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Focus on: “Appello a Pierferdinando Casini”

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Pubblichiamo i punti di vista espressi nei messaggi di commento dei lettori

di La redazione - 09 maggio 2008

L’appello del presidente di Società Aperta all’onorevole Pierferdinando Casini sta suscitando vivo interesse. Oltre ai messaggi che pubblichiamo, Cisnetto è stato anche raggiunto da numerose telefonate di positivo commento e incoraggiamento, tra cui quelle di Publio Fiori, di Paolo Cirino Pomicino, di Antonio Galdo, del professor Pellegrino Capaldo, del presidente di Confcooperative Luigi Marino, dell’amministratore delegato di Rcs Antonello Perricone, del presidente della Confagricoltura Federico Vecchioni.

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Il declino economico non ce lo siamo inventato noi: data da più di dieci anni e coinvolge le precedenti esperienze dei governi Prodi e Berlusconi. Non vi hanno posto rimedio né Tremonti, né Visco, né Padoa Schioppa. Così come la casta politica non è una scoperta degli ultimi due anni anche se ha raggiunto recentemente le manifestazioni più visibili fino a suggerire l"immagine della “deriva” di cui parla il nuovo libro Rizzo e Stella. C"è poi la casta dei sindacati e quella dei giornalisti e chi più ne ha più ne metta in un"Italia da troppo tempo immobile e con un sistema scolastico-educativo che lascia poco a sperare per l"avvenire. Berlusconi è di nuovo in sella con una larga maggioranza. Al di là delle nebbie retoriche da campagna elettorale il Cavaliere ha riprodotto una coalizione di governo a tre e non più a quattro, escludendo la sola UDC di Casini. Qualche cauta iniezione femminile e giovanile nella compagine governativa non cambia il quadro. E" una situazione politica (finalmente) stabilizzata o ancora in movimento per le sorprese che potrà riservare? Chissa" perchè adesso si vuole fare intendere che il Cavaliere parta da una tabula rasa per finalmente innovare e decidere su tutto, su Alitalia, sull"immondizia, sul federalismo fiscale e magari anche sulla Costituzione.

Al di là della specifica vischiosità del sistema Italia che ha determinato una riedizione del governo Berlusconi come se fossimo ancora al 1994 sarebbe un errore pensare che quanto avviene in Italia sia completamente avulso e staccato da quel che accade in Europa e forse nell"intero Occidente. Il radicalismo di “destra” di difesa dalla globalizzazione è appena cominciato: se si calcolano i suffragi elettorali (obbligatoriamente indirizzati dal bipartitismo imposto) andati alla non- sinistra bisogna calcolare e tener conto non solo dei voti andati al PDL, ma anche di quelli della Destra di Storace e dell"UDC di Casini. Insieme sono maggioranza nel Paese come poi evidenziato ( con sorpresa?) dal successo di Gianni Alemanno a Roma. E" da qui che dobbiamo partire per cercare di capire quello che avverrà. Secondo me è ancora una situazione fluida e concordo con l"analisi recente di Giuliano Ferrara, osservatore intelligente (e fazioso) che teme l"onda lunga della recente spinta elettorale a valanga. Dice Ferrara che il bipartitismo libera energie, offre grandi potenzialità, ma radicalizza le questioni e si poggia, questo è il punto dolente, su istituzioni che restano deboli dal lato della decisione. Non è che la “destra nordista” renda difficile il cammino del Governo come ha fatto l"UDC nella precedente esperienza del governo Berlusconi? Se il Berlusconi 2008 fermasse il declino o addirittura invertisse la tendenza ne saremmo lietissimi. Ma quello che rende non convincente la maggioranza di governo che ci siamo data rispetto a ciò che succede negli altri Paesi europei è il personalismo della leadership di centro-destra assieme al localismo egoista destinato a divaricare ancor più la coesione nazionale.

Siamo proprio sicuri che in caso di aggravamento dei conflitti internazionali il nord ovest o il nord est mandino a cuor leggero i propri figli a rischiare la propria pelle in Afghanistan o in Libano? In fondo sono questi del personalismo e del localismo esasperato i due difetti fondamentali rimproverati al precedente governo Berlusconi dall"on. Tabacci dell"UDC più che dallo stesso Casini. Caratteristiche simili si trovano solo in Italia, non nella Francia di Sarkozy o nella Germania della Merkel, o in Gran Bretagna, o nella Spagna di Zapatero. E" questa la nostra perdurante eccentricità. Una posizione terzista potrebbe avere successo se il nuovo esperimento Berlusconi prima o poi implodesse, ma tutto ciò produrrebbe un"ulteriore radicalizzazione nella quale sarebbe difficile ad una terza forza “tranquilla” trovare spazio adeguato. In ogni caso dovrebbero insieme concorrere altre condizioni di rimescolamento delle carte che ora non si intravvedono. E comunque ci vorrebbe una “scatola” veramente nuova, l"UDC da sola non basterebbe.

