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Siamo comunque un paese in difficoltà

Con un buco nel tetto

Gli altri avviano profonde ristrutturazioni industriali, noi festeggiamo per così poco

di Davide Giacalone - 15 febbraio 2007

Provate ad immaginare una casa con il tetto sfondato, i cui abitanti si congratulano con se stessi perché c’è il sole. Uno la mattina si alza, constata che non piove, e dice: merito mio. L’altro lo guarda torvo e gli risponde: fetente, non pioveva neanche ieri, ed il merito era mio. Così succede anche a quella politica che festeggia, e si litiga i meriti, per il balzo produttivo del quarto trimestre 2006, laddove il merito, semmai, andrebbe attribuito al governo tedesco ed alla sua decisione di aumentare l’iva dal primo gennaio. Sono anni che i mercati mondiali galoppano, mentre i malati d’Europa (Italia, Francia e Germania) arrancano. E mentre altri, come i tedeschi, hanno avviato solide terapie e profonde ristrutturazioni industriali, da noi si festeggia perché i consumi altrui spingono il nostro pil. Se si ragionasse correttamente, e si constatasse che la nostra “portentosa” crescita è pur sempre la metà di quella registrata da altri, se ne dedurrebbe che mentre i consumi mondiali crescono le nostre quote di mercato diminuiscono.

I dati della nostra economia ufficiale raccontano di un Paese dove lavorano meno persone, per meno anni e meno ore quotidiane, rispetto ai concorrenti, in compenso ne manteniamo di più in pensione, dove li mandiamo ben prima dei sessanta anni. Facciamo lavorare poche donne ed abbiamo una disoccupazione giovanile drammatica ma anche un governo che vuole abolire la legge Biagi, rea di avere creato posti di lavoro. Siamo decadenti, ma ricchi patrimonialmente. Ciascuno guarda alle cose proprie e non si percepisce il peso ed il costo dell’enorme debito pubblico, causa strutturale ulteriore della nostra crescita rallentata. Ed in più siamo un mercato che rende difficile l’afflusso di capitali stranieri, mentre i cervelli, quando non li espelliamo, li tassiamo il doppio che in altri Paesi UE.

Il pirla che la mattina guarda il buco nel soffitto, vede il sole e se ne attribuisce il merito è lo stesso che, al sopraggiungere della pioggia, dirà che la colpa non è certo sua, perché il buco è lì da molti anni. In effetti a questo servirebbe il governo, a porre rimedio. Da anni si governa con il vento a sfavore e incapaci di rompere gli egoismi corporativi. Il boom fiscale e lo strappo produttivo vanno saputi usare, non ballarci attorno.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di giovedì 15 febbraio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario