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L’ingresso della Turchia nell’Unione Europea

Cose turche, un alto grado di civiltà

Un Paese islamico che prosegue il cammino verso la democrazia. Occorre abbattere i pregiudizi

di Davide Giacalone - 27 novembre 2006

Se l’Unione Europea fosse simile a quel che gli europeisti democratici immaginarono, sarebbe difficile ipotizzare un ingresso della Turchia. Essendo rimasto un animale misto, senza cuore politico, senza governo, con una moneta ma senza politica economica, essendosi espansa al di là dei limiti della omogeneità e della somiglianza, oggi sarebbe saggio accogliere i turchi, perché sarebbe una scelta di apertura verso un Paese islamico che non ha nessuna delle caratteristiche detestabili dell’islamismo fondamentalista. Lo stesso capo del governo, Recep Tayyp Erdogan, è leader di un partito islamico moderato, e non è un buon modo di dargli una mano quello di far vedere che i suoi amici europei, quelli nei confronti dei quali è accusato di essere troppo tenero, gli sbattono la porta in faccia.
Di questo problema europeo risentirà la visita di Ratzinger in Turchia, anche perché su questo tema egli ha commesso un errore. L’errore non è la lezione di Ratisbona, con le esecrabili reazioni che ha suscitato nel mondo islamico, bensì uno più antico, quando ancora era cardinale e volle sostenere l’inopportunità dell’ingresso turco nell’Unione. Doppio errore: perché il Vaticano neanche fa parte dell’Unione; perché tradiva un’idea d’Europa quale comunità religiosa di eguali, che è la ricetta perfetta per consegnare il mondo islamico nelle mani degli estremisti e cancellare parte rilevante della nostra storia.
La Turchia è un Paese civile, con problemi aperti ed un estremismo visibilissimo, ma che rimane un avamposto sensibile della Nato. E’ un Paese evoluto, dove le donne circolano liberamente e vestite come pare a loro, e dove professare la religione cristiana, o altre, non comporta una sfida mortale. E’ un Paese islamico cui tendere la mano perché sia l’esempio da seguire e non l’eccezione da cancellare. Questo grida la saggezza politica, ed ai burocrati che smanacciano il dossier turco, a quanti pongono pur fondati problemi relativi al rispetto dei diritti umani, vorrei far notare che, come noi, la Turchia è membro del Consiglio d’Europa, con la differenza che noi italiani siamo i più condannati perché la nostra è una giustizia incivile. E’ giusto seguire le cose turche, vigilando a che non s’interrompa il cammino del diritti, ma senza dimenticare i problemi di casa nostra.

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