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Ipotesi di risposta sulla trimestrale di cassa

Cosa faremmo se fossimo Tremonti

Una politica che non ha adottato terapie dolorose, per non modificare lo stile di vita

di Giuliano Cazzola - 07 aprile 2006

Se fossimo (Dio non voglia) nei panni di Giulio Tremonti risponderemmo come segue alle critiche che – sulla base della relazione trimestrale di cassa – vengono rivolte al Governo Berlusconi in relazione allo stato dei conti pubblici: “Cosa volete da me ? In fondo la situazione è quella che ho sempre descritto, la stessa che l’Unione europea conosce benissimo e che ha accettato perché non poteva fare altrimenti, dal momento che più o meno tutti i grandi Paesi patiscono i medesimi guai”. Inviteremmo, poi, gli avversari a mettersi d’accordo una buona volta e a stabilire se, per loro, il Governo di centro-destra ha dato corso a politiche neo liberiste che hanno impoverito gli italiani (come sostengono Fausto Bertinotti e i compagnucci della sinistra estrema) oppure se ha sfasciato i conti pubblici portando avanti scelte populiste, come lasciano intendere le (minoritarie) componenti radical-chic cultrici dei fondi di Francesco Giavazzi. In sostanza, l’Italia di fine legislatura non può essere contemporaneamente il Regno Unito dell’era thacheriana e l’Argentina dei tango bond. Bon gré mal gré, la politica economica del Governo della Cdl – sempre saldamente in mano a Tremonti, salvo la parentesi sciagurata (quanti e quali errori, Cavaliere!) di Domenico Siniscalco – ha avuto dei punti di riferimento molto precisi, rispetto ai quali non si è mai derogato: “passare la nottata” della crisi economica senza mettere le mani nelle tasche degli italiani. Il che ha comportato certamente non solo la scelta di non introdurre nuove tasse, ma anche quella di non tagliare la spesa pubblica anche a costo di dar fondo a tutte le possibili riserve e disponibilità. Si spiegano così le misure una tantum, i condoni, le cartolarizzazioni, le dismissioni di volta in volta adottate pur di non abbassare, oltre evidenti limiti fisiologici dipendenti dai trend economici, il livello di vita delle famiglie italiane. Tremonti ha fatto quanto possibile in questa direzione, come del resto quasi tutti i gli altri Governi europei. Paradossalmente – non siamo né i primi né i soli a sostenerlo – il Governo di centro destra ha dato corso ad una politica di sinistra. Ed è per questo motivo che la CdL rischia di perdere le elezioni. Perché non si può inseguire e rabbonire per cinque anni l’elettorato della sinistra, aumentando la spesa corrente a favore degli stipendi del pubblico impiego, della sanità e delle pensioni, non si possono archiviare le privatizzazioni, per ricordarsi, a pochi giorni dal voto, di quel ceto medio al quale non si è data rappresentanza stabile e duratura nell’azione di governo. Nei dati statistici che circolano in queste ore, uno è particolarmente preoccupante e costituisce l’emblema di una politica che tutto ha fatto fuorchè adottare terapie dolorose: l’avanzo primario è ormai completamente azzerato. Ciò vuol dire che il conto corrente dell’azienda Italia è stato prosciugato pur di non modificare stili di vita non più sostenibili.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario