi circondato d’adulatori interessati) più a ciò che ai processi in corso. Anzi, questi ultimi non andrebbero da nessuna parte e si potrebbe comodamente attendere l’assoluzione o la prescrizione, se non fosse che lo scenario retrostante s’è fatto arcigno.

Per chi avesse voglia di capire lo spessore dell’operazione politica e la copertura mediatica di cui dispone, suggerisco il seguente esercizio: ripercorra la cronologia della guerra in Libia, verificando che le posizioni del governo sono state costantemente abbandonate, a favore di quelle del Quirinale, poi cerchi analisi convincenti e non superficiali su come stanno andando le cose e come si può prevedere si concludano, accorgendosi che non ce ne sono, o sono ben rimpiattate. Sicché si capirà perché la diplomazia berlusconiana è costretta ad esercitarsi in piedi, agguantando gli interlocutori, mentre quella quirinalizia s’attovaglia comodamente, incassando sorrisi di riconoscenza.

Posto che, fra qualche ora, passerà la fregola di contare i voti, e posto che questo ludico passatempo non sempre si conclude in bellezza, può darsi ci si ricordi che esiste anche la politica. Amante suscettibile, che se trascurata si trastulla altrove.

Pubblicato da Libero

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