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Dopo il vertice italo-francese

Da campioni nazionali a comunitari

Progetti comuni e critiche mirate alla Commissione possono aiutare la ripresa dell’Ue

di Antonio Picasso - 05 ottobre 2005

Eppur si muove. O almeno si spera. Perché l’accordo italo-francese di martedì 4 ottobre può essere il primo segnale di una reazione alla crisi generale di tutta l’Unione europea.

La piena sintonia tra Silvio Berlusconi e Jacques Chirac è una novità. Entrambi si sono detti critici verso una Commissione europea troppo cedevole nei negoziati sulla liberalizzazione dei commerci. Entrambi hanno ammesso che l’Europa così non va, perché non piace ai cittadini – che storcono il naso al pensiero dell’allargamento alla Turchia – e perché manca di un’identità nazionale. Tuttavia, oltre a far luce sulle screpolature comunitarie, dal vertice è affiorata una linea propositiva da seguire. Un dialogo bilaterale che dovrebbe essere preso da esempio in occasioni successive. Un accordo a 360 gradi, impostato sul modello francese di una politica industriale di rilancio dei campioni nazionali e di creazione dei poli di eccellenza. Energia, trasporti, ricerca, strategia militare e lotta al terrorismo.

Quello di Parigi,allora, è stato un successo? È quanto si vuole pensare. Perché il dialogo tra le parti – fra due al momento e collettivo successivamente – è proprio quello che serve a un’Europa in crisi di identità, costretta a lavorare su due progetti estremamente impegnativi. Quello di costruirsi, come soggetto politico economico di scala mondiale, e quello dell’allargamento.

Il cambiamento dei confini dell’Europa sta progredendo nel momento meno indicato. Vero è che i negoziati con la Turchia erano stati fissati in agenda all’inizio dell’anno. vale a dire in epoca non sospetta, quando l’Ue – pur essendolo – non si rendeva conto di essere in crisi. Oggi però molto è cambiato. Prima di iniziare la conquista del mitico Far West, i neonati Stati Uniti d’America si diedero una carta costituzionale, si dotarono di un governo federale e definirono le competenze spettanti ai singoli stati federali. Crearono, quindi, una nazione. Purtroppo però, per gli Stati Uniti d’Europa, i governi nazionali del Vecchio continente non riescono, o non intendono ancora seguire l’esempio americano. E questo allontana l’obiettivo di fare dell’Ue una grande potenza del mercato globale. Non ci resta da fare, allora, che sperare nella posizione francese, che spinge per un’Europa dei progetti e che può effettivamente realizzare gli appuntamenti dell’agenda di Lisbona.

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