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La spesa al centro dei programmi elettorali

Conti pubblici: bipolarismo a rovescio

Centro-destra statalista e centro-sinistra liberista? Due coalizioni da cambiare

di Paolo Bozzacchi - 31 gennaio 2006

Calerà ancora la quota di mercato italiana. Questo il risultato delle previsioni dell’Istituto di ricerche per l’economia e la finanza “ref.”, che delineano un quadro macroeconomico piuttosto preoccupante dell’economia italiana. Secondo gli economisti ref., infatti, gli obiettivi della finanza pubblica italiana, fissati nel Programma di stabilità, rischiano di rivelarsi più difficili del previsto. Ref. parla di “buco vero” pari al 6% del Pil, mentre per le valutazioni ufficiali è al 4,9%.

L’istituto milanese suggerisce quindi un programma di dismissione degli asset pubblici per un valore di circa 30 miliardi nel 2006 e altrettanti nel biennio successivo, a fronte di un quadro economico previsto in moderata ripresa (Pil +1,4% nel 2006 e nel 2007).

E i due schieramenti in competizione per il governo del paese cosa propongono? Mentre la Casa delle Libertà intende proseguire nella politica governativa di contenimento delle tasse e di rilancio dei consumi per innescare il circolo virtuoso (presunto) che metterebbe di nuovo in moto l’economia, l’Unione annuncia nel suo programma che anzitutto intende fare chiarezza sul reale stato della finanza pubblica. Quest’ultima, infatti, verserebbe in condizioni ben più gravi di quelle annunciate dal governo.

Dopo l’ennesima operazione-verità (che di sicuro serve a far scemare ulteriormente la già scarsa credibilità del sistema politico bipolare), Prodi e i suoi intendono ricostituire l’avanzo primario, con interventi che riguarderanno gli aggregati di spesa nei quali si sono registrati i picchi più elevati, non ultima proprio la spesa pubblica (Letta e Bersani dixit).

Di fatto si assiste a un inversione dei ruoli: il centrosinistra, tradizionalmente statalista, lancia proclami liberali, mentre il centrodestra, più per il privato e il rigore, spende e spande a piacere nel pubblico. Con buona pace degli elettori, che faticano sempre di più a riconoscersi nella propria ideologia d’appartenenza.

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