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Magari fosse sufficiente sventolarla!

Con la Costituzione in mano…

Come far diventare sacro un testo che sacro non è

di Elio Di Caprio - 14 aprile 2011

Il partito democratico sventola la Costituzione in Parlamento e ne legge gli articoli uno per uno – anche quelli del Titolo V maldestramente riformato proprio dalla sinistra ?- come ultima salvaguardia da testo sacro contro il “processo breve” voluto ostinatamente dal Presidente del Consiglio, già capo partito eletto dal popolo.

A chi sventola la Costituzione come simbolo di reazione allo strapotere del berlusconismo bisognerebbe domandare se non è proprio grazie a questa Costituzione e alle sue inefficienze che si è creata una situazione apparentemente bloccata che non lascia all’opposizione altra arma contestativa che sventolare appunto la carta costituzionale prima nelle piazze e ora in parlamento. Non sappiamo neppure a chi addebitare la mancata selezione o la selezione al contrario della classe parlamentare che ci troviamo davanti e che noi stessi abbiamo eletto o siamo stati costretti ad eleggere.

Conta più a questo punto la Costituzione o una legge elettorale “porcellum” che è ancora in vigore grazie o nonostante la Costituzione e nessuno degli attuali parlamentari ha interesse o possibilità di cambiare?

Le retoriche si incrociano e si sovrappongono facilmente. Per andare incontro ai persistenti (e inconcludenti) paragoni che vanno facendosi tra fascismo e berlusconismo potremmo pure puntualizzare e ricordare che il fascismo vinse a statuto regio albertino invariato così come negli ultimi anni il berlusconismo si è rafforzato a Costituzione repubblicana invariata. La storia si ripete con altri protagonisti?

E’ chiaro che il paragone non regge e dovremmo porci altre domande sulla qualità della democrazia sottostante che viene più o meno regolata dalle cornici costituzionali vigenti. Potremmo ben ammettere che la democrazia prefascista, nonostante lo Statuto, non era una vera e propria democrazia in mancanza del suffragio elettorale universale diretto che comprendesse uomini e donne, così come va considerato il deficit di democrazia sostanziale nel dopoguerra fino al ’93 visto che l’alternanza al potere centrale era praticamente impossibile per ragioni di politica internazionale pur essendo stato consentito all’opposizione comunista di allora di invadere a piacimento le casematte periferiche del potere locale o giudiziario o sindacale, o culturale. Tutto ciò è avvenuto con l’attuale Costituzione che regola Prima e Seconda Repubblica.

Dopo il ’93 l’alternanza finalmente possibile tra destra e sinistra – negli altri Paesi europei, persino nella Germania sconfitta, l’alternanza è stata ed è sempre praticata dal ‘46- si è risolta nell’ “aggiungi un posto al tavolo” del potere centrale per le forze politiche prima emarginate, ex comunisti, ex fascisti e nuovi leghisti senza rendersi conto che la medesima cornice costituzionale non poteva regolare un gioco ben diverso dal precedente. Così diverso da rendere possibile ad un magnate della televisione come Silvio Berlusconi di organizzare un nuovo partito-ponte in soli due mesi e vincere le elezioni.

Di qui gli strappi e le improvvisazioni, i giochi di Palazzo per restare al potere e impedire l’alternanza con l’opposizione, prima con una frettolosa riforma federalista ad opera della sinistra al potere di Amato e Bassanini, poi con l’infausta riforma elettorale di uno statista come Calderoli.
Meravigliarsi che ancora parliamo di berlusconismo e di giustizialismo, di leggi ad personam, di conflitto di interessi, di classe dirigente inadeguata, di scarsa coesione nazionale e sociale, dello strapotere conferito a chi nella società della comunicazione possiede i maggiori mezzi di informazione?

Se è vero che qualsiasi Costituzione nasce a protezione dei diritti dei cittadini contro il Potere, qualunque esso sia, va detto che la protezione in sè non basta, talvolta è più importante l’ organizzazione dei poteri perché siano in equilibrio senza per questo essere inefficienti. E invece la giustizia non funziona, il Parlamento pletorico funziona male lasciando ai parlamentari di agire senza vincolo di mandato solo per passare da un gruppo all’altro, l’Esecutivo è immobilizzato e insieme inamovibile perché eletto dal popolo.

Colpa del testo sacro della Costituzione? Evidentemente non solo. Ma fatto sta che tutto ciò succede con questa Costituzione, per come è stata applicata o inapplicata, per come è stata finora parzialmente riformata per interessi di parte ed ora in attesa di ulteriori strappi che la renderanno ancora più malcerta e inadeguata. E poi la sventoliamo pure?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario