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Le grosse responsabilità della classe dirigente

Congo, un Paese al bivio

Altissima la mortalità tra i giovani. Squilibri etnici e poligamia ostacolano la rinascita

di Antonio Gesualdi - 06 giugno 2005

Nel cuore dell'Africa, la Repubblica democratica del Congo - Kinshasa, nel 1984 aveva poco più di 30 milioni di abitanti, oggi ne ha oltre 50 e nel 2025 si stima supererà abbondantemente i 100 milioni. Nel 1950 la popolazione urbana era circa il 28%, oggi ha superato il 50%. L'andamento della fecondità più che alla ricchezza/povertà o all'ambiente sembra legato alle etnie e quindi alla mentalità. Tra il 2000 e il 2005 la percentuale di decessi per gruppi di età mostra i giovanissimi (0-14) uccisi dall'Aids essere il 49,7% del totale. Va anche peggio se si calcolano i decessi senza l'Aids; nello stesso periodo i giovanissimi morti sono stati il 53,9%! Tra i più colpiti le studentesse e gli insegnanti!

Inoltre appare evidente una certa sinergia tra la povertà e la prostituzione tra le adolescenti, l'aumento del fenomeno del "secondo ufficio" che coinvolge soprattutto le giovani di un certo strato sociale e la recrudescenza della poligamia. Quest'ultimo fenomeno è considerato, da antropologi come Emmanuel Todd, la causa della mancanza di organizzazione e di sviluppo di stati nazionali e la persistenza del disordine strutturale. E anche il "secondo ufficio", dove gli uomini di un certo rango sociale intrattengono l'amante, comporta una serie di squilibri psico-sociali e sanitari rilevanti. Nel Congo, così come in Rwanda e Gambia, gli uomini di livello socio-economico elevato risultano essere tra i maggiori portatori di sieropositività e Aids conclamata.

Il Congo sarà un grande Paese nel 2025, ma di povertà, malattia e insicurezza. Kinshasa, la capitale, avrà 8 milioni di abitanti. Ma sarà in grado di far fronte ad una situazione così esplosiva? La recente storia passata del Congo e le dinamiche strutturali ci permettono di dubitarne. Una popolazione in forte crescita, con squilibri regionali etnici e modalità familiari improntate alla poligamia, metteranno a dura prova tutte le strategie di sviluppo e di programmazione.

La Repubblica del Congo ha bisogno di misure drastiche, di interventi seri e di lungo periodo basati su un vasto consenso popolare e soprattutto della popolazione più giovane. Nel 2050 in Congo potrebbero esserci 137 milioni di abitanti: possiamo immaginare tutte queste persone vivere di povertà estrema in condizioni abiette e disumane? La classe dirigente di quel Paese non ha scelta: il destino è nelle loro mani e nessun intervento esterno immaginabile è risolutivo. Per la Repubblica del Congo i prossimi vent'anni saranno decisivi.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario