ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Deprimersi è negativo, servono interventi

Cari giovani urge una rivoluzione politica

Deprimersi è negativo, servono interventi

La spesa pubblica italiana, non solo non è la soluzione, ma è il problema

di Davide Giacalone - 27 novembre 2008

Gli europei che si gioveranno del minore rigore sui vincoli di bilancio allargheranno il deficit, sosterranno la domanda interna e spingeranno la competitività delle loro aziende mitigando il prelievo fiscale. Noi non “approfitteremo”, come lo stesso presidente del consiglio ha detto. Non lo faremo perché non possiamo permetterci d’allargare il più grande debito del mondo sviluppato. Un tasto, questo, sul quale continuo a battere perché in tempi di vacche magre quel macigno si rivela insopportabile.

Quando si parla di spesa pubblica è da lì che si deve partire, altrimenti si confondo i piani delle convenienze. Solo qualche numero, per capirsi. Siamo lo Stato più indebitato (104% del prodotto interno annuo, contro il 65 di Usa e Germania ed il 36 della Spagna), ma abbiamo le famiglie meno indebitate (il 30% del pil, contro il 100 di Usa e Gran Bretagna, l’80 della Spagna ed il 59 della Germania). Se potessimo sollecitare le famiglie ad allargare il loro debito, avremmo una leva lunga e vantaggiosa con cui risollevare il mercato. Il guaio è che quelle stesse famiglie devono già pagare il prezzo del debito pubblico, sopportando un enorme peso fiscale.

Sono meno indebitate, pertanto, ma hanno anche meno soldi da spendere. A questo si aggiunga che mentre i tassi d’interesse vengono tagliati, quelli sul nostro debito salgono in rapporto agli altri (siamo al massimo fra noi e la Germania), perché considerati un Paese a maggior rischio. Inaffidabile. Tutto questo per dire che la spesa pubblica, in perenne compagnia delle tasse, non solo non è la soluzione, ma è il problema.

Deprimersi è negativo, ma non basta tenere alto l’umore. E’ come se un padre dilapidatore, nel mentre s’accinge a partire in vacanza con l’amante, invitasse i congiunti a non tenere il broncio e star su con il morale, che la vita è bella. Quelli, invece, dovrebbero fermarlo, vendere i biglietti, se possibile anche l’amante, e riprendersi i soldi propri. Che in termini di politica economica significa tagli alla spesa pubblica improduttiva, tagli dei privilegi ed impiego dei soldi per investimenti. Una rivoluzione politica, prima che economica. Dovrebbero farla i più giovani, senza attendere che il padre dissennato passi loro i debiti assieme con l’ossigenata. Più alti i primi e più vecchia la seconda.

Pubblicato su Libero di giovedì 27 novembre

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario