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Public Policy

Un comportamento da irresponsabili

Demolizione democratica

Finanziano le pensioni in deficit.Spesa pubblica sempre meno dedicata agli investimenti

di Davide Giacalone - 27 giugno 2007

Fermiamo un attimo la polemica politica e guardiamo dentro al burrone nel quale ci stiamo buttando. La faccenda delle pensioni non è rilevante per dimostrare l’irrilevanza dei riformisti o l’inutile parlare di Padoa Schioppa, perché segnala un problema assai più grave: la debolezza istituzionale e politica condanna l’economia.

Noi italiani abbiamo un debito pubblico enorme, di gran lunga il più elevato nell’area dell’euro e, quindi, siamo anche quelli che pagano sangue al crescere dei tassi d’interessi. Che sono cresciuti e cresceranno ancora. Più passa il tempo più i nostri soldi devono essere usati non per fare scuole ed ospedali, ma per pagare gli interessi. In questa situazione sarebbe ragionevole attendersi una politica fiscale tutta diretta alla riduzione del debito. Ma tale politica avrebbe sgradevoli effetti depressivi, perché si tolgono soldi dal mercato e dai consumi. Quindi si può ben sostenere che la diminuzione del debito non è l’unico obiettivo e che la spesa pubblica si giustifica comunque se destinata agli investimenti (quindi alla speranza di maggiore ricchezza futura), così come si giustifica una diminuzione delle tasse, che toglie gettito immediato ma ne può restituire maggiormente se capace di far ripartire il ciclo virtuoso di produzione e consumo. Diciamo che nello spostarsi da un estremo all’altro di questo dilemma dovrebbe consistere la diversità delle proposte politiche.

Il guaio è che si tenta l’evasione dalla realtà. Non è che si siano trovati dei soldi per le pensioni, è che si è deciso di finanziarle in deficit, quindi aumentando il debito pubblico. E quella spesa non è un investimento, ma un impegno eterno che fa crescere quella corrente. Morale: le tasse cresceranno anziché diminuire e ci suicideremo nel combinarsi di alto indebitamento e scarsa produttività.

A questo s’aggiunga che tutto questo balletto pensionistico dimostra la non certezza del diritto, continuando a mentire ai più giovani e non dando loro alcun punto fisso con cui orientarsi. Un governo alla disperata ricerca del consenso, utile fra una settimana, sta appesantendo tutti con oneri da pagarsi negli anni. Non è questione di destra o di sinistra, è che qui, da irresponsabili, si demoliscono le basi della convivenza civile e si trivellano le fondamenta della democrazia.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di mercoledì 27 giugno 2007

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario