ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Costituente: chi ci sta e chi no

Prima il dialogo, poi lo spirito delle riforme

Costituente: chi ci sta e chi no

Cronaca degli interventi alla manifestazione di Società Aperta del 5 luglio, a Roma

di Antonio Picasso - 07 luglio 2006

Dalla legge elettorale alla Convenzione, dal diffondersi di un clima costituente alla convocazione dell’Assemblea Costituente. Il dibattito che è seguito all’intervento di Enrico Cisnetto – nel corso della manifestazione di Società Aperta, del 5 luglio – fa emergere spunti importanti su cui riflettere e ulteriori proposte, magari differenti tra loro, ma non assolutamente discordanti.
Anzi. “Il no è significativo”, dice Franco Bassanini in riferimento al referendum del 25 giugno che ha bocciato la proposta di riforma costituzionale del centro-destra”. Le riforme non possono essere portate avanti da una semplice maggioranza di governo”, sottolinea Franco Bassanini. Tuttavia, i cambiamenti che servono al Paese restano di tipo politico e strutturale. Un dialogo fecondo e l’urgente intervento da parte delle istituzioni. “Perché siamo in emergenza”, ammonisce il senatore della Margherita, Domenico Fisichella, ricordando la nostra arretratezza, in termini di competitività, nei confronti dei nostri partner europei. Ma, per aprire i lavori di un’Assemblea Costituente, è necessaria una Grande coalizione. “E io qui nutro dei dubbi sulla tempestività culturale dell’Italia”, aggiunge Fisichella. Un clima costituente, in pratica. Una consapevolezza comune, da parte soprattutto della classe politica, che per cambiare bisogna arrivare alla profondità del problema. Come hanno reclamato insieme i parlamentari della Casa della Libertà, Gianni Alemanno e Michele Vietti.
Il problema è che “all’Italia non serve un’Assemblea Costituente, in quanto non ha bisogno di una nuova Costituzione”. È l’obiezione avanzata da Bassanini. “No, non ci occorre cambiare l’assetto istituzionale in vigore, bensì le sue politiche economiche e quelle sociali”. Pur non trattandosi di una chiusura netta, quella di Bassanini è una perplessità legata alla mancanza di “collaborazione reciproca da parte di entrambe le coalizioni”. Ovvero quelle maggioranze forti e di larghe intese che, secondo Valerio Zanone e Augusto Barbera, sono indispensabili per realizzare qualsiasi progetto ambizioso. “E in queste – per stare a quanto aggiunge Stefano Passigli – non possono che includere anche le ali estreme, le quali in una Assemblea Costituente, non possono essere escluse”. D’altra parte, sono proprio le realtà politiche quali la sinistra radicale da un lato e la destra populistica dall’altro a condizionare il lavoro di ogni singola coalizione e a limitare il movimento riformista.
Altro argomento caldo del dibattito – e fonte di ulteriori dubbi – è quello del titolo V. L’introduzione del federalismo fiscale, operazione di cui Bassanini è il padre, non piace ai più. Bruno Tabacci e Gianni Alemanno, per esempio, sono tra i primi a manifestare la loro consapevolezza delle disfunzioni di questo intervento. Ispiratore di un sistema federale-regionalistico anomalo, a cui si è aggiunta la tentata devolution del centro-destra. “Entrambi esempi di forzature e risultati di mosse politiche monche di una strategia”, dice Tabacci. “E quel che è più preoccupante è il fatto che molti insistono nel dire che il Paese sia tagliato in due tra Cdl e Unione. No, la spaccatura è tra coloro che aspirano a mettere in opera quei cambiamenti indispensabili per far ripartire il sistema-Paese e coloro che, invece, sui conservatorismi ci campano”. Un’analisi realistica che porta il deputato dell’Udc a commentare mestamente: “D’altra parte, noi costituiamo una maggioranza impotente”.
Insomma, chi è pro e chi contro all’Assemblea Costituente? “È un progetto di spessore. Ed è quello che serve all’Italia”. Parla chiaro Alemanno, appoggiando in pieno l’idea di Società Aperta. Un giudizio che lo accomuna a Renata Polverini, la quale scorge nella proposta “un richiamo alla classe dirigente del Paese, per il risanamento delle fratture sociali e per la dissoluzione dei vecchi schemi economici e politici”.
Passigli, invece, mette le mani avanti. “Sicuramente siamo di fronte a un’escalation di proposte da parte di Società Aperta. Tuttavia, per parlare di riforme, bisogna mantenere l’impianto complessivo della Carta e intervenire su quelli che sono i mali reali del sistema politico”. Legge elettorale, conflitto d’interessi e questione tv. Ecco le urgenze che Passigli – e con lui Fisichella e Barbera – vede come improcrastinabili.
Step di riforme a cui Enzo Bianco aggiunge anche il famigerato e già “imputato” titolo V. “Per due motivi – dice il senatore – perché le riforme si possono fare solo con la volontà generale della classe politica. E poi perché l’Unione non può restare ingabbiata, pensando di esserne morbosamente innamorata, delle sue stesse riforme”.
“Serve prima di tutto il clima costituente”, come ha detto Vietti. “D’altra parte – e la conclusione dell’incontro si legge nelle parole di Giuseppe Guarino e di Davide Giacalone – le costituzioni nascono in grandi momenti della storia e vanno inserite nel pieno contesto dell’Unione Europea”. Ora, con l’Ue in crisi da più di un anno e l’Italia in declino dalla nascita della famigerata Seconda Repubblica, non è forse giunto il momento per un passo decisivo della storia com’è quello dell’Assemblea Costituente?

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario