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Mancano segni tangibili di cambiamento

Con Mastella o oltre Mastella?

Prosegue il colloquio a distanza tra Elio Di Caprio e Antonio Gesualdi

di Elio Di Caprio - 21 dicembre 2006

Clemente Mastella- ma non vorremmo dare troppa importanza al personaggio al di là della valenza simbolica- è un nostro fratello, un italiano come noi, un conterraneo, almeno per la gente del sud. E" una parte della realtà o tutta la realtà effettiva che ci circonda con cui non possiamo non fare i conti? Non spetta a noi addentrarci in analisi sociologiche e storiche per spiegarci compiutamente perchè siamo arrivati a questo punto, con Prodi, Berlusconi e Mastella, però almeno riusciamo a intravvedere che poi tutto si ricompone nel mosaico, o meglio nel puzzle italiano di sempre.
Nelle rivoluzioni che non rivoluzionano, nei cambiamenti che non cambiano Mastella è sempre lì, è sì espressione di un male antico – il particolarismo dell"anima italiana è stato sempre amaramente analizzato da studiosi e storici di ogni tendenza- ma è anche la più recente e forse obbligata espressione di un sistema che non funziona o funziona male da quasi 50 anni. E" un sistema che presenta continue escrescenze personalistiche e talvolta populiste, dove per fare le riforme devi dichiarare di volere la rivoluzione e quelle poche riforme che vengono alla luce troppo spesso aggravano i problemi preesistenti o ne lasciano aperti di nuovi ancora più gravi da risolvere, dalla scuola, alla giustizia, al lavoro. Aggiungi a ciò i tentativi di riforma costituzionale sempre abortiti e la riforma illogica e controproducente finora approvata e ancora in vigore, del titolo V della Costituzione.
Eppure siamo andati “avanti” lo stesso , la famosa società civile ha fatto del suo meglio per progredire, con o senza la politica, spesse volte meglio senza quest"ultima. Discutiamo da anni sull"incongruità di un sistema parlamentare che lascia intatti i doppioni di Camera e Senato e poi nessuna riforma riesce ad andare oltre, si impantana nel voler sciogliere nodi che sembrano più o altrettanto importanti, dal regionalismo al presidenzialismo, e tutto rimane come prima. Non ci basta l"esempio dell"ultima finanziaria, comunicata e contraddetta in tempo reale per quasi un semestre, per farci capire quanta strada c"è da fare se vogliamo uniformarci non dico agli standards europei, che secondo l"amico Antonio Gesualdi non esistono o sono un falso problema, ma a quelli minimi di efficienza che ogni società moderna legittimamente richiede? Per non parlare della pessima prassi di regolare tutti i conti in sospeso, non solo quelli economici, nel grande calderone della finanziaria di turno – la madre di tutte le leggi – affastellando nelle materie più svariate articoli su articoli che pochi preparano e pochissimi leggono....
I cambiamenti, se ci sono, in questa situazione diventano farraginosi e vischiosi, talvolta apparenti più che reali. Vogliamo dare torto a Mastella e a chi la pensa come lui, quando l"intero sistema di funzionamento delle istituzioni sembra accreditare sempre più un assetto feudatario di rappresentanza e di scambio, che ha trovato nuovo alimento nella pessima legge elettorale approvata prima delle elezioni? Non sono i segretari dei grandi e piccoli partiti i nuovi feudatari che più di prima scelgono individualmente i propri vassalli per fare clan o gruppo di potere?
Ecco, mi ero chiesto in una precedente riflessione scritta, se in tal modo ci stiamo allontanando dagli standards europei proprio nel momento in cui siamo obbligati ad una progressiva razionalizzazione della nostra rappresentanza a livello europeo : non per nulla pende la questione della collocazione nel parlamento europeo del futuribile Partito Democratico e sull"altro fronte del centrodestra che ambisce a diventare partito unico ma deve farsi accettare dai moderati del Partito Popolare europeo. Una riforma costituzionale sempre più necessaria diventa paradossalmente “alta politica” quando si è ingabbiati nella politica spicciola del giorno per giorno.
Come uscirne e perchè uscirne? Non è un problema di Mastella e co., a cui non è mai interessato il megaproblema delle riforme costituzionali che tanto appassiona pochi “eletti” tra cui noi di Terza Repubblica : la legge maggioritaria elettorale del "93 approvata con referendum è stato finora l"unico cambiamento “rivoluzionario” che ha segnato il passaggio presunto dalla prima alla seconda Repubblica. Poi niente fino al pasticcio dell"ultima legge elettorale. E in poco più di un decennio il multiforme Mastella- ne parliamo sempre come esempio, non come personaggio- è passato da Ministro con Berlusconi, Fini e Bossi a Ministro con Prodi, Di Pietro e Diliberto. E" una carriera esemplare in sé o è espressione di un “italian way” al cambiamento?
Nelle riflessioni dell"amico Antonio Gesualdi mi è sembrato scorgere, al di là delle intenzioni, un forzato parallelismo tra il particolarismo clientelare di Mastella e quello territoriale di Bossi. Secondo me non sono facce della stessa medaglia, ma sono due problemi distinti con cui fare i conti. Però almeno la Lega cerca di dare voce e rappresentanza ad una delle parti più dinamiche e forse moderne della società italiana, non si adagia a conservare l"esistente. Nella distorta dinamica del bipolarismo che ci siamo dati nulla esclude che gli aspetti “eversivi” dell"azione leghista possano essere via via riassorbiti nell"ambito di una rappresentanza più vasta del cosiddetto popolo di centrodestra. Oppure si sarà obbligati a creare una “grande coalizione” moderata che faccia a meno delle ali “estreme, Rifondazione e comunisti da una parte e Lega dall"altra. Se ne parla da tempo. Ma chi potrebbe escludere da una tale coalizione, se mai si realizzasse, il “moderatissimo” e sempre più centrale Clemente Mastella?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario