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Public Policy

Il (dis)ordine pubblico del nostro Paese

Delitti e sicurezza imperfetta

L’Italia dei paradossi: aumentano le liti e le denunce e diminuiscono i reati gravi e cruenti

di Davide Giacalone - 21 giugno 2007

Significative coincidenze di una giornata politica: da una parte il ministro degli Interni illustra, con il capo della Polizia, la situazione dell’ordine pubblico e segnala una interessante diminuzione dei reati più gravi e cruenti, con un più che dimezzamento, rispetto a dieci anni fa, degli omicidi legati alla criminalità organizzata; dall’altra il medesimo governo annuncia che il medesimo capo della Polizia può considerarsi destituito.

La seconda cosa sarà oggetto di polemiche politiche, posto che dal punto di vista dell’etichetta istituzionale la frittata è già stata fatta. Per ora m’interessa tornare al primo dato, perché al diminuire dei grandi delitti si accompagna un crescere dell’insicurezza collettiva, il che è solo apparentemente contraddittorio. Restiamo agli omicidi, i reati più gravi. Una cosa è apprendere che la cosca dei corleonesi ha fatto una mattanza in quella dei catanesi, altra sapere che il tabaccaio all’angolo è stato ammazzato per rubargli qualche centinaio di euro. Nel primo caso mi sento poco coinvolto, non aderendo a nessuna cosca, ed anzi, con poco cordoglio, valuto non negativamente il fatto che, tirate le somme, i mafiosi in vita sono diminuiti. Nel secondo, invece, se faccio il tabaccaio mi considero in trincea e se guardo in tasca e ci trovo una somma simile a quella rubata, anche se non faccio il commerciante, mi sento anch’io in pericolo. A questo si aggiunga che ad ingenerare insicurezza non sono tanto i fatti di cronaca legati alla grande criminalità, bensì quei fenomeni che, con dicitura assai fuorviante, rientrano nella categoria della piccola criminalità. Che è piccola se si prende in considerazione ogni singolo reato, ma è grandissima se li si somma e si valuta il danno collettivo che arrecano. Oltre tutto da questo lato anche le statistiche del ministero degli Interni sono fallaci, perché molti “piccoli” reati non vengono neanche denunciati. E la mancata denuncia è un segno di sfiducia nelle forze dell’ordine e nella giustizia. Purtroppo più che giustificata. Al contrario l’aumento delle denunce relative alle violenze subite dalle donne segnala non una maggiore fiducia, ma una minore (per quanto ingiustificata) vergogna ed omertà. Mentre l’aumento delle denunce per le liti, anche per futili motivi, è indicatore di un incattivirsi sociale, dato che sono significative, sia le liti che le denunce, di una conflittualità senza mediazione razionale.

Il quadro non è confortante, perché l’aumento dell’insicurezza ed il salire della temperatura sociale non sono sintomi di buona salute. Ma di ordine pubblico e di questi temi ci occuperemo, per giorni, parlando del destino di De Gennaro, così come della Guardia di Finanza ci siamo occupati parlando del generale Speciale. Temi rilevanti, non c’è dubbio, ma non propriamente attinenti ai compiti degli uomini in divisa.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario