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Public Policy

Il presidente dei Ds ha perso ogni sfida

D'Alema, il tema e la strategia

Mancano scelte bipartisan in Italia? E chi ha detto no quando sono state proposte?

di Antonio Gesualdi - 09 luglio 2007

Il presidente dei Diesse, Massimo D"Alema, da tempo perde tutte le sfide politiche nelle quali è protagonista: dalla bicamerale alla presidenza della Repubblica. Però azzecca con straordinaria precisione e predizione impeccabile tutta l"agenda politica.

Quest"anno è stato il primo a lanciare il tema dell"antipolitica e subito mezzo Paese c"è cascato. C"hanno guadagnato un sacco di soldi autori ed editori di libri come quello di Rizzo e Stella e c"ha guadagnato pure Veltroni che è salito sull"accelerato per il Partito democratico che si stava impantanando. Veramente c"ha guadagnato pure D"Alema visto che nel frattempo si è smorzato l"interesse sulle intercettazioni telefoniche nel quartiere dei furbetti. D"incanto certi giornali hanno smesso di trascrivere le intercettazioni di quartiere. Insomma D"Alema (& affini) è stato bravo a "faccè sognà" con l"antipolitica per distrarci dalla politica.

Adesso il Ministro degli Esteri - nuovamente sul Corriere della Sera - parte prendendola alla larga: Stati Uniti, multilateralismo, Wto, per arrivare al quartierino nazionale. E dice: "Ecco allora che sorgono gli ostacoli e che diventano evidenti le nostre debolezze: la fragilità del nostro sistema politico, l"assenza di grandi scelte bipartisan in grado di dare indirizzi durevoli alla politica estera, la mancanza di stabilità e dunque di prevedibilità." Insomma l"Europa va bene, ma l"Italia va male. E" come lanciare il mood dell"antipolitica stando nella stanza dei bottoni. Che senso ha? Ora lo stesso procedimento, un Ministro della Repubblica dice: l"Italia potrebbe fare di più. Bene. D"accordo. Fallo!

No. Il suggerimento è un altro. Non è il Governo che deve fare, ma, sempre D"Alema dice, "occorre che l"intera nostra classe dirigente, i politici, ma anche gli imprenditori, gli uomini di cultura, i responsabili della scuola e della ricerca, insomma tutta la classe dirigente maturi una consapevolezza nuova delle responsabilità nazionali. E poi serve la stabilità. Che si può ottenere con una riforma elettorale, ma che richiede anche un minimo pacchetto di riforme costituzionali in grado di rafforzare il governo e di rendere il rapporto tra governo e parlamento meno confuso e meno paralizzante. Soltanto così si può arrivare a correggere il processo decisionale, che è la chiave di tutto. Una democrazia che non decide è una democrazia svuotata". Va bene che fa caldo, ma ad esempio solo in Società Aperta sono anni che diciamo la stessa cosa. Lo stesso leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi ha più volte proposto di aprire un ragionamento di "larghe intese". Pierferdinando Casini e tutto l"Udc hanno chiaramente manifestato la necessità di un ripensamento delle responsabilità di governo. Ma di cosa ha parlato al Corriere il Ministro D"Alema? “In Italia - ha detto - mancano grandi scelte bipartisan”. Ma chi ha detto di "no" quando sono state proposte?

Quando proponiamo di aprire il dibattito sull"Assemblea Costituente ci viene risposto che non si può perché non c"è un accordo a priori. Ma una Costituente si fa proprio per avviare - e costringersi - all"accordo. Il compromesso è la più alta soluzione liberale. Ma il tema, ora, come quello dell"antipolitica, è buono solo per passare l"estate. Di fatto se si dovesse fare realmente il Partito democratico di Veltroni al centro-destra non conviene affatto nessuna politica bipartisan. Oggi la sinistra italiana (come quella francese e tedesca) è condannata a fare i conti con la propria storia e l"assenza di programmi riempita da "candidati del vuoto" e la Casa delle Libertà (o quello che sarà) meno seguirà lo stesso modello più vincerà. Come ha fatto la signora Merckel in Germania, come ha fatto Sarkozy in Francia. Ancora una volta Massimo D"Alema azzecca il tema, ma non la strategia.

PS - Quanto all"analisi sull"Europa non esiste nessun asse franco-tedesco, ma piuttosto una certa riedizione di pangermanesimo che i nostri grandi amici inglesi hanno capito da tempo e che ora anche i polacchi (grazie agli Stati Uniti) stanno cercando di limitare. E se servirà, come è stato un tempo, non sarà disdicevole un grande accordo strategico tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia. Con buona pace di questa Unione Europea buro-autocratica e di questa Bce sadomonetarista. E con buona pace del Governo italiano che, ancora una volta, sta dalla parte sbagliata.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario