ultimora
Public Policy

Le prossime elezioni fra meno di un anno

Democrazia o votocrazia?

Dalle politiche alle europee. Il ciclo elettorale continuo che martirizza la nostra democrazia

di Davide Giacalone - 15 aprile 2008

Ancora si contano le schede, e già ci si deve preparare ad una nuova campagna elettorale. Dalla primavera dell’anno prossimo, quindi dalle elezioni europee, ci separa meno dell’anno previsto dal calendario. Fra qualche giorno s’insedierà il nuovo Parlamento, entro maggio sarà in carica il nuovo governo. Avrà una sessantina di giorni per fare quello che riterrà utile ed urgente, poi, superato il torpore agostano, comincerà la corrida della legge finanziaria (inutile, da cancellare, ma sempre lì), cui si aggiungerà la baruffa per la legge elettorale. Senza questa riforma, la primavera sarà sia elettorale che referendaria.

Governare seriamente non significa far del male ai cittadini, accanendosi sadicamente. Semmai il contrario. Governare seriamente, però, significa rompere la connivenza di conservazione e rendita, di spesa pubblica ed improduttività. Ciò comporta la penalizzazione d’interessi che si ritengono intoccabili, e che riguardano milioni d’italiani. Fatta la finanziaria, ahinoi, comincia la campagna elettorale, che non è esattamente la stagione migliore per dir cose sensate e coerenti. Così come anche la (da me) auspicata collaborazione istituzionale, il dialogo per riforme che comprendano il sistema elettorale, non è certo favorito dal fatto che, opponendosi e protestando, la sinistra antagonista punirà quel che residua del partito democratico, dato che alle europee non esiste il “voto utile”, anzi, si ha la sensazione che siano complessivamente inutili.

In tutte le democrazie del mondo, anche quelle in cui l’istituzione governo è molto solida e forte, i voti di medio termine od amministrativi hanno sempre riflessi politici nazionali. E’ normale. Non è normale, invece, il ciclo elettorale continuo che martirizza la nostra democrazia, trasformata in votocrazia. Si vota in continuazione e si elegge a getto continuo gente che torna indietro e spiega che si è accorta dopo di non avere poteri, o di avere gli alleati sbagliati, o che la realtà era diversa da come gliel’avevano raccontata. E se è sicuro che non c’è libertà dove non c’è democrazia, è altrettanto chiara l’oziosità di voti che non propiziano arte e responsabilità di governo. Una sorta di maledizione elettorale, che trasforma le urne in contenitori del vuoto, in costosa agitazione dell’immobilità.

Pubblicato su Libero di martedì 15 aprile

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario