ultimora
Public Policy

Berlusconi sotto tiro anche a destra

Dallo scola pasta alle comiche

Il malessere va oltre la legge elettorale da modificare

di Elio Di Caprio - 10 dicembre 2007

D"Alema si diceva sicuro qualche anno fa che avremmo visto prima o poi l"alieno Silvio Berlusconi con lo scola pasta in testa. Poi ha avuto il tempo di ricredersi e correggere il tiro tanto da dare atto a Berlusconi di aver prodotto nella palude italiana l"unica e possibile “rivoluzione” con la creazione nel "94 di Forza Italia, arrivata dopo solo due mesi al governo del Paese. Recentemente Fausto Bertinotti si è speso in lodi sperticate sul coraggio e l"abilità politica del “nemico” Berlusconi che è di nuovo sceso in campo per sparigliare le carte con la geniale creazione del nuovo partito dei gazebo. Persino su un giornale serio come Il Sole 24 ore sono piovute lodi di acuti politologi sull"abilità strategica del Cavaliere.

Ed ora è il turno dell"ex alleato di ferro (?) Gianfranco Fini che per non essere sparigliato dalla tenaglia Berlusconi-Veltroni gioca la carta ben più insidiosa di sparigliare lo stesso Berlusconi nell"immaginario collettivo del centro-destra, accusandolo di essere il capo comico del teatrino italiano con l"invenzione del partito piglia-tutto pur di tornare al governo in prima persona. Dove sta la verità tra il Berlusconi con lo scola pasta in testa, quello delle comiche finali o quello dello stratega invincibile osannato dallo spirito machiavellico di tanti commentatori?

Risulta sempre più chiaro che se il “fenomeno” Berlusconi è durato tanto da essere ancora il dominus imprescindibile di qualunque evoluzione futura, qualche errore di “sistema” è stato fatto. A meno che non si riconosca che non poteva esserci risultato migliore e diverso per l"impreparazione di una classe politica spinta alla ribalta, a destra come a sinistra, dall"improvvisata Seconda Repubblica.

Non dovevamo aspettare l"ennesima ricerca sociologica del Censis per scoprire quello che da tempo sappiamo, che cioè la gran parte degli italiani negli ultimi quindici anni, a partire dalla svolta maggioritaria, è andata a votare od è stata indotta a schierarsi tra centro destra e centro sinistra non per l"intimo convincimento di aver scelto la strada giusta, ma per scegliere il meno peggio tra mille riserve mentali.

Non possiamo fare la storia con i se. Se Berlusconi non fosse sceso in campo inaugurando quel bipolarismo all"italiana platealmente fallito, se il centro destra fosse stato più coeso attorno a valori e programmi invece che puntare le sue carte su un leader o sulle tre punte di attacco, se il centro sinistra fosse uscito prima dalla tentazione massimalista di imputare tutto il male possibile agli avversari facendone il gioco, se la classe politica tutta intera si fosse resa conto che i giochi e i trabocchetti mediatici hanno vita breve e lasciano visibilmente scoperto il fianco alla protesta ed al malumore popolari per i problemi reali non risolti. Sarebbero chiacchiere al vento. La crisi c"è sempre stata sotto traccia, solo che è stata improvvisamente resa pubblica dagli ultimi avvenimenti fino ad arrivare alle macerie e alle comiche finali (?) di cui parla Fini. Ma neanche, dopo tante delusioni, si può pretendere che la gente segua ora i “furbetti” della legge elettorale che giocano sulla pelle del Paese solo per la sopravvivenza o la maggior forza dei partiti di provenienza. Come dice Luca Ricolfi il dibattito, astruso per i più, sulla legge elettorale sta diventando l"alibi che permette a questa classe politica di non guardarsi allo specchio e di assolvere se stessa dando la colpa della sua mediocrità alle sole regole elettorali.

C"è evidentemente dietro molto di più e la stessa figura di Silvio Berlusconi ( con o senza scola pasta in testa) è finora servita a coprire un vuoto reale di idee e di progetti a destra come a sinistra. Ma ora quella stagione è finita. Non per niente lo stesso ex capo di Forza Italia ha capito di non poter più contare, dopo la nascita del partito democratico, sulla rendita del berlusconismo-antiberlusconismo. Si deve giocare una nuova partita. Sarebbe però un imperdonabile errore pensare che tutto si risolva con l"ennesima ( e confusa) legge elettorale. Limitarsi ad essa senza avere il coraggio di quelle riforme costituzionali che tutti ritengono a parole non più rinviabili, dai poteri del Presidente del Consiglio al Senato federale, servirebbe a ben poco.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario