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Senza linea comune si fa politica con altri mezzi

Diplomazia con sviluppo e cooperazione

Firmato a Bruxelles il primo Development Policy Statement tra Ue e Paesi poveri

di Antonio Picasso - 21 dicembre 2005

L"evento è storico. Ieri, 20 dicembre, a Bruxelles è stato firmato il primo Development Policy Statement dalla nascita dell"Europa unita. Per la prima volta, gli organi esecutivi dell"Unione europea - il presidente della Commissione, José Manuel Durao Barroso, il presidente del Europarlamento, Josep Borrell, e il Primo monistro britannico, Tony Blair, in qualità di presidente di turno, peraltro uscente - si sono espressi congiuntamente su una visione comune di valori, obiettivi, principi e strumenti per lo sviluppo.

Dopo il G8 di Gleneagles impostato da Blair, sull’Africa – anche se tragicamente sfregiato dagli attentati di Londra – e il di pochi giorni precedente Live 8, promosso dal cantante Bob Geldof, il 2005 si chiude con la firma di un documento sul consenso europeo per lo sviluppo e la cooperazione tra l’Unione europea e i Paesi in via di sviluppo. Si tratta di un esplicito impegno a continuare la strada già intrapresa.

“Fare di più, meglio e più velocemente”. Questo lo slogan esplicitamente scritto nel comunicato stampa. Nei settori di cooperazione e sviluppo, l’Europa vanta una posizione di primato mondiale. È, inoltre, il più grande donatore al mondo in favore delle aree depresse del pianeta. Il 55% delle sovvenzioni verso quest’ultime, infatti, proviene dai 25 membri dell’Ue, di cui il 20% è gestito direttamente e autonomamente dalla Commissione. L’Unione, inoltre, è il primo partner commerciale dei paesi più poveri del pianeta. Di conseguenza, ne è anche il maggiore importatore. E questo è, purtroppo, il solo fiore all’occhiello del Vecchio continente. .

Tuttavia, non è detto che le buone intenzioni non possano portare a ulteriori risultati positivi. Continuare, anzi incentivare la collaborazione tra la ricca e produttiva Europa e le bisognose aree depresse è un’operazione già iniziata. Non è un caso, infatti, che dell’Africa si parli, con le dovute riserve e l’obbligatoria cautela, come di un Continente grigio. Non più nero e uniformemente arretrato, bensì seriamente e concretamente impegnato a sollevare se stesso dalle proprie sorti. .

Certo, la strada dei Millennium Development Goals è ancora lunga, tuttavia, l’Europa la sta percorrendo con la giusta andatura. Perché non è da escludere che cooperazione e sviluppo diventino i giusti strumenti, già in dotazione a Bruxelles, per costruire un’altrettanto giusta politica estera comunitaria. .

Si parla, ormai quotidianamente, delle falle europee in politica estera e di difesa. Si cercano sempre compromessi che, per l’ostinato rifiuto da parte dei governi nazionali a rinunciare a uno spicchio delle proprie autonomie e prerogative, si rivelano sempre miseri sulla carta e difficilmente realizzabili in concreto. Nel documento firmato ieri, però, si parla di consenso. Bruxelles è alla ricerca di un esplicito appoggio, da parte delle singole capitali, ma soprattutto da parte di tutta la cittadinanza europea. Una volta ottenuto, l’Ue potrebbe fare dell’intervento economico, umanitario e di aiuto il canale operativo come effettivo soggetto internazionale.

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