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Allacciamo le cinture di sicurezza

Crisi politica italiana

L'Italia balla sull'orlo del Titanic

di Enrico Cisnetto - 18 novembre 2010

Finora è andata bene. L’Italia è riuscita a piazzare tutti i tioli pubblici che ha dovuto emettere in sostituzione di quelli in scadenza e a copertura del nuovo debito, seppure pagando quasi un punto di più di rendimento rispetto ai tassi precedenti.

E ci conforta sapere che sono solo 10-12 i miliardi da tirar su entro fine anno, missione per nulla impossibile nonostante che l’Europa sia ripiombata nuovamente nel pieno di una tempesta finanziaria, questa volta per colpa dei problemi dell’Irlanda e, per possibile contagio, del Portogallo. Ma se i segnali che ieri sono arrivati dai mercati fanno presagire che anche questa volta la Ue potrebbe vincere il braccio di ferro con la speculazione – le Borse sono andate bene perché sono scesi tanto i differenziali tra i titoli dei vari paesi europei e quelli tedeschi (per i Btp italiani 164 punti contro il record di 191 toccato venerdì) quanto i credit default swaps, cioè i costi per assicurarsi contro eventuali fallimenti degli Stati – altrettanto vero è che nulla può dirsi scongiurato.

Lo dimostra il fatto che questa estate, dopo il salvataggio della Grecia e la costituzione dell’apposito Fondo europeo anti-crisi – lo stesso da cui si dovrebbe attingere quella cinquantina di miliardi, pari a un terzo del pil di Dublino, necessaria ad evitare il crollo del sistema bancario irlandese – tutti erano sicuri che la storia non si sarebbe ripetuta, mentre sono bastati cinque mesi perché la crisi dei debiti sovrani continentali si riproponesse.

Tutto questo per inquadrare il contesto internazionale in cui si svolge la crisi politica italiana. Stiamo ballando sul Titanic, e la possibilità che affondi – facciamo tutti gli scongiuri possibili – non è così remota da farci stare tranquilli. Ieri abbiamo saputo dall’Istat che nei primi nove mesi dell’anno il nostro export ha recuperato il 14,3% (solo la Germania ha fatto meglio), ma che nello stesso tempo la bilancia commerciale è peggiorata quintuplicando rispetto al 2009 il disavanzo (19,2 miliardi).

Dunque, stiamo maneggiando nitroglicerina in una fabbrica di fiammiferi. E la cosa che più preoccupa è che nessuno dei possibili sbocchi della crisi politica sembra poter portare fuori dal labirinto. Anzi, tutto congiura perché essa inneschi anche una crisi istituzionale mai vista. Allacciamo le cinture.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario