ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Dialogo obbligato per la bella Italia

Lontananza abissale dalle urgenze del Paese

Dialogo obbligato per la bella Italia

Primo passo il buon senso. Perché siamo nella lista nera di chi è senza progetti

di Alessandra Servidori - 18 aprile 2006

L’esito delle elezioni, segnato prima e dopo la campagna dalla violenza delle parole e dei comportamenti, preoccupa giustamente il popolo italiano poiché, ancora una volta, nel tritacarne dello scontro politico, emerge un senso di irrealtà, di lontananza abissale dalle vere urgenze del Paese.La verità è che il pessimo stato di salute dei nostri conti , mette i brividi e costringe l’Unione alla necessità di una “terapia d’urgenza” di là dalle facili promesse,per riportarli in ordine, e obbliga le due coalizioni a passi di intesa. Con la nuova legge elettorale Prodi – e in alternativa comunque nessun primo ministro – non avrà più una maggioranza altrettanto ampia in Parlamento di quella che ha avuto a disposizione per cinque anni Berlusconi, senza approfittarne. Prodi non canti vittoria e non butti nel cestino l’offerta di Grande Coalizione fatta da Berlusconi. Scorrono le immagini di un Professore che ha vinto di misura, ma sconfitto per una campagna elettorale sbagliata che ha consentito la rimonta del Cavaliere,e di un Rutelli e un Fassino bastonati dai loro reciproci partiti per aver suonato, stonando, le sirene della vittoria quando i risultati elettorali sono evidentemente fragili, precari e soprattutto confusi. Il professore potrà (?) formare il Governo ma è meno vero che potrà governare il Paese. Per questo l’Unione di argilla invece che respingere in modo arrogante e pregiudiziale la grande coalizione ponga condizioni chiare perché il dialogo è obbligato per il centro-sinistra e necessario per la nostra bella Italia. Chi ha più buon senso lo usi : a favore della convergenza di comportamenti e strategie tra le forze politiche, piuttosto che imbarcarsi in una deriva zapateriana che porterebbe solo danno. Vi sono infatti tre principi non negoziabili che sono la vita, la famiglia e la libertà di educazione per una società che ha bisogno di trovare un accordo superando intelligentemente i conflitti. Chi vince si prende tutto ma non i sentimenti della gente e il destino di un Paese. La crescita economica di Eurolandia è in espansione ma l’Italia è nella lista nera dei paesi europei che hanno fatto scarsi progressi sul fronte della spesa pubblica. Dunque non è litigando che aiutiamo l’economia nostrana e tanto meno bloccando le riforme. Sarà solo l’intelligenza di proseguire e non smontare le riforme che darà alcuni risultati, e primo fra tutti,un mercato del lavoro dinamico, competitivo, moderno che significa lavoro, istruzione,sicurezza. L’invettiva della sinistra di queste ore contro la Legge Biagi che vogliono subito abolire è ancora una volta una infamia . La legge ha messo a disposizione dei sindacati e dei datori di lavoro gli strumenti della flessibilità che ci sono in tutti i Paesi europei, strumenti che possono utilizzare o meno.Qualunque contratto è meglio del lavoro nero e se torniamo indietro alimentiamo il sommerso non la precarietà e rimaniamo fuori dal contesto comunitario e dunque dalla competitività e dallo sviluppo.Se poi guardiamo gli effetti della legge Biagi dati Istat alla mano, notiamo che tra il 2001 e il 2005 l’occupazione è aumentata del 5%; la disoccupazione è diminuita dal 9,2 al 7,1,dato più basso dal 1992.Persino nel mezzogiorno ci sono più occupati e notiamo soprattutto che su 100 contratti ,88 sono a tempo indeterminato e 12 quelli a termine. Questa è la verità .Se si guardano bene i dati elettorali, si scopre che i massimalisti e gli estremisti delle due ali rappresentano “solo” un terzo dell’elettorato. Gli altri due terzi sono tutti quei riformisti e moderati di entrambi gli schieramenti, costretti dalla camicia di forza di un sistema politico sbagliato ad essere divisi. E a vivere in uno stato di perenne ingovernabilità, visto che il nostro falso bipolarismo – in cui vince chi promette di più e aggrega una quantità maggiore di forze, salvo poi non essere in grado di soddisfare le aspettative suscitate e ritrovarsi ricattato dalle minoranze più massimaliste – ci ha regalato il declino del Paese. E’ a quei due terzi di italiani “ragionevoli” che i dialoganti di entrambi i poli devono offrire la via d’uscita che si chiama Costituente. Un percorso di riforma istituzionale concordato può essere tracciato in una situazione nella quale la governabilità del Paese è garantita da un patto tra le due coalizioni nel quale il centrosinistra cede agli avversari la presidenza di una Camera, anche se con questi numeri , forse non basterà. C’è infatti il rischio –reale- di una transumanza di qualche esponente dell’Unione e dunque diventa fondamentale guardare in cima al Colle. E’ probabile che Ciampi non sia disponibile ad una riconferma e allora si deve trovare un Presidente di garanzia che vada bene a tutti, magari indicato dal centro destra. Come già è successo per la Presidenza della Rai. E’ vitale lanciare segnali di tregua e comunque se “la guerra” continua sarà nei fatti il trovare un altro traghettatore che non sarà Prodi.Un accordo che consenta a Prodi di governare “a tempo “ è la soluzione giusta,un patto dunque nel quale il centrodestra accetta che ora Prodi guidi il governo e il professore accetta una legislatura breve che abbia come fine la riforma costituzionale.

Pubblicato sull’Avanti il 17 aprile 2006

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario