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Il futuro dell'euro e dell'Europa

Deludente e pericoloso

è ora di far valere i nostri interessi

di Davide Giacalone - 10 dicembre 2011

Non è nata l’Europa a due velocità, a Bruxelles hanno accoppato l’Unione europea, senza riuscire a dir nulla di definitivo sulla salvezza dell’euro. Non si tratta di reclamare l’unanimità, che a sua volta era un ostacolo, ma sta di fatto che la Gran Bretagna s’è chiamata fuori da un accordo masochista, destinato a deprimere la crescita e diffondere l’insicurezza. Se l’euro si consolida solo inseguendo il taglio del debito, quindi a suon di tasse, il futuro europeo e deprimente. Intanto noi italiani ci rassegniamo a trenta anni di manovre fustigatrici, nel mentre i tassi d’interesse continuano a tonificare il debito. Roba da film dell’orrore.

Ciò comporta la necessità di guardare negli occhi la realtà: le banche europee sono già fallite e l’unico modo per non prenderne atto è offrire la garanzia statale illimitata. Con quel che segue. Il che, infine, ci porta alle cose di casa nostra: ha senso donare il sangue, se serve alla vita altrui, ma non ne ha svenarsi per vederlo zampillare inutilmente. Il documento finale paralizza i deficit e pretende la riduzione dei debiti, consegnando il potere di sorveglianza nelle mani dei giudici (Corte di giustizia), senza nulla dire circa la federalizzazione dei rischi. Assegna un ruolo alla Bce nell’amministrazione del Fondo salva stati, ma senza dire con quale finalità. La vera banca centrale, sull’esempio della Fed, non è nata. Il documento è reticente, perciò insufficiente. Il sedicesimo punto è anche umiliante, mettendo assieme chi ha falsificato i bilanci con chi ha subito le conseguenze negative della crisi dell’euro.

Mario Monti ha incontrato il segretario al tesoro statunitense, Timothy Geithner, annunciando che a gennaio sarà dal presidente Obama. Molto bene, l’amicizia è salda. Ma la ricetta statunitense, per salvare il settore creditizio, è netta: dal 2008 ad oggi hanno stampato più di 20 trilioni di dollari. Chiedono all’Europa di fare altrettanto, ma noi non possiamo, perché la Merkel suppone di guadagnare peso politico chiedendo a tutti di diventare tedeschi e Sarkozy ha pensato di fare il bullo all’ombra delle cannoniere tedesche, credendo così di allontanare il mostro dalle banche francesi. Inutile far finta di non vederlo: le due sponde dell’Atlantico vanno in direzione opposta. Intanto l’Eba (European banking autority) impone ricapitalizzazioni immediate che, se effettuate, equivarrebbero al prosciugamento della già scarsa liquidità. L’esatto contrario di quel che ci serve.

Noi italiani abbiamo due punti di forza: a. il debito complessivo, pubblico più privato, è fra i più bassi (303% sul pil, contro 341 della Francia e 497 del Regno Unito); b. le nostre banche hanno in portafoglio molti titoli del nostro debito pubblico. Ora basta con i compitini a casa, lo scontro è duro e sarebbe folle non far valere i nostri interessi. Le banche europee si salvano solo a fronte di una garanzia illimitata, sul cui sfondo c’è la nazionalizzazione, se tedeschi e francesi pensano di spremere i nostri contribuenti per salvare i loro istituti di credito, condotti peggio dei nostri, la risposta deve essere chiara: no. Se lo scordino. Possiamo, assieme, infilare il piede di porco nello stipite di queste regole e farle saltare, prendendo atto che l’euro fu una presunzione e salvandolo facendo i conti con la realtà. Possiamo farlo assieme, pagandone il prezzo.

Ma l’idea che ci si faccia la guerra in questo modo, puntando all’altrui annientamento commerciale, è meglio cancellarla subito dal novero delle possibilità. Mandare a casa Merkel e Sarkozy, se lo vorranno, è affare degli elettori tedeschi e francesi, togliere loro la possibilità di sentirsi padroni d’Europa, imponendo un errore appresso all’altro, è questione politica e istituzionale che ci riguarda. Da ieri la Gran Bretagna, facendosi portatrice anche di altri interessi, scommette sul fallimento dell’euro. Questo è il capolavoro della ditta Sarkel. Il nostro governo deve dire: no. Altro che festeggiare la riammissione al tavolo da pranzo!

Ho considerato la manovra economica del governo Monti iniqua, ma necessaria, sebbene riproduca lo schema del tassare per conservare, quando si deve detassare per crescere. Ma ho anche avvertito che era giusto costruirla in vista del Consiglio europeo, il cui esito è stato insoddisfacente, quindi pericoloso. A me non avete mai sentito dire che i “mercati bocciano” questa o quella politica, perché sono considerazioni di banale idiozia, mentre ho letto e riletto che il calo degli spread era il segno della promozione, meritata da Monti. Gli spread sono rimasti altissimi, posto che salivano e scendevano anche prima dell’era montiana, come continueranno a fare dopo, fino al giorno in cui non si fermerà questa speculazione.

Finiamola con questo linguaggio da minorati e prendiamo atto che il risanamento dei conti è interesse nostro, ma bruciare ricchezza degli italiani sull’altare degli spread non è solo inutile, è controproducente. Noi abbiamo fatto quel che dovevamo, gli altri no. Essere europeisti, come io sono, non significa piegarsi agli egoismi degli altri, ma piegare gli egoismi di ciascuno, comprese le nostre intollerabili negligenze nel governo irresponsabile della spesa pubblica, agli interessi comuni. Che oggi consistono nella federalizzazione dei debiti sovrani e nella garanzia della Bce verso il sistema bancario. Anche un solo passo in meno rende il resto inutile. Compresi i sacrifici imposti a cittadini che di tutto ciò non sono minimamente responsabili.

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