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Ma un fondo continentale per l’Europa?

Debiti e vizi di casa nostra

Abbiamo usato la spesa pubblica per sostenere i mercati. Ora però rischiamo grosso

di Davide Giacalone - 07 ottobre 2008

Sabato scorso, a Parigi, l’Unione Europea cresciuta in gran fretta, il gigante economico affetto da nanismo politico, ha fatto il suo ingresso nel passato. Il vertice a quattro (Francia, Germania, Inghilterra ed Italia), presenti i presidenti della Commissione, del Parlamento e della Banca Centrale Europea, non ha alcun fondamento istituzionale, ha indispettito gli esclusi, ma era necessario. Nessuno creda che si tratti di temi per esperti, perché il nocciolo della questione è questo: si devono violare le regole di bilancio che sono a fondamento dell’Europa odierna. Non avendo autorità europee degne di questo nome, toccherà ai singoli Stati intervenire a sostegno del mercato, il che comporterà la rottura del tetto deficit/pil.

Attenti, perché noi italiani rischiamo l’osso del collo. Fin qui, dei parametri europei, ce ne siamo fatti un baffo. Li usavamo per tirarceli dietro in campagna elettorale, ma, in quindici anni e con governi multicolori, il debito pubblico è diminuito di un’inezia. La sua enormità ridicolizza i vincoli minori. Mentre gli altri si ristrutturavano, recuperando produttività, in modo da non cedere quote di mercato mondiale, noi usavamo la spesa pubblica per finanziare i nostri vizi, perdendo progressivamente quote di commercio internazionale. I governi in carica ripetevano: è andata meglio dell’anno scorso, procediamo bene. Ma mentivano, perché i mercati mondiali sono molto cresciuti ed anche noi ne abbiamo approfittato, talché, se ci misuriamo solo con noi stessi, si può dire che siamo andati avanti, purtroppo, però, progredivamo con lentezza, mentre gli altri correvano, quindi perdevamo terreno e ci impoverivamo in senso relativo.

Ora la musica cambia e tutti useranno la spesa pubblica per sostenere i mercati, mentre noi non vedremo la novità, avendolo sempre fatto. Però aggraveremo il debito, che ci costa un occhio della testa. Eravamo dopati, insomma, ed ora che tira una brutta aria rischiamo l’overdose. Le nostre banche sono meno esposte, perché meno evolute. Ma per proteggerle senza aumentare il debito dobbiamo sperare che gli europei credano nell’Europa e varino un fondo continentale. Ancora una volta, cerchiamo di annegare in Europa i nostri difetti, dopo aver lasciato scorrere inutilmente il tempo delle occasioni e dei bassi tassi.

Pubblicato su Libero di martedì 7 ottobre

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