Può la piccola UDC rappresentare il “nuovo” nell"immaginario collettivo? Potrebbe ad esempio fare una credibile battaglia per le riforme costituzionali, come fa da anni Società Aperta, in tempi in cui i problemi più pressanti sembrano essere quelli di come si fa ad arrivare alla terza o quarta settimana del mese con stipendi e salari bassissimi? Ma un colpo d"ala possiamo pure permettercelo: sfidiamo i due grandi partiti che si sono contesi il consenso elettorale a mantenere le promesse! Hanno detto insieme che ridurranno il numero dei parlamentari, che ci sarà una sola Camera legislativa, che ridurranno le province e gli enti inutili, che faranno un federalismo fiscale e “solidale”. Si potrebbe dire : e adesso fatelo! In fondo siamo stati tra i primi a proporre l"obbiettivo di una legislatura costituente.

Elio Di Caprio


Grande e sincera è la mia ammirazione per la competenza politica di Enrico Cisnetto tanto che contestare una sua intuizione mi fa sentire come l"ultimo sperduto curato di campagna che non si trovi d"accordo con il pensiero del Vaticano.
Tuttavia, non credo che questo governi duri poco, sic stantibus rebus, ossia se Cisnetto conosce qualcosa di particolare che all"opinione pubblica sfugge, allora potrei cambiare parere. L"unica vera opposizione è in re ipsa, ossia dentro il governo stesso, rappresentata non tanto dalla Lega, ma proprio da Bossi in persona che ogni tanto s"impunta con delle bizzose intemperanze, consapevole del proverbio genovese secondo il quale chi nun cianze, nun tetta (la balia dava sempre il latte al bambino che piangeva, prima degli altri). Brontola e chiedi, qualcosa ti arriva, ma anche il Senatur sa bene che questa tornata elettorale è stata una fortunata e irripetibile eccezione di numeri parlamentari. Una successiva frattura governativa farebbe solo un gran male ai due uomini forti, B. & B. che non hanno più un"età fisica da attendere altri futuri successi. Devono sfruttare questo momento magico nella maniera più intensa e duratura possibile, accomunati da un identico destino. Simul stabunt, simul cadent.
E stavolta Berlusconi pare proprio abbia una gran voglia estrinsecare tutto sé stesso con mani libere di governare individualmente, dopo i contentini alla Lega. Lo conferma la composizione tenue della sua base parlamentare e il morbido assetto ministeriale. Vuole, a parer mio, essere ricordato negli anni a venire non come il capo di una coalizione, ma come il capo e basta, un nuovo Peron democratico, un nuovo De Gaulle e chissà che in fondo non sia proprio ciò che vuole la gente, l"uomo forte alla Craxi dei suoi tempi migliori, quando aveva l"Italia in pugno. Un decisionista sicuro di sé, visto che l"inerzia sull"immigrazione, sulla sicurezza, i tentennamenti sul fisco hanno mandato a casa la sinistra. Proprio su questi argomenti Casini ha sempre dimostrato analoga esitazione. Non si incrementa un partito solo facendo sventolare nostalgicamente lo stendardo dello scudo crociato, occorrono idee chiare e determinazione. Vedremo come sarà la resistenza di Berlusconi a governare per cinque anni se non arrivano altri provvedimenti giudiziari o se non scivola su moti di piazza perché la sinistra esclusa dal parlamento, incendierà gli animi dei suoi seguaci e per questo, forse, ne vedremo di cotte e di crude.
Per carità, nessuno pensa a tentazioni autoritarie di Berlusconi, ma sento che per il carattere individuale del prémier, qualcosa è concretamente mutato nella sostanza istituzionale del Paese, anche se vi saranno assidui richiami alla superiore forma di sovranità popolare. Proprio come avvenne per il partito delle libertà…" è il popolo che lo vuole…" ma il popolo non ne sapeva nulla, ascoltando il Silvio che parlava sul predellino dell"auto. Anche in questo c"è riuscito. Fortuna, abilità ? Forse ambedue.
E Casini, come le stelle di Cronin stava a guardare.

Con viva cordialità Angelo Rossi


"Rispondo di getto dopo aver letto la lettera aperta a Pierferdinando Casini. Non credo , pur concordando con quanto contenuto nella lettera stessa sul tema della " succesione", che Casini possa affrontare quanto gli si richiede per alcuni motivi.
1) Casini é genero di Caltagirone , che anche se non ha le televisioni é uno degli uomini più potenti, economicamente parlando, in Italia.
2) E" simbolo del vecchio, della vecchia DC, non quella di De Gasperi ma quella successiva, dove si faceva tutto e di tutto (autostrade con uscite preferenziali, costruzioni immense buttate via dopo poco tempo , lavori statali inutili, clientelismo spudorato , soldi buttati al vento nel meridione ecc.) e l"Italia lentamente andava a remengo
3) Sono cambiati i tempi, a quando un .... GIOVANE ?

Di getto non mi vengono altre osservazioni; scusate il disturbo.

Stelio d"Ettorre


Carissimo Enrico, finalmente si fa sul serio e questo mi fa molto felice, con una gran voglia di scommettere per l"ennesima volta. Condivido questa lettera aperta, convinto che il "Pier" essendo un mezzo uomo ci seguirà per breve tempo, se ci seguirà. Ma non demordere a noi, avendo le idee tatticamente buone, può bastraci anche solo qualche mese di collaborazione con Casini per prendere la giusta visibilità e poi vai....
Colgo l"occasione per un abbraccio sentito
Tuo
Carlo Iannattone

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario