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Oggi alle 17,00 la manifestazione a Roma

Contro il pareggio, la Costituente

Appello ai riformisti: chiudere questa Seconda Repubblica e riscrivere le regole del Paese

di Società Aperta - 04 maggio 2006

Gli italiani hanno scelto il pareggio, la Politica ne prenda atto. Aritmeticamente, il centrosinistra ha conquistato la maggioranza dei voti, pienamente legittima ancorché risicata. Ma dal punto di vista sostanziale, il risultato delle elezioni del 9 e 10 aprile è inequivocabilmente un pareggio. Al termine di una campagna elettorale da “guerra civile”, nessuna delle due coalizioni ha raggiunto il 50% dei voti e nessuno dei due candidati premier può dire di aver superato l’altro, nonostante abbiano trasformato la consultazione per eleggere il Parlamento in un improprio referendum sulla loro persona. Questo significa che è politicamente impraticabile – e moralmente irresponsabile – far finta che le cose stiano diversamente. D’altra parte, l’Italia è un paese complicato da governare con una maggioranza netta di seggi (come ha ampiamente dimostrato l’ultima legislatura), figuriamoci come si possa farlo con uno 0,06% in più. Inoltre, tanto Prodi quanto Berlusconi hanno di fatto perso la loro gara: l’uno perchè ha tradito le aspettative di una vittoria piena del centro-sinistra, l’altro perchè ha dovuto rincorrere l’avversario nonostante abbia avuto una larghissima maggioranza per governare cinque anni di seguito. Dunque, diventa difficile immaginare che Prodi e Berlusconi possano essere i protagonisti di quella “grande coalizione” che rappresenta l’unico antidoto all’ingovernabilità o a un’inaccettabile “ritorno alle urne”.
L’Italia non è spaccata, è il bipolarismo fallimentare della Seconda Repubblica a dividere gli italiani. Se sommiamo gli elettori di Forza Italia, Udc, Margherita, Udeur, Rosa nel pugno e di una buona parte di An e Ds, il risultato fa 65-70%. Gli italiani che hanno votato così sono decisamente omogenei tra loro – almeno sui grandi principi – rispetto a quel terzo di cittadini che hanno scelto comunisti, fascisti, secessionisti, giustizialisti e ambientalisti che dicono no a tutto. Il problema è che il nostro sistema politico, sorretto da una pessima legge elettorale, costringe questa grande maggioranza a dividersi tra due poli artificiali, a loro volta costretti a imbarcare partiti e partitini che rappresentano la minoranza dell’elettorato per vincere le elezioni, regalando alle “ali” una pesante capacità di “ricatto”. Da qui nasce l’ingovernabilità, ed è solo dando ai due terzi degli elettori una rappresentanza politica adeguata che si può fermare il declino del Paese.
Appello ai riformisti: riscrivere le regole comuni convocando l’Assemblea Costituente. Per aprire una nuova stagione politica c’è bisogno di rifondare su nuove basi il sistema politico, di modernizzare le istituzioni – bloccando le revisioni della Costituzione a colpi di maggioranza e la deriva di un federalismo lacerante e moltiplicatore di costi – di rinnovare profondamente la classe dirigente, di ritrovare la strada dello sviluppo economico. Obiettivi perseguibili solo con un’Assemblea Costituente, l’unico luogo deputato ad affrontare organicamente tutte le questioni che attengono alle regole condivise e alla funzionalità delle istituzioni pubbliche.
Per questo Società Aperta sollecita tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’Italia a dar vita ad un’iniziativa che induca il nuovo Parlamento a convocare la suprema Assemblea.

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario