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Dov’è finito il Grande Radicale?

Dai, Marco, non t’arrabbiare

L’offesa pannelliana: la disperazione esistenziale e politica dei giovani

di Giacomo Properzj - 04 marzo 2008

Da fonti solitamente bene informate mi si dice che Marco Pannella sia furioso per un articolo da me scritto sul Riformista pochi giorni fa al punto che, se mi dovesse incontrare, forse farebbe un"eccezione (ma è ovviamente un"esagerazione letteraria) ai suoi principi di non violenza. Alcuni dei suoi amici milanesi hanno scritto a questo giornale (vedi Riformista del 28 u.s. pag.2) per protestare non si capisce contro che cosa perché nell"articolo in questione tutto c"era salvo astio o antipatia per il PR.

Credo però di aver capito quello che ha fatto infuriare Pannella ed è qualche cosa, come spesso capita, che gli fa onore: l"accenno alla disperazione esistenziale e politica dei giovani che, in parte e per un attimo, aveva trovato nella “Rosa nel pugno” un punto di riferimento, una speranza. Speranza che l"accordo, forse obbligato, con il PD viene quanto meno ad affievolire mentre le condizioni morali ed economiche delle nuove generazioni vanno via via peggiorando.

Una forza politica che avesse ancor oggi un programma di “redenzione” delle nuove generazioni separate ed estranee da quelle più mature che detengono il potere sarebbe una forza politica che acquisterebbe un ruolo nel nostro Paese ben più vasto di quello di un pugnetto di deputati e dei loro segretari in una Repubblica ormai ex parlamentare.

Naturalmente nella lotta tra nani che i radicali hanno ingaggiato coi socialisti i primi risultano vincitori anche se, mi permetto di dire sperando che nessuno si irriti, che dei nove parlamentari promessi solo quattro sono sicuri, gli altri periclitano sui bordi di liste che all"ultimo minuto non riusciranno a controllare dagli artigli insanguinati dei nuovi buonisti.

Ma chi penserà, prescindendo dal burocratismo e dalla pubblicità ingannevole, a queste masse di diseredati giovanili senza pensione, senza carriera, senza cultura affidati a un destino squadristico da stadio?

Molto altro avrei da dire sotto i colpi del Grande Radicale. Cose comprensibili, praticamente, solo a lui, come quella di ricordagli l"evoluzione del Partito Radicale dopo la morte di Cavallotti e la figura, ormai dimenticata, dell"ottimo Ettore Sacchi così paradossalmente somigliante alla Bonino.

Pubblicato ne il Riformista di martedì 4 marzo 2008

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario