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Quando la <i>concorrenza </i>è solo un appannaggio

Cosa determina il caro greggio?

Salgono le bollette, ma la colpa non è l’aumento del petrolio

di Davide Giacalone - 30 maggio 2008

Lo sanno tutti: aumenta il prezzo del petrolio e, conseguentemente, quello dei combustibili e dell"energia. E se questa cosa ovvia non fosse affatto vera? Come molti italiani, detentori di partita Iva, ho ricevuto una lettera dell"Enel, con la quale mi si offre di "bloccare subito il prezzo dell"elettricità, per due anni", in modo che non si debba più "preoccuparsi dei continui aumenti del prezzo del petrolio". Forse un qualche garante dovrebbe provare ad occuparsi di questa straordinaria offerta commerciale. Facciamo due conti, facilissimi. Nel 2000 il valore di 1 dollaro era di 1,2 euro, ed un barile di petrolio costava 60 dollari. Erano 72 euro a barile. Oggi 1 dollaro vale 0,62 euro, mentre il prezzo del petrolio è cresciuto a 115 dollari. In euro fanno 71,3 a barile.

Detto in parole diverse: dal 2000 ad oggi il prezzo del petrolio, calcolato in dollari, è molto cresciuto, ma contemporaneamente, è cresciuto il valore dell’euro, al punto che, in euro, un barile costa oggi meno di otto anni fa. Dato che uso gli euro come, come si fa a dirmi: paga di più perché il petrolio costa di più? E’ evidente che sono altre le cause degli aumenti.

E non basta, perché Enel mi suggerisce: impegnati ora a pagare per due anni lo stesso sproposito che paghi oggi, essendo il cittadino più elettricamente tartassato d’Europa, ma se dovesse crescere il prezzo del “dispacciamento”(!?), del trasporto o della commercializzazione dell’energia, noi ti faremo pagare di più, mentre se dovesse decrescere non è previsto nulla, quindi paghi come se niente fosse. Non è neanche un patto leonino, è proprio che credono noi si abbia l’anello al naso.

O meglio, sanno che il vocabolo “concorrenza” popola solo i discorsi della domenica, che, al più, si passa dal monopolio all’oligopolio, con accordi di cartello, mentre i garanti sonnecchiano in attesa di più prestigiosi e remunerati incarichi ed il cittadino che si rivolge alla giustizia vuol sol far sapere che intende campare almeno altri quindici anni.

Pertanto, dal primo aprile ( e non è uno scherzo) le nostre bollette sono più salate e la colpa è ufficialmente attribuita al petrolio. Quando l’Istat ribadisce che c’impoveriamo, ricordiamoci di lettere e calcoli come questi, tanto per sapere quali sono le cause e com’è che gli altri si arricchiscono.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario