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La decisione della Commissione AntiMafia

Dell’inciviltà giuridica

Sulla giustizia la Politica deve rendere efficiente un sistema allo sfascio. Null’altro.

di Davide Giacalone - 05 aprile 2007

Dissento radicalmente dall’unanime decisione della commissione parlamentare antimafia di precludere la candidatura a chi sia stato rinviato a giudizio per gravi reati. Spero che i partiti politici, recuperando un po’ di civiltà del diritto, non ne tengano alcun conto. Chi ha commesso dei crimini, specie se legati alle associazioni mafiose, dovrebbe stare in galera e neanche dovrebbe porsi il problema della candidatura. L’inciviltà di quella decisione parlamentare sta proprio nell’arrendersi innanzi all’assenza di giustizia, sperando di rimediare con l’ipocrita direttiva sui candidati (tanto le cosche appoggiano i gruppi compiacenti, mica candidano i capi in consiglio comunale).

Data la cronica ed intollerabile lentezza della giustizia italiana se si rispettasse quella decisione si consegnerebbe ai giudici dell’udienza preliminare il diritto di stabilire chi può essere eletto e chi no. Le primarie in tribunale. E rientrerebbe nella categoria dei non presentabili anche chi, magari in dieci anni, è già stato assolto due volte ma deve rassegnarsi ad attendere l’ulteriore ricorso dell’accusa in cassazione. L’unanimità, poi, si è raggiunta perché la regola dovrebbe valere per le elezioni amministrative, ovvero per organismi passibili di scioglimento, per infiltrazioni mafiose, senza che vi siano pronunciamenti giudiziari.

Ma, oltre a smarrire il confine delle responsabilità istituzionali, quell’unanimità è resa paradossale dal comprendere dei condannati. Come si può sostenere che un rinviato a giudizio non può fare il consigliere comunale, ma un condannato può sedere in commissione antimafia? O vale la presunzione d’innocenza (come ci obbliga la Costituzione), o valgono le pene accessorie sull’elettorato passivo (come ci obbliga la legge), oppure queste sono solo chiacchiere per gente che crede il diritto sia l’altro verso del rovescio.

Il dovere del Parlamento è quello di porre rimedio ad una giustizia allo sfascio, incapace di condannare in tempi brevi i conclamati colpevoli e di prosciogliere in tempi ragionevoli gli innocenti, liberandoli da ogni sospetto, una giustizia ingiusta che carcera le persone prima del processo e le lascia libere dopo la condanna. Di questo, però, il Parlamento non e capace, per pochezza morale, timore ed ossequio al corporativismo.

www.davidegiacalone.it

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