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Le radici della sinistra fra abiure e svolte

D'Alema e i liberali della domenica

Inutile giocare al tardo-liberalismo. In futuro la politica opti per un sano pragmatismo

di Elio Di Caprio - 14 maggio 2007

Non c"è più la scuola di Partito delle Frattocchie che una volta, nel vecchio partito comunista, costituiva il foro elitario di approfondimento delle tematiche riguardanti il miglior modo di inverare la bibbia marxista ed adattarla ai mutati contesti geopolitici della storia.

L"ex presidente dei DS, Massimo D"Alema, se ne avesse la possibilità, potrebbe ora inventarsi una Frattocchie del liberalismo, a giudicare dalle sue tardive ammissioni che se il marxismo è stato sconfitto dal liberalismo ciò vuol dire che quest"ultimo aveva un "nocciolo di verità". Non è mai troppo tardi per ricredersi ed ammettere, buttare finalmente al macero gli arzigogolati e velleitari dibattiti tra trotskisti, miglioristi e "veri" rivoluzionari che hanno scandito per anni il dibattito della sinistra culturalmente egemone.

Qualcuno lo ha fatto ben prima di D"Alema e sospinto da una compulsiva resa dei conti propria di tutti i neofiti è da tempo tranquillamente approdato sulla sponda opposta. Adesso sembra arrivarci anche D"Alema che non può fare a meno di richiamare, a conforto della svolta, addirittura il pensiero gramsciano: tutto è razionale e ci deve essere una ragione scientifica se il socialismo scientifico è stato sconfitto dal liberalismo.....

A questo punto chi è più a destra nel costituendo partito democratico, se per destra si intende la piena accettazione dei principi liberali? D"Alema, o Rutelli, o Capezzone? Si fa già troppo affollato lo schieramento dei liberali della domenica. Nella vicina Francia il vincitore della contesa presidenziale, Nicolas Sarkozy, ha detto di volersi richiamare anch"egli a Gramsci e al suo insegnamento fondamentale che l"egemonia politica segue a quella culturale e non viceversa.

Ma a tale scopo Sarkozy ha avuto per primo il coraggio di prendere le distanze dallo spirito del"68, alla cui onda lunga ha fatto risalire gran parte del malessere francese e in tale operazione culturale ha trovato a trova il sostegno dell"ex maoista Andrè Gluksmann.
Di abiura in abiura arriveranno anche gli ex comunisti a sconfessare il"68 di sinistra e tutto ciò che ne è conseguito? Ma in nome di quale credibile progetto innovativo?

Se il socialismo non è più un"idea forza nel nome del quale battersi tanto vale che l"ex nomenclatura comunista si faccia da parte e si faccia assorbire senza traumi dall"ala centrale del futuro partito democratico. Ne guadagnerebbe anche il ricambio generazionale.
Non è questo un tranello dialettico, ma l"unico modo perchè si cominci a fare chiarezza culturale almeno nell"ambito del polo di centro-sinistra.

Il dibattito politico italiano si è svolto per troppo tempo tra chi diceva di stare nel sistema (con tutti gli opportuni distinguo) e chi si dichiarava orgogliosamente fuori del sistema, intendendo per sistema quello liberal-democratico al cui superamento era sottesa la tentazione rivoluzionaria. E" finita quella stagione, sono tutti nel sistema, ma nessuno è in grado di prefigurare le conseguenze dei futuri conflitti.

Forse ci sarebbe bisogno veramente di una Frattocchie del liberalismo per inverare il nuovo verbo del pensiero unico dominante e gli ex comunisti salirebbero volentieri in cattedra a spiegarci ancora una volta, sulla scorta del pensiero gramsciano, in quale direzione dovrebbe volgersi l"egemonia del pensiero liberale e con quali correttivi.
Intanto paghiamo ancora le conseguenze della lunga egemonia del pensiero marxista. Ora tutti giocano a fare i liberali, si scopre il "nocciolo di verità" del liberalismo, ma i grandi pensatori liberali da Popper, a Von Hayek, a Von Mises, sono arrivati da noi con enorme ritardo. Neppure i cattolici, che pure avrebbero avuto tutto l"interesse ad opporre al marxismo un pensiero organico alternativo, si erano accorti della loro esistenza.

Sembra quasi che gli ex comunisti – è questo il paradosso- siano gli unici a voler recuperare unilateralmente un tale evidente ritardo culturale.
Ma in un"epoca post-ideologica le coscienze non si trasformano più nei tempi lunghi, come voleva Gramsci, il pensiero eurocentrico perde colpi in tempi di globalizzazione. Non c"è più spazio per i professionisti della politica, i pentimenti e le abiure in sè non costituiscono la base sufficiente per capire ed aprirsi al nuovo. Più che di nuove ricette post-marxiste o tardo-liberali ci sarebbe bisogno di un piglio più moderno per risolvere pragmaticamente i problemi del vivere sociale destinati a diventare di complessità crescente. I francesi l"anno capito prima di noi.

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