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Lo Stato perdona ma non dimentica

Conti e la fame di giustizia

La pena non deve essere una vendetta. Sì al reinserimento degli ex terroristi.

di Davide Giacalone - 22 novembre 2006

La giustizia funziona così: i morti si seppelliscono, i loro familiari s’arrangiano e gli assassini si mantengono a spese della collettività. Non è neanche consentito fare domande. Lorenzo Conti, figlio del sindaco di Firenze assassinato il 10 febbraio 1986, ha chiesto di sapere quanti familiari di vittime e quanti terroristi vivono con i soldi della Regione Toscana, delle Province, dei Comuni e dei vari enti di sottogoverno. Nessuno gli ha risposto, ed ora lui fa lo sciopero della fame. Abbiamo tutti fame di giustizia, quindi mettiamo in chiaro alcune cose.

Nella nostra Repubblica la pena non è una vendetta, ma un tentativo di recuperare le persone. Siamo contenti quando un condannato riesce ad uscire ed a reinserirsi con onore. Non lo siamo quando vediamo che c’è tutta una genia d’assassini comunisti che mangiano con i soldi delle nostre tasse. La Regione Toscana, per dirne una, è riuscita a pagare un ex di Prima Linea, Nicola Solimano, per una consulenza sulla tutela dei popoli Rom e Sinti.

Vorremmo essere tutelati anche noi da simili turpitudini. Nessuno deve essere marchiato a vita, ma ciascuno deve portare il peso delle proprie azioni.

Lorenzo Conti se la prende anche con D’Elia, eletto parlamentare nella sinistra e già terrorista di Prima Linea. Io la penso diversamente, e scrissi che D’Elia era regolarmente eletto e pienamente nel diritto di fare il parlamentare, ma aggiunsi che i suoi compagni di coalizione sono gli stessi che chiedevano la morte civile per gli “inquisiti”, vale a dire per cittadini innocenti. D’Elia ha taciuto, dando la misura di sé.

Lando Conti, da sindaco, si recò in tribunale per incontrare i dissociati di Prima Linea e disse loro: lo Stato può perdonare, nel rispetto delle leggi, ma mai dimenticare. Gli spararono, come chiarisce la risoluzione 21 delle Brigate Rosse per il Partito Comunista Combattente, perché era implicato nell’industria degli armamenti. Era una cretinata, che Democrazia Proletaria diffuse durante la campagna elettorale, senza che altri, a sinistra, trovasse modo di condannare una tale condotta. Sono gli stessi che sentono urlare chi reclama la morte dei nostri soldati e gli da dell’imbecille, anziché del criminale. Domani li assumeranno nella cooperativa che lavora per il Comune, faranno i mantenuti a vita, guardati con tenerezza perché furono comunisti, idealisti dell’orrore. La fame la fa Lorenzo, che ancora aspetta giustizia per il padre ammazzato.

Pubblicato su Libero del 22 novembre

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