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Altro che luce in fondo al tunnel

Da Renzi serve un colpo di reni

La modesta ripresa del pil non deve creare illusioni. Per crescere servono riforme vere

di Enrico Cisnetto - 17 febbraio 2014

Vogliamo concederci, renzianamente parlando, la “smisurata ambizione” che il destino economico dell’Italia possa cambiare? Bene, ci sto. Ma non raccontandoci favole. Negli ultimi due giorni, per esempio, ci siamo ubriacati con la fine della recessione scambiata per ripresa, portando come prova il pil tornato con il segno più nell’ultimo trimestre del 2013 e la “promozione” di Moody’s. Ma di cosa si sta cianciando? L’anno si è chiuso con un calo del pil dell’1,9%, peggio dell’1,7% previsto dal governo. E non sarà certo il miglioramento congiunturale di un decimo di punto tra ottobre e dicembre, fondato esclusivamente sulla forza del nostro export, a permetterci di festeggiare. Anche perché quel trimestre, se confrontato con lo stesso del 2012, fa registrare un calo dello 0,8%.

A ben guardare, infatti, l’Italia è la maglia nera tra le grandi economie europee e dopo 9 trimestri consecutivi in rosso l’inversione di tendenza ha evidenti ragioni esogene. I rendimenti dei Btp decennali al 3,68% (record dal 2006), lo spread sotto i 200 punti e Piazza Affari ai livelli record dal 2011, sono i frutti del positivo mix delle politiche “salva euro” della Bce di Draghi e della liquidità immessa sui mercati dalle principali banche centrali del mondo. Quanto al rating, Moody’s ci ha lasciato dove eravamo – un gradino sopra il livello “spazzatura” e otto sotto il top – e ha semplicemente portato le previsioni da “negative” a “stabili”: sai che promozione!

Al di là dei facili entusiasmi, quindi, i problemi italiani sono tutti sul tavolo: il debito pubblico è di 2067 miliardi, in crescita di 78 sullo scorso anno, la disoccupazione è passata dal 6,1% del 2007 al 12,7% del 2013, arrivando a 3,2 milioni. Dal 2007, poi, abbiamo perso 9,4 punti di pil, pari a circa 140 miliardi di euro. Il fatturato dell’industria, fatto 100 il livello di aprile 2008, fa registrare un calo di oltre 16 punti percentuali, che diventano 23 se si separa il fatturato nazionale da quello estero (che ha invece recuperato tutto il gap). E’ evidente che il vero problema è in casa nostra. Per favore, quindi, pochi entusiasmi sulle “luci in fondo al tunnel” (poi rivelatesi treni), perché l’obiettivo non può essere certo il piccolo cabotaggio di una crescita dello “zerovirgola”: la “politica dei piccoli passi” di Letta con tutta evidenza non ha funzionato. Anche perché, con questi ritmi, l’Italia tornerebbe ai livelli pre-crisi solo fra molti anni.

Il primo compito dell’esecutivo Renzi, dunque, sarà passare dalla politica del “cacciavite” a quella del “colpo di reni”, evitando la mediazione preventiva sui provvedimenti e mostrare vero decisionismo. E se anche la rigorosa Corte dei Conti sostiene che ulteriori interventi di austerità non farebbero altro che frenare ancora una volta la ripresa il premier incumbent dovrà agire in due direzioni. Sul piano interno, con un grande piano di valorizzazione finanziaria del patrimonio immobiliare pubblico, cui chiamare a concorrere il patrimonio privato, con i proventi del quale riportare il rapporto debito-pil sotto il 100% e attuare un programma di investimenti in conto capitale. Sul piano europeo, invece, dovrà rinegoziare gli accordi (tetto del 3% e Fiscal Compact), ma solo dopo aver dimostrato che l’Italia è in grado di fare riforme vere, non le chiacchiere sulla spending review. Renzi ha un’impresa titanica di fronte a se. Contiamo sulla “smisurata ambizione”. (twitter @ecisnetto)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